Federico sogna

Questo avrei voluto pubblicarlo qualche settimana fa ma poi ci sono stati un pò di problemi. E’ un ammasso confuso, risultato da un maldestro cucire pezzi diversi. E’ stato scritto tempo fa. Alcune cose sono cambiate, altre no. Altre forse. Ma che importa? E che c’entra?

Federico sogna, ogni sera prima di dormire. E sogna quando si perde nel rincorrere sorrisi già svaniti. Federico e’ quel ragazzo che non sei riuscito a vedere fra il fumo dei ciloni che passavano di mano in mano, nè fra le panchine addormentate nel buio del bosco. Neanche al pub, ancora una nuvola di fumo, fuorilegge, a nascondere il suo viso o forse i suoi pensieri. L’hai perso di vista a quelle feste delle medie dove è solo la più bella che balla. Non sono riusciti a parlargli neppura quando, troppo oltre il suo limite,
vomitava Tequila sulle rive del Reno. Nemmeno io so più dove sia adesso, se sia scappato, se si sia dissociato dall’evolvere della situazione o semplicemente non sia riuscito a sopportare il peso delle perdite, delle cose scomparse sotto i suoi occhi. Federico se n’è andato, è un fatto. Non c’era mentre prendevo decisioni e perfino libri in mano. Se ne è andato ma non credo che qualcuno se ne sia accorto. Cosa ci fosse da rimpiangere per la sua scomparsa non so dirlo. E’ sempre stato un pò fuori dal margine, intento a sbraitare o affogato in silenzi.

Eppure a volte sembrava sul punto di apparire o di restare, nelle passeggiate con Tatiana, le tenerezze con Valentina, nei ritorni dalla palestra insieme ad Alessandro e negli abbozzi di week-end in Francia. A volte penso che Federico possa tornare, riaprire gli occhi e ricordarsi d’essere un guerriero. Per restarsene in disparte, non avvicinarsi a nessuno. "Di me non ti fidare mai" era sera e nessuno lo ricorda ma anche questo è accaduto, anche questo è fra il cumulo dei ricordi dispersi. Ma se fosse rimasto non gli sarebbero sicuramente piaciuti i sigilli nè le piante che lentamente
appassiscono.

Non so dove sia andato, forse in California, lontano dalle nostre bassezze. Principi, li tirava fuori in ogni discussione. Gli mancheranno molte cose, a lui manca tutto. Non rimpiangeva ciò che aveva appena perso ma solo ciò che era già lontano, irrecuperabile.

Lo ricordo su spiagge affollate, perdersi dietro a sederi di tutti i colori, o era il mare che guardava? Non lo so, non era il tipo che avresti fissato. Insomma, capire che pensasse. Io non ci sono mai riuscito. Chi fosse, davvero, l’ha tenuto nascosto anche a me. Che avesse paura o qualcosa da nascondere, che fosse solo troppo complicato da descrivere. Ma lo ricordo anche ridere sul pullman che lo portava da casa a scuola. Gli anni del liceo. Quanto l’ho visto ridere,lui e le sue continue battute. Tante, troppe. Non
riusciva a non spararsi quelle meno buone. Non ne risparmiava nessuna, non si risparmiava ma era così. Il senso del limite, quello non l’ha avuto mai. E poi lui era così, anche uno stronzo se vogliamo. Faceva le cose come gli venivano. Era solo istinto, solo cuore avrebbe detto con lirismo ma più prosaicamente se ne fregava, a volte anche di sè stesso. Come agiva? Forse sceglieva solo quello che gli sembrava più divertente o più strano da fare.

Poi a poco a poco ha iniziato a fissarci tutti, ad osservare, a smettere di parlare. Quando mi sono voltato lui se ne era andato, no nessun saluto, era diventato un tipo di poche parole e questo era proprio un bel miracolo. Se mi manca? Sai che non lo so. Era un tipo bè… non mi sono mai soffermato ad analizzarlo. Lasciavo che vivesse fra terra e cielo, col cuore ad indicargli la prossima cazzata, il prossimo modo stupido per spendere la sua giornata. Studiare l’ho visto poco. Rarissimi assalti furiosi. Le vie di mezzo proprio mai. L’anno scorso, iniziò a nascondersi dietro libri ed esami. "Devo studiare". Non avrei mai pensato di sentirglielo dire. Mi stupì sapete? Ed era tutto lì, a lui piaceva stupire, anche sè stesso. Forse era solo un coglione ma qual’è il problema, ora sarà sulle spiagge della California no? O in qualche bettola a giocarsi gli ultimi spiccioli con un indio. Perderà immagino, come giocatore fa schifo. Ma in fondo un pò lo invidio. Ci sono tante cose che non ha visto, tante che non avrebbe voluto vedere. Il nulla, lo vedi il nulla che di soppiatto ci ha assediato, aggredito? Non ti sei accorto che penetrava fra le tue membra? E’ quel genere di cose a cui Federico avrebbe fatto caso, magari poi non si accorgeva che pioveva ma tanto chi l’ha mai visto con un ombrello? E le felpe nere col calpuccio? Forse è dentro una di quelle che si è nascosto, dagli sguardi della gente, dal proprio giudizio. Implacabile. Sempre. Non è mai riuscito a non giudicare, a non emettere sentenze senza il minimo tocco di ammorbidente. Forse è solo perchè non ci ha mai provato. Era fatto così. In modo da ferire. Aveva i suoi
spigoli diciamo, era come uno di quei mobili di una volta. Nessuna linea ingentilita, rozzi a vedersi. Robusti, nel senso che anche mezzo ammaccati rimanevano lì a fare quel che credevano essere il proprio scopo. Negli ultimi giorni prima della partenza aveva iniziato a chiedermi di ricordagli quale fosse ed io non ci riuscivo, sapete. Era sempre convinto di avere un suo scopo, di quelli che se li avesse detti, sai quante risate. Era così sotto camicie e felpe granata un ragazzo idiota. Davvero ragazzi miei. Ma in fondo, e non so se esserne contento, sono convinto che tornerà a fare un salto dalle nostre parti. Magari per vedere come stiamo, nascosto dietro un angolo, i vicoli a bui a che servono del resto? Una visita breve ma sarebbe capace di decidere di rimanere. Può essere che sia cambiato ma io non credo. Federico è e rimarrà quello che è sempre stato perchè cambia pelle, il modo di comportarsi, di farsi percepire e percepirsi ma non può prescindere da quello che è. E per descriverlo mi soggiungono solo parolacce… chissà se ci sta guardando. Attenti sarebbe capace di chiedervi qualche moneta per giocarsi la rivincita con quell’indio. Ma voi lo sapete e sono sicuro che lo
riconoscerete.

Federico sogna ancora, bambino, quando dorme nel letto, le pareti azzurre e la moquette che non ci sono più. Non era tipo da invecchiare, da accettare i compromessi. In questo non era come noi, i sopravvissuti, non era tipo da sopravvivere; una scelta troppo ragionevole.

Ovunque sia sono sicuro che non abbia mai smesso di sognare.

1 Comment

  1. AlbascurA
    12 May, 2006

    sognare….
    sensazione di pace che ti catapulta in un’altra realtà..
    ma com’è poi tornare qui?
    mi piacerebbe avere il tuo indirizzo msn.. grazie dei commenti.
    un bacio
    Jess

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