Paura

Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti?

Se segui la mia mente, se segui la mia mente…

Passiamo la maggior parte della nostra vita ad avere paura. Paura di non raggiungere qualcosa: un lavoro, una relazione che vorremmo avere, paura di perdere quello che abbiamo ottenuto, paura di essere inadeguati. Abbiamo paure di ogni tipo, una o più per ogni occasione.

La cosa buffa è che quando incontriamo qualcosa di bello sembriamo avere ancora più paura. Ciò che dovrebbe darci gioia e contribuire a renderci felici finisce spesso per scatenare nuove paure. Dalle cose più meravigliose sembrano fiorire le paure più vivide.

Credo che non dovremmo avere paura della Vita e che, soprattutto, non dovremmo temere la bellezza.

Mi viene da sorridere, con un po’ di sgomento, ripensando a come è andata la mia vita finora e a come le cose che mi hanno davvero ferito sono cose che non mi sarei aspettato, di cui non avevo avuto paura.

Da bambino non avevo paura di perdere mio Padre così presto, eppure è successo.

Allo stesso tempo ho avuto paura di un sacco di cose, la stragrande maggioranza delle quali non sono mai avvenute. Una piccola frazione di queste sono successe, come temevo, ma non mi hanno comportato che graffi passeggeri.

La paura non mi serve, non mi aiuterà a vivere meglio. Porta solo a tirarsi indietro quando la bellezza è a portata di mano e possiamo coglierla. O forse accoglierla, senza paura di romperla o di non esserne degni.

Io ci sto. Per avere paura ci sarà un sacco di tempo, dopo, quando le cose saranno già successe. Se proprio devo, voglio avere paura a posteriori, non la voglio d’intralcio mentre Vivo.

E voi, di cosa avete paura?

Via Tripoli

Mi trovo per qualche giorno in Italia, nella casa dove ho vissuto per sette od otto anni e che adesso sto svuotando. C’è una strana simmetria con il primo periodo in cui ci venni a vivere, quando non avevo un letto o un tavolo. La prima cena è stata un pollo arrosto comprato in piazza Santa Rita e mangiato su una scatola di legno che conteneva un nano da giardino. Non c’era nient’altro nell’appartamento.

 

È strano dire addio a tante cose che sono successe qua dentro.

 

Ricordo il tappeto su cui era sdraiato con Valentina, la poltrona gonfiabile che mi aveva regalato.

 

Ricordo quando venne a Francesca a trovarmi e io ebbi una cattiva idea.

 

Ricordo quando offrii a Giorgì il peggior caffè di tutti i tempi.

 

Ricordo quando Sara provò a pulire i fornelli.

 

Ricordo quando c’erano qui Valentina F., Davide e un sacco di altra gente e Daniele girava senza maglietta.

 

Ricordo le serate a Genepy e idee balorde con Luca e Alessandro.

 

Ricordo quando dormirono qui Elena e Carmine.

 

Ricordo le visite di Ciube.

 

Ricordo quando Barbara preparò quel piatto africano, con della farina scaduta da anni.

 

Ricordo le volte che abbiamo giocato a freccette io, Andrea e Claudio.

 

Ricordo le volte che la vicina mi ha suonato il campanello.

 

Ricordo quando qui ci dormì Giulia, perché io dormissi da un’altra parte.

 

Ricordo quando ci ritrovammo con Monica e Daniele prima della laurea di Andrea e che Monica ricevette una chiamata da Andrea e finse di essere su un treno.

 

Ricordo quando Diogo è stato qui e ha scritto sulla lavagna. E quando Flavia e Ami sono state qui e Flavia ha scritto sulla lavagna.

 

Sono successe tante cose in questa casa.

 

Certi giorni ho bevuto e scritto parecchio, discutendo con i miei demoni.

 

Altri giorni ho ricevuto brutte notizie, come la morte di Punta.

 

Mi sono rintanato qui a leccarmi le ferite dopo degli amori finiti.

 

Ho gioito, ho abbracciato, ho amato.

 

Ho pitturato le pareti perché colori positivi mi aiutassero a vivere meglio.

 

Ho appesa le mappe di città in cui sono stato felice.

 

Ho scritto sui muri.

 

Ho portato pezzi della mia prima macchina quassù.

 

Ho sofferto un caldo infernale ogni estate.

 

Ho messo la moquette, con la disapprovazione di molte fanciulle.

 

Ho cucinato poco, ma talvolta cose davvero strane.

 

Ho vissuto tante, tante cose qua dentro e tutte o quasi quelle cose sono finite, è venuto il momento di vivere qualcos’altro, da qualche altra parte. Sento che é giusto così.

 

Perché è tutto un continuo cambiamento e le cose scompaiono, e bisogna riempire lo spazio di cose nuove.

 

Io ad esempio ogni giorno andavo a prendere il caffè al Politecnico verso le 9 e incrociavo il Prof. Ciminiera, che oggi è mancato. Perfino la vita al Poli cambia.

 

Penso che bisogna saper vivere questi cambiamenti e seguirne la curva naturale. Spesso invece cerchiamo di incasellarli, incastrarli in situazioni innaturali. Spesso facciamo uno sbagli enorme chiedendo alle persone e alle relazioni di essere quello che non sono, invece di prendere quanto di buono possono darci. Così credo che spesso proviamo a costruire relazioni sulla scorta di quanto abbiamo già visto, già vissuto, invece di capire l’unicità di ogni singola persona e di quanto ha da darci. Ci sono persone meravigliose che sfuggono ad ogni schema e sono spesso queste persone che non siamo in grado di capire e di goderci appieno.

 

L’altro giorno ripensavo al fatto che tutte le ragazze che mi hanno colpito, l’hanno fatto per qualche loro gesto istintivo. Ho sorriso.

 

Fra meno di venti giorni vivrò un giorno speciale, andando al matrimonio di Giorgì. Credo che anche i giorni prima e dopo saranno speciali e li aspetto, seduto qui in questa casa semi-vuota, prima di uscire a bere qualcosa con vecchi amici in qualche vecchio locale.

Silenzio e movimento

Ci sono notti in cui la luna tace e finalmente capisci il valore del silenzio.

Ci sono quelle storie che mi hai raccontato e che mi hanno provocato un senso di nausea, per i piccoli attori coinvolti, per le loro debolezze, per i gesti meschini e le parole spese male. Io, davvero, non voglio sapere nulla, ho lavato la memoria e l’ho ricoperta d’ambra, perché non marcisse, perché non contaminasse. È lucida, la rispetto, sta da qualche parte in un cassetto.

Ci sono notti in cui torni a casa e vedi la stasi.

Qui ci sono le persone, e le amo. I loro occhi, le loro espressioni, le loro storie, sono un arco di vita che abbiamo speso assieme. I suoi mutamenti, il delinearsi di scelte, avvenimenti, sfide, inciampi. Di ogni volta che ci siamo rialzati, feriti, abbiamo cambiato strada, abbiamo sbattuto la testa. Sono percorsi, movimento. Per contro da questa splendida città vorrei fuggire oggi, perché sono chiuso in una bolla, in una parentesi, e qui non c’è movimento. La mia vita si dipana da un’altra parte. Si agita, su muove. È mutamento. È scoprire. È andare a vedere le carte, sceglierle, giocarle.