End of Week-end

Venerdì insonne, d’un paio d’ore appena consumate a riposare. Sera di birre sospirate, meritate forse, a seguito d’un preludio ballerino in uno di quei locali che son popolati da animatori che lanciano i balli, fanciulle entusiaste di sfoggiare, beh, un po’ tutto e barman che ti pinzano la drink card. Che si può fare, assonnati e privi di birra a buon mercato, se non dividere l’ennesima lamentela, sempre più stagionata, sulle donne causa di tutti i mali il più grave dei quali è il non esserci. Ma poi le amiche le vedi scatenarsi felici e sei contento di essere lì anche se non ti disperi per la chiusura non tarda del locale che ti lascia il tempo, appena appena, per irrompere all’Eagle house a rimandare il sonno dei gestori; lì a parlare di vecchi amori, passati e passati, senza indecisione quasi senza rispetto. A ricordarsi di parole dolci e sentite, sguardi, promesse che suonavano così vere e non saprei dire se dipendesse solo dal mio orecchio ingenuo. Mi piace pensare di no.

E sabato. Sabato c’è una vera festa. Prima di andarci, raccattati gli amici, si sta un po’ a naso in super via dell’annunciata eclissi lunare. Ammetto che pur concedendo a questo spettacolo qualche occhiata furtiva per lo più ricambiavo l’indifferenza che la luna mi mostrava un po’ perché questo genere di eventi mi sembrano molto più meccanici che poetici ma soprattutto perché so che quando si rimetterà quest’abito rosso fra vent’anni al mio posto troverà un uomo che non conosco, un me adulto che non saprà che farsene delle mie esperienze dei vent’anni accumulate fra sbronze colossali e colpi al cuore (generalmente nell’ordine inverso). E poi questa festa parte ed accelera. Un luogo magico, fra una vecchia macchina americana parcheggiata in giardino, musica eccezionale in un rustico pieno di gente folle. E un gran bar. Io finisco col prendere una zolletta di zucchero. Lo zucchero non lo uso mai ma faccio un’eccezione per questo quadratino imbevuto d’assenzio. E sambuca, e mirto e birra e… e si ho bevuto un po’ troppo. Non sono l’unico con Micol che passa la serata abbandonata su Ciube che prende così seriamente il compito da non alzarsi nemmeno per andare a fumare. Sorprendente.

1 Comment

  1. ROBERTA
    5 Mar, 2007

    ciao…scusa, ma anche se non ti conosco, leggo quasi sempre i tuoi interventi…scrivi davvero bene…so che te ne farai ben poco del mio giudizio…ma sentivo il bisogno di comunicartelo. Comunque…parlando di locali…di posti che ti entusiasmano e ti mettono una carica incredibile…penso che quelli di barcellona siano davvero unici. cadrò nella banalità più pura…ma la vita che c’è là…
    Mi piace come parli di Torino…la tua patria…BRAVO!! un saluto…roberta…direttamente da venezia…ma con la testa a barcelona!!

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