160 (mila) caratteri fa

Nel primo cassetto, luogo di orrori, cartacce e ricordi io conservo una scheda sim. Una di quelle vecchie, gestore BLU. Ormai scomparso. In quella scheda sono conservati dieci messaggi, non ne conteneva di più ed ogni volta che ne ricevevo uno che desideravo conservare dovevo scegliere fra quelli già in memoria una vittima da immolare e sempre tenendo conto che almeno uno spazio doveva rimanere libero per poter ricevere nuovi messaggi. Era difficile sapete. Una battuta di spirito da parte di un amico, le paroli dolci (o piccanti…) di qualche ragazza, una notizia particolare e importante. Bisognava saper scegliere e sacrificare. Oggi mi rendo conto che non mando più messaggi così spesso, se il cellulare nitrisce (il che indica la ricezione di un nuovo sms) non mi precipito, continuo a fare quello che sto facendo riservandomi di leggerlo più tardi quando le banali attività quotidiane mi offrono una tregua. Eh si.
E poi oggi ho fatto visita al buon PaoloCav e al Bruno. Un giro per la pacifica Rosta, due chiacchere con Vale.
E parlando con Vale si diceva che non si ha più tanto modo di mandare messaggini, un poco è che forse si ha meno da dire, ci si emoziona di meno, un pò è che si capisce che non c’è qualcuno a cui potrebbe interessare. Sommergo già troppo la gente con le mie cazzate…
Invece ieri ho fatto con il buon cotto una capatina in montagna, da amici del Bruno e dal fratello, per lo più persone che non conoscevamo, una capatina per l’appunto, fra perigliosi sterrati ed inquietante carenza di carburante. Breve? Si. Ma non così malvagia e quello che più conta è che là ci sono andato. No?
Perchè fra l’insensatezza di questo post (per cui ringraziare PaoloCav e le sue lamentele sul fatto che non aggiorno il blog parlando di vita pseudo-quasi-ma-magari-vissuta) quello che non viene a galla è che, come al solito le cose quasi avvengono. Un continuo coitus interructus degli eventi. Quante volte sono stato lì lì per alzare il telefono e chiamare un amico per poi trattenermi all’ultimo. La paura di disturbare, il terrore di ritrovarsi a schivare i silenzi attesi e naturali quando non ci si vede da un pò. Però poi questo martedì con Il Poeta Disturbato e Gillus si organizzerà. La guarigione avverrà prima o poi anche se credo che ancora per un pò me ne starò a pensare che mi farebbe proprio piacere fare una bella bevuta ed una chiaccherata con Stefano B. e il vecchio kasta. Ma è che quel telefono sembra sempre lontano e pesante. Chissà.

E per il resto  avrò pietà di voi.

4 Comments

  1. chiara
    4 Oct, 2006

    ciao, mi dispiace di non venire spesso a farti visita…
    Io ancora una vecchia sim, così devo ancora immolare molti dei miei sms…ne ho di vecchissimi.
    La scelta cambia a seconda dell’onda emotiva!!
     

  2. Valentina
    4 Oct, 2006

    ..l’uniko ke kommenta il mio blog..:)grazie per gli auguri e per..le belle e tante cose.Bhè pero di vederti presto,magari col capo Kasta e con l’orso Brunazzo.Bacio

  3. (nessun nome) wrote:
    3 Oct, 2006

    …"come al solito le cose quasi avvengono"..
     
    quanto dice questa frase…quel "quasi avvengono" dice tutto sul ruolo che tu hai nell’accadere delle circostanze. La tua azione potrebbe evitare il verificarsi degli eventi.
     
    E’ vero che in molte circostanze il nostro io, il nostro volere incide in minima parte…ma, a mio personale parere, le cose che accadono possono essere filtrate diversamente se facciamo intervenire la nostra essenza, ossia il nostro essere libero da inibizioni…
     
    certo, è difficile…decisamente complicato.
    ma credo che rimanere anestetizzati non aiuti a colmare le voragini, sentimentali,intellettuali, spirituali e materiali che troppo spesso si creano in ognuno di noi…(e chi nega mente a se stesso! )
    bhè, per quanto mi riguarda, ho cercato l’antidoto in me stessa, o forse mi sono morsa con il mio stesso veleno…e cosi, nei miei 30 suonati e suonanti, non voglio essere ancora bambina, non concedo al tempo, paure e delusioni il gusto di privarmi di emozioni radicali….pure e vive.
    Nonostante abbia anagraficamente trapassato il limite formale della gioventù, non rinuncio alla mia parte infantile, non mi vergogno di piangere, in pubblico, davanti ad un quadro, non mi assopisco sotto la pioggia e mi emoziono quando un’amica o un amico risponde al mio "ti voglio bene" con "anch’io, davvero".
     
    Insomma Federico (hai notato che nei tuoi post o nelle risposte non compare quasi mai il tuo nome?) tutte questo giro di parole per dirti, che le schede sim ci sono per essere usate! :-)

    …ho riletto ciò che ho scritto, mammamia quanto sono pallosa! :-) ma ti scoccia che mi insinui con i mei "pensieri" nel tuo blog?
     
    avrei bisogno di un caffè, da sorseggiare piano, nel centro di Covent Garden.
    unaperfettasconsociuta

  4. Daeniel
    2 Oct, 2006

    Non ti capisco. Da quello che scrivi sembra che ogni birra abbia perso il suo sapore, ogni parola e gesto il loro significato. Apatico, forse, e rassegnato. E onestamente mi spiace.Credo di non essere la persona più ottimista di questo mondo, e quindi non ti stupirai quando non affermerò che siamo nel migliore dei mondi possibili. Ma forse, per ingenuità o testardaggine, mi sovviene che almeno in parte (completamente sarebbe follia) la nostra vita dipende dalle nostre scelte e dalle nostre azioni. E nonostante i silenzi che spesso ci acompagnano nell’ultimo periodo, mi farebbe piacere che ogni tanto le cose a cui tieni "accadessero" per davvero. Solamente aspettare che accadano come per magia mi sembra stupido; e non credo che questa caratteristica compaia nella tua lista dei difetti. Sembra quasi che ogni tanto non ci creda più nemmeno tu, ecco tutto. E non spiace solo a te, anche se ho il sospetto che ogni tanto ti piaccia pensarlo.Auguri di buona guarigione allora, onestamente con la voglia di parlare (o magari semplicemente di divertirsi) durante un giro nei boschi o davanti ad una birra.Ciao Sacco! (odio i finali seriosi)

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