Di quella volta che mi preparavo al pomeriggio e scrivere non era il caso

Se fosse possibile perdersi in ore bianche e grandi, fra platani che fanno si corona, ma non a me. Beh se riuscissi davvero a perdermi allora, e solo allora, mi riappropierei di quel tempo; diavolo, erba alta e pungente, corrimi pure attorno. Gridami quel rifiuto che ti tieni in gola, io ignorerei la paura, non cercherei in quel no, l’eco di un’altro pronunciato con voce bassa e profonda; quel no servito in risposta alla mia voglia di disporre di me e dell’infinito, il no che mi rinchiude qua, fra il letto, le attese ed i mal di testa da stress. Quel no che tarpa le ali ai nostri desideri di immortalità e che provoca un dolore così forte, incapace come sono di capire che dell’infinito non saprei che farmene. E mentre le pagine di una vita, qualsiasi o no, comunque mia scorrono si affastellano dei rimpianti. Non è tanto lo scorrere, quanto il sapere che non potrai tornare a ricontrollare nulla. Se qualcosa l’hai letto distrattamente e dimenticato è semplicemente perduto. A volte senti un leggero senso d’inadeguatezza nel vedere come altri, che non ti sembrano conoscere le sfaccettature di ogni parola, riescano a godersi alcune pagine molto meglio di quanto riuscirai mai a fare tu. C’è molto che semplicemente non so cogliere, nè gustare il sapore. Fare il giovane è un mestiere del tutto inadatto a me.

1 Comment

  1. Valentina
    24 Jun, 2007

    hai un modo di scrivere così poetico ma così enigmatico che.. a tratti..faccio fatica a capire…ma forse… non sei enigmatico tu ma semplicemente ignorante io. Si penso sia così.vitaccia.
    Baci. Valu-Alf-lanciaerba

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