Perso in mare, eppur io stavo mirando quel cartone giapponese anni ’80

In questi giorni sto guardando dei lungometraggi a cartoni animati, della serie Uruseiyatsura, in italiano Lamù. Si tratta di immergersi in un mondo magico dove la fantascienza si va ad incanalare in un flusso di leggende giapponesi ma l’elemento principale è l’assolutezza dei sentimenti, delle emozioni. E’ un mondo intenso di amori non corrosi dai dubbi, dove tutto è assurdo, non esistono vie di mezzo o limiti. Dove i personaggi si perdono aldilà degli specchi, dove compaiono alieni di ogni specie e uomini-pesce con bocce in testa. E’ un mondo dove nessuno è mai solo, impossibile fra l’accavallarsi di personaggi nello stesso quadro, eppure è anche un mondo di infinita solitudine dove ogni personaggio ama qualcuno ed è amato da un’altra persona (o da nessuno). Non esiste, fra decine di quelli descritti, un solo amore che sia ricambiato. Di una tristezza, con questi personaggi spersi a guardare l’orizzonte, a buttarsi senza remore in un amore per ottenerne solo dolore. L’amore che diamo e che riceviamo sono due grandezze slegate. Da giovinetto mi riusciva di pensare che alla fine contasse solo quanto e con quanta forza amavi e non che ne era di quell’amore, ma all’epoca avevo sogni più grandi, ed occhi perennemente chiusi.

E’ che a volte mentre viaggiamo non si scorgono le coste, e non c’è neanche un Venerdì con cui chiacchierare.
E allora?
E allora atarassia, ragazzi miei. E birra d’abbazia. A nastro.

Well is it them or me
Well I just can’t see
But there ain’t no peace to found

Ma che importa il motivo quando questo mare ti dondola, finché la radio va e porta la voce di Axl Rose si può ricordare il colore di un problema? Ne dubito, ed ora silenzio per favore.

And I don’t worry about nothin’ no
‘Cause worrin’s a waste of my… time

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