Distanze e stelle

ovvero la riprova che un testo totalmente inconcludente può essere scritto. Amorfo.

Giorgia che vola verso Mosca, un Alessandro a cui strappare un fugace ritorno dalla verde Irlanda ed un altro di Alessandro che lascerà Torino per Pordenone. Un gigantesco, vecchissimo amico che lontano non è ancora nello spazio ma che che le docili onde dell’esistere hanno già allontanato.Vicini di casa ormai appena troppo distanti perchè tu possa volgergli un grido e richiamarli a quei giorni, quei pomeriggi di passeggiate, spesi su panchine, a discutere di vacanze. Estati di campetti polverosi, un sorriso ad un amico che è proprio lì. Con la sua vita ad un palmo dalla tua, tutto racchiuso fra un gol segnato all’ultimo minuto ed un milione di sogni che si disperdono in ogni direzione. Poi le distanze aumentano. Tutto si dilata e quel piccolo recinto in cui si affollavano gli affetti ora lo abiti solo tu. Un po’ per tue colpe, per atalassiche pigrizie. Un po’ perchè avevi voglia di starci un po’ da solo in quel campetto, un po’ perchè avevi voglia di farti un giro. Un po’ perchè in fondo è giusto così. Eppure sai, quando ripenso, come dicevo giorni orsono, al me che se ne sta eterno sulle spiagge di estati passate, appiccicato a giornate trascorse, e trascorse magari stupidamente. Fra bottiglie, e molte, di puro veleno alcolico da discount, fra le artigliate che mi dava quel campetto sassoso e la noia distruttiva di me e del mio stare ed ancora stare. Poi la sera ed una cena che domani si ricomincia a sognare e parlare di quel che, è sicuro, sarà. Mi manchi sai. Mi manca quel mio me (si sa sono un fervido amante di me stesso) che eppure, ne sono certo, allora sembrava più incompleto ed inconcludente di ora. Più deluso. Forse anche triste. Eppure aveva un sacco di stelle negli occhi. Ora continuo a crogiolarmi nella gioia e nella malinconia della luce di altre stelle dai volti che ora prendo ora perdo: Giorgia, Alessia, Valentina, Alessandro, Luca e potrei continuare. Di interi soli (e si sa il mio è un sistema bisolare Cla-Capo centrico) alla cui luce magari volgo le spalle o che si avventurano in cosmici inverni, orbite che ora li avvicinabo ora li allontanano. Che è giusto così, che ci si avventura con timore ed entuasiasmo in un universo ancora inesplorato, ancora sconfinato, eppure tutto è partito da un parco od un campetto. Da un banco di scuola. E forse fa bene rendersi conto che comunque certe stelle non possono smettere di illuminarti, capaci di vincere a volte non solo lo spazio ma anche il tempo. Senza abbandonarsi a questo pensiero che ce n’è ancora di strada e qualche pezzo va fatto da solo (e comunque io non sono una buona compagnia?), ma rimane piacevole e anche necessario pensare che basti uno sguardo al cielo a dire e sentire tante cose, a comunicare con quelle stelle.

2 Comments

  1. giulia venturini
    21 Jul, 2007

    in risposta al tuo commento:
    "non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderei fino alla morte il tuo diritto a dirlo"
    voltaire

  2. Rassviet
    17 Jul, 2007

    Может быть!!!! (trad: può essere) ciaozzoooooooo :-)

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