Abusato termine ritorno

Non sto più scrivendo. Mi si è spento qualcosa dentro, sai quando guardi fuori dal finestrino e lasci il panorama scorrere senza disturbarlo con un pensiero, ecco è così. Ti passano sotto il naso meraviglie e comuni paesini, ripetuti con rigorosa cadenza. Però la reazione non si degna di farsi viva. O meglio, c’è ma si crogiola nella propria autocompiacenza. Io guardo e mi sento qualcosa di apaticamente e tranquillamente grande. Una sera è Alessandro a tornare da Novara a qui. Una sera è Valozza Ferro a guidarci in un rincorrersi di caselli e lunghe strade, da qui a Cuneo, al concerto di Nico. Parole, tante parole al ritorno. E se le condisci con una birra portami mentre guido allora torno a casa felice, stanco forse ma pronto ad alzarmi il giorno seguente ed andare a firmare il contratto. Quasi due ore di chiacchiere con l’amministratore delegato, scegliere il telefonino aziendale ed il ritorno a casa. Non so come chiamare quella strana sotteranea sensazione che provo mentre lascio un pezzetto di vita alle spalle. Ma l’importante è concedere solo un pezzo piccolo e resistere, immaginarsi sere
al pub da dividere con Davide, mille e mille chiacchiere con la Giorgia rinnovata che va in Russia (ma non le permetteremo di rimanerci molto).
 
Poi sai, ci si nutre anche di ritorni. Di Pearl Jam che risuonano immutabile "Last kiss", di sere cretine, di corse ubriachi. Del Capo che grida fuori dal finestrino. E se ci pensi come fai a non dire che siano due e solite le persone davvero insostituibili. Forse si dividerà ancora una volta qualche giornata di vacanza, di fuga continua da logiche che si insinuano al di là di quello che vorresti concedergli. Fra il profumo d’un confine, ancora una volta attraversato e il continuo rimandare d’un ritorno che non può che non arrivare. Perchè io sono e sempre sarò ancora sulle spiagge di Biot, sulle rive del Reno e in qualche sperduto paese della Francia in un’infinita corsa a finestrini abbassati, sonno rapinato ed un indelebile, seppur sotteraneo, senso di immortalità. Io sono là che se non loro chi può vedere chi sono e restituirmi un sorriso, abbandonato alla sua perenne giovinezza.

4 Comments

  1. Rassviet
    9 Jul, 2007

    You can’t turn back the clock, you can’t turn back the tideAin’t that a shameI’d like to go back one time on a roller coaster rideWhen life was just a gameNo use sitting and thinkin’ on what you didWhen you can lay back and enjoy it through your kidsSometimes it seems like lately I just don’t knowBetter sit back and go – with the flowCause these are the days of our livesThey’ve flown in the swiftness of timeThese days are all gone now but some things remainWhen I look and I find – no change

  2. Paolo Cavicchi
    9 Jul, 2007

    Vivere con un occhio che guarda al passato non fa bene. Le cose immutabili sono monotone. Assolutamente noiose.

  3. Federico Tomassetti
    8 Jul, 2007

    Bello, bello, bello questo commento.

  4. giulia venturini
    8 Jul, 2007

    perchè c’è chi parte, e chi resta.
    c’è chi cambia, e chi rimane immutato.
    penso che, per una volta, siano corrette le vie di mezzo.
    coerenti verso se stessi, nel bene e nel male.
    crescere e cambiare, ricordando chi si era. nostalgici ma senza rimpianti.
    riparare gli errori. ma mai rinnegare.
    e ogni tanto tornare indietro.
    è questo il ritorno.
    capire che era meglio prima.
    oppure, buttare uno sguardo al passato, sorridere, un altro sorso di birra. e schiacciare l’acceleratore.

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