Dove non sai

Dove non sai è l’inverno che bacia il mare, è il vento a danzare sulla spiaggia, la brina a immalinconire gli ombrelloni. I sospiri dell’estate scomparsi all’orizzonte, le conchiglie abbandonate fra i capricci dei marosi e l’indifferenza di chi non c’è.

Dove non sai è un bagnino a cui chiedi degli amori più tristi, fra un bombardino e un’occhiata all’acqua: è ancora fredda. Ci sono storie che non sai, di cui qualcuno cerca scuse fra le lenzuola, nel camerino stretto di uno stabilimento. Dammi una scusa per non capire un suo silenzio, e un’altra ancora per una notte che lui passa fuori città. Dammi un graffio, un ricordo, un’emorragia di tristezza,;voglio perdere tutto quello che ho dentro fra la sabbia di Rimini e la sua capacità di scomparire a valigia disfatta, di scolorirsi di colpo, appena ci si ritrova stretti fra gli imbottigliamenti del ritorno.

Dove non sei ci sono storie, ci sono paure. E se non chiamo sono mille e uno tagli, sono gli spettri che ho nascosti fra le palpebre. Sono le fragilità ricevute in dono da una risata, da un rifiuto, da una rosa e un cestino, da un anello poi ripreso, da un “forse” che si è perso fra un tentennamento e un cosmopolitan, fra una sigaretta fumata fuori e più rientrata. Ci sono ragioni e radici e intere ragnatele di fatti, reazioni a commiserarsi, a coadiuvarsi, a incatenarti. Legacci a cui ci affezioniamo: le nostre amate fragilità, echi di una compagnia che ci portiamo appresso e di cui non sappiamo fare a meno. Ogni limite, ogni paura è in fondo un vecchio amore di Rimini, un pomeriggio passato al parco a struggersi per lei e le sue gambe lunghe, per la rossa e la sua gonna corta, per lei dalla risata irraggiungibile.

E dove tu non sei, dove tu non sai io ho continuato a coltivare la religione del ricordo, a incatenarmi nell’adorazione di ciò che è stato e dei mille sentimenti scorsi in rivoli sottili. Poi ho smesso. Ho però i cassetti ancora pieni di malinconie.

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