A volte

A volte, troppo poche, mi alzo e vado a darlo l’esame. A volte i giorni prima li passo a non studiare, non tediarmi di sterile preoccupazione. Mi siedo al banco. Ignoro il bastardo a fianco che sfoglia i suoi bigliettini. Ignoro il brusio di mariuoli accademici che rubano meriti. Consegno, largo anticipo. E me ne vado.
A volte la sera stessa vado a cena da mio zio, anche in questo caso troppo poche. Parliamo del mio futuro, del suo presente. Del passato ancestrale della famiglia. Per lo più chiacchieriamo di tempi andati. Dei morti. Parliamo anche di me, di quando mi hanno rubato la macchina mentre ero al cinema, al Fiamma. Hanno chiuso quel cinema. A volte mi accorgo di avere un passato. Dovevo tornare dai miei come tutte le volte che preparo gli esami. Per mangiare meglio mi dico. A volte penso che sia solo per negare di ammettere che la mia casa è qui. Che vivo da solo. Che oggi ho rotto la bottiglia dell’aceto. Per negare con ferocia che dopo ho pulito. Per negare fino alla morte che andando da mio zio ho portato i pasticcini. A volte non ho voglia di crescere. A volte non ho voglia di ammettere di averlo in parte già fatto. A volte ho voglia di stabilità ma a volte la violenza della stabilità è un modo di morire a metà. A volte temo di averlo per davvero questo mio ricostruito e dinamico passato. A volte mi chiedo dove sia. Che importanza tremenda aveva fare l’amore una volta in più, portarle un fiore. Se avessi studiato un canto appena in meno, se avessi dimenticato una formula in più. Se quel giorno avessi tagliato e poi sceso per via Piol avessi fischiettato a volte penso che avrei guadagnato un poco appena di spazio in cui la mia indole di fannullone potesse sfogarsi. Appagata del solo proprio esistere.
A volte sono presuntuoso. A volte mi adoro. A volte mi adoro ancora di più. A volte offro incenso e sacrifici alla mia immagine. A volte a cena da mio zio mi ricordo che uno dei miei nonni era marchigiano e la mia piemontesità non è pura, a volte mi sembra arricchita, a volte contaminata. A volte lo zio mi offre non solo un cocktail e vino ma anche whiskey. Liscio. A volte parla di un mio parente quasi coetaneo che fa l’erasmus a Coimbra e studia medicina. A volte lo zio dice che organizzerà una cena e faremo quattro chiacchiere. A volte ho voglia di conoscerlo. A volte penso che non ci incontreremo che una volta e saremo solo due sconosciuti. A volte credo che dovrei andare a trovare i parenti. A volte vorrei andare a trovare i parenti. A volte mi accorgo che non ho il tempo. A volte penso che non dispongo del mio tempo. E di conseguenza mi incazzo. Mi ribello. Non studio. Me ne fotto. A volte vorrei parlare. A volte vorrei murare quella porta. A volte manderei tutti a fanculo. A volte mi ci manda qualcuno. A volte mi incazzo perché qualcuno non lo fa. A volte penso ai miei valori. A volte intreccio arabeschi come scuse per la mia ingenua coscienza. A volte mi dimentico di quando ho iniziato a girarmi dall’altra parte mentre mi comportavo come non dovevo ma poi non mentire su te, con te. C’era un male che non si cura mai né coi baci né con la cocaina, sai?

3 Comments

  1. Dario Mimmo
    7 Nov, 2006

    Gran bell’intervento.

  2. justine
    7 Nov, 2006

    sei un personaggio a tutto tondo come si direbbe per il protagonista di una storia…Non va sempre come vorremmo, xkè essendo esseri umani siamo degli eterni insoddisfatti anche se le cose vanno bene…alle volte nella solitudine del presente cerchiamo compagnia nel passato…è così anke x me…che nonostante nn condivida molte cose di te nn posso fare a meno di stimarti. forse dovrebbero darci una seconda chance per rifare tutto da capo e vedere cosa sarebbe successo se quella mattina invece dio restarcene a letto fossimo usciti…se invece della strada a destra avessimo preso quella a sinistra…ma dimmi che senso avrebbe a quel punto la vita??a volte è meglio rimanere con i nostri dubbi, penso…
    P.s. alle volte mi chiedo cosa sarebbe successo se quella sera fossi rimasta ancora 2 ore al Re sole…mi manchi.
                                                                                                                  ciao
     

  3. violetta tomassetti
    7 Nov, 2006

    Tomassetti eh??Sei un Tomassetti anche tu!!! Ma è meravigliosa questa cosa. Io so di avere dei parenti lontanissimi a Venezia. E magari siamo parenti lontanissimi anche io e te..Passa quando vuoi sul mio blog. Mi fa veramente piacere. Io passerò sul tuo…se ti va…

Leave a Reply

%d bloggers like this: