Complici

Complice una vecchia foto che spunta fuori da facebook (qua sotto)

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Complici dei vecchi blog in cui mi imbatto, di persone che non vedo più da anni. Complici i nomi che affiorano dalle pagine, bè per un attimo mi sono ricordato di un momento in cui la Vita sembrava avere più attori sulla scena.

Questi anni sono diversi: era il Maggio del 2013 quando è iniziata un’avventura con una compagna di strada. Allora parlavo di una Luce. Poco dopo siamo partiti per Dublino, poi, sempre in due, siamo venuti qua a Lione.

Ho abbandonato la valle, Torino, la casa in cui vivevo con Andrea e Giulia.

Ho abbandonato una ragnatela di rapporti, ricordi, relazioni, frantumi, reliquie storiche, legami di ogni tipo. Sono andato, via.

E poi non torni, perchè anche se torni il Clancy’s l’hanno spostato, quella persona non la vedi più e non sei più parte di quel quadro, lo osservi da fuori.

E forse sono più forte di un tempo, ho meno bisogno di una rete di protezione. Forse, ho imparato l’arte di ridurre all’essenziale. Alcune persone le ho perse, con un poco di dolore appena, ma ho conservato le altre, quelle che contavano.

È stato un taglio fatto alla buona, alla come veniva, e alcune persone che sono scivolate fuori bordo io le avrei portate con me. Ma non è andata così, non so più che fine abbiano fatto o l’amicizia è sfumata in una di quelle forme per cui ogni tanto ci si scrive, spesso non ci si risponde e si organizzerà sempre un’altra volta.

Sono rimasto senza complici, unico responsabile delle mie azioni. Certo, convoco ogni tanto il Consiglio, o su whatsapp o in qualche appartamento di Praga o Regensburg. Però, tante delle mie sfide le vivo da solo. Spiace non condividere con una platea più ampia le mie paure o i miei successi.

E quindi le mie relazioni quotidiane includono, oltre a C., principalmente le persone con cui lavoro, i clienti, le loro domande, le cose da fare, gli articoli da scrivere, i progetti open-source a cui lavorare, le idee da portare avanti.

Ho fatto tanta strada, e continuo a camminare a passo svelto. È solo che ogni tanto mi piacerebbe scendere in valle e rincontrarvi. Magari non come siete ora, ma come eravate prima, molto più belli. Più numerosi. Più vicini. Che steste ad ascoltare mentre mi bullo sottilmente di quello che combino. Che mi incoraggiaste, che foste la mia spinta a fare qualche scelta sconsiderata. Che mi ricordaste da dove vengo, quanto sono rimasto idiota e come tutto non può che andare bene.

Ho forse perso quel gusto esagerato per la nostalgia, però un posto per voi lo conservo ancora.

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