Capita

Capita che tu sia un cerchio ed io un taglio. Io un perpetuo tramonto e tu l’est che culla il fiume.

Capita, credimi. Capita a prescindere dal numero di birre, imprecazioni, chilometri, stridii di denti, buoni propositi, dinieghi.

Così come capita di scivolare lungo il fiume e giù nell’acqua. E tu la immaginavi più fredda, io la credevo meno torbida; che da lì si potesse vedere ancora la riva, ciò che ero, ciò che vestivi e l’albero maestoso dietro cui mi nascondevo da ragazzo. E allo stesso, identico e speculare modo, capita di rimanere a custodire le sponde di quel fiume armati di sorrisi buoni per questa sera che continua a cadere eterna senza mai toccare terra, senza mai sfiorarti i capelli. E se capiterà che ti vedrò passare, di lontano, osserverò la scia dei tuoi giorni liberi, ovunque essi debbano condurti, come un padrone dolce. E chissà chi è che guida loro.

Capita. E’ il suono dolce di una parola, che non é un ricordo ne un addio. Solo una parola dolce, là lungo il fiume.

Leave a Reply

%d bloggers like this: