Fruscio

Oggi sono di buon umore. Provo a scrivere qualcosa. Gesto presuntuoso, soprattutto alla luce del fatto che sono, si sa, un “ipocrita lettore, mediocre scrittore” [1]. Beh essendo la mia mediocrità riconosciuta e manifesta non ho nessuna reputazione da perdere :)

“Ma no, Cara, torna a dormire”.
Te lo dico seduto lì accanto, tu rintanata sotto le coperte. Che non hai voglia di alzarti o destarti per davvero.
E allora sussurro. Fra me e me.
Il rumore che ti ha svegliata, sembrava un fruscio vero?
Un suono leggero, come di chi si allontana di nascosto. Muove passi brevi e accorti per non svegliarti.
E’ la Vita che sguscia via, in punta di piedi.
Dannatamente abile e silenziosa. E si porta via le preoccupazioni e le insicurezze.
Ed il colore dei tuoi capelli, come un souvenir.
E sei distratto mentre apre i tuoi cassetti e prende le tue foto. Si porta via i ricordi con un soffio delicato. Un omicidio tenero,
di chi uccide il figlio amato.
E non c’è nulla di cui avere paura. Lei esce dalla porta sul retro e se la richiude alle spalle; il cane, vedrai, non abbaierà.
Nessun vicino con cui litigare domattina per questo, promesso.
E rimango seduto qui di fianco senza domande a stancarmi.
Ti guardo e metto via un ricordo per quando servirà.
E proverò a nasconderlo meglio.
E proverò a non dormire, a non permettere ad un fruscio di portartmelo via, una notte.

E tu dormi.

Non lo so quando ho smesso di arrabbiarmi.
Di rivoltarmi ai continui furti.
Quando ho smesso di gridare ogni volta che trovavo la casa profanata, svaligiata di ciò che era più prezioso.

Non lo so quando ho dimenticato tutto.
Forse quando ho sfiorato i tuoi capelli, e il lago guardava.
O un po’ per volta, ad ogni ricciolo birichino che ho accompagnato solerte dietro il tuo orecchio.
Così a dimenticarsi senza il tempo di sorriderne.

Ora sono arrivato ad amare le battaglie perse.
Perchè pongono di fronte a delle scelte e sono quelle, a mio avviso, a marcare le differenze.
La mia scelta è dove arroccarmi per l’ultimo confronto, è dover scegliere, con un gesto, cosa sottolineare.
A che luogo, a quale situazione intonare il proprio ultimo discorso, indirizzare l’ultima emozione.
Io mi arrocco qua di fianco a guardarti dormire. Ci metto me stesso in questa cartolina e la tengo lì.
Che possa fissarla quando tutto ruota e fruscia via. Un punto fisso a volte è un trucco sufficiente.

E tu continua a dormire, io a respirare piano.

[1] http://libby-thesecretgarden.blogspot.com/2010/07/ipocrita-lettore.html

1 Comment

  1. outlet
    18 Dec, 2012

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