Vorrei

Vorrei riappropiarmi della lentezza dei gesti, trovare gli spazi dove seminare e lasciare crescere le cose. Vivere con pazienza un lungo inverno, dove la fretta sia bandita. Ascoltare il rumore lieve, immaginato, di qualcosa che cresce e cambia forma, scegliendo i tempi, concedendosi pause, sguardi a ritroso, indecisioni. Poter aspettare che le cose accadano e non accadono. E accadono poi. Quando ho già spento la luce e sto dormendo.

Vorrei vivere questo mondo, vorrei viverlo a questo modo. Come una vecchia roccia che sorride delle cose per cui i ragazzi si affannano. Spogliarmi di orologi, e ritrovare i battiti sotto le scarpe o nei cassetti che non apro. Raccoglierli uno ad uno senza contarli. Senza farne una collezione.

E vorrei parlare piano e parlare poco. Ma dire parole lente e persistenti, che vadano a fondo nell’anima.

E vorrei sentire parole così, in un dialogo che vada avanti anni, un dialogo di poche battute. Tutte ben spese.

Vorrei ci fosse qualcuno a portare avanti questo dialogo, senza intenzione e senza pigrizia, solo il lento, naturale cadere delle sillabe, in forma che percorrono sentieri naturali, di quel genere che percorsi appaiono ovvi.

E nel mentre mi allenerò, parlando con un sasso e cercando di carpirne i ricordi e la pazienza.

E ora vado e chissà, forse un giorno saprò tornare.

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