Bar

Correvo lungo la statale che taglia la valle superando nomi di paese improbabili, affrontando sorpassi in curve strette di vecchie automobili che borbottavano incerte. Insegne di bar si affacciavano sulla strada ma senza troppa convinzione e me li lasciavo alla spalle senza l’ombra d’un rimpianto fino a quando pur di non affogare nel nulla di quel pomeriggio mi fermai, senza motivo, al successivo. Fu una decisione presa d’impulso, non appena quell’ennessima insegna scolorita mi piombò addosso da dietro una curva. Parcheggiai, male, di sbieco, ed entrai. Tu te ne stavi appoggiata ad un tavolino, nella penombra con una maglietta leggera, un verde pastello. Indifferente al fatto che concedeva uno scorcio appena di teatro per i miei desideri, a me ed ai miei diciott’anni di valligiano dubbioso ed incerto. Rimasi sulla soglia per un attimo e poi finalmente entrai, ordinai una birra chiara. Non osavo guardarti eppure ti pensavo mia confuso dalla distanza materiale, breve, mi sforzavo di ignorare quella reale, infinita, che non sarei mai riuscito a percorrere. Me ne stetti al bancone cercando di metter su una facciata di sicurezza e, credimi, non era facile. Avevo quasi consumato tutto il mio coraggio per gettarti l’ultima occhiata quando, finalmente, mi convinsi che una ritirata non era poi tanto disonorevole, che c’erano tanti altri bar sulla statale e che mi avresti aspettato in ognuno di questi e sulle scale d’ingresso a scuola e ti avrei incontrato in ogni passeggiata domenicale ed ogni volta ancora che mi fossi abbandonato al mio girovagare. In realtà, per quanto il mio desiderare gridasse, sapevo che t’avrei rivista ancora ed ancora laddove ancora ti conservo, fra i ricordi ingialliti d’una giornata troppo calda.

Io VOGLIO voler scrivere un libro… tanto per potermi vantare con gli amici al bar. E far colpo sulla gente "…sai ho scritto un libro.." dirlo con finta indifferenza. Insomma tanto per darmi un tono.

5 Comments

  1. stefania wrote:
    26 Aug, 2007

     e attendiamo questo libro allora^^ non credo serva bere per renderli attivi, ma solo un po’ di voglia di renderli "vivi",e qualche sorriso in più….
    mi fa sempre piacere leggere cosa scrivi,anche se non commento spesso non credere che non leggo il tuo blog…
    a presto
    Stef^^

  2. Federico Tomassetti
    25 Aug, 2007

    acc… dovrò mandare al macero le mille copie appena stampate di Avventure di un tizio fumone

  3. Rassviet
    25 Aug, 2007

    scrivi di questi personaggi inattivi e io, tra gli altri,  ascolterò volentieri i tuoi vanti al bar…basta che il tuo libro non inizi con il tizio fumone! :-)
    a presto…

  4. Federico Tomassetti
    25 Aug, 2007

    Sono commosso all’inverosimile per il tuo volermi salvare dal grigio destino :)Cazzo sai che hai ragione? In effetti credo sia la mancanza di vero e forte desiderio a rendere i miei personaggi inattivi. E’ che per loro un pensiero è forte tanto quanto, se non più, della realtà per cui la realtà perde di interesse. Almeno credo.Forse devo solo bere.

  5. Daeniel
    25 Aug, 2007

    Interessante, come molte delle cose che scrivi.. nonostante molti dei tuoi racconti si consumino tra la voglia di agire e una barriera impenetrabile che divide il desiderio dall’azione. Cos’è che rende così separati questi due mondi? 
    Al momento l’unica ipotesi che posso avanzare è che forse quello che i tuoi personaggi credono di desiderare non è qualcosa di cui realmente sentono il bisogno, e quindi sono liberi di rinunciarvi in ogni momento.. triste.
     
    Ad ogni modo, nonostante mi sia fatto prendere la mano, volevo solo avvisarti che scrivere un libro ti porterebbe più vicino al "grigio poeta".. riflettici per favore, sei un sacco di merda ma tu puoi ancora salvare in fondo!
     
    Hej hej!  

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