Shisha

Barshar che bussa, fumare Shisha parlando tedesco mentre youtube ci nega musica tunisina.

I problemi con gli esami sembrano lontani.

Io sono lontano.

Io sono in un altro mondo.

Inizio a pensare al ritorno, m’inquina la permanenza, sento il sapore in bocca dei volti che rivedrò (e ne sono felice perbacco!) ma è difficile conciliare due vite diverse. Ecco, non so uno di quelli che riuscirebbe ad avere un’amante. Forse troppo pigro :D zuviel faul?

Scarpe bucate

Cammino con le mie scarpe bucate per queste strade, piegato un poco in avanti, a rintanarmi sotto la pelle del mio giubbotto. I sogni mi cadono dalle tasche passo a passo, somn usor. Dall’esplosione di cartine distese sul tavolo derivano questa ed altre mille strade, cartelli in lingue che non conosco, suoni che mi accarezzano e mi rifuggono; che non ho conosciuto da bambino. Sto per imboccare la galleria che sbucherà sotto casa ma oggi ancora sono qui, incurvato dal freddo latente, a fare mie le strade che si imbattono in me. E cammino leggero, a portarmi via le mie stesse tracce, a non sporcare il quadro bianco. Cammino leggero con i miei sogni ancora sigillati, ancora da capire, ancora da interpretare. Con le parole che non so spiegare, che cerco e non trovo. Che non ho. Cacciato fuori dai miei stessi pensieri mi ritrovo sperduto eppure capisco ora che solo senza un meta posso dirmi già arrivato. Io sono qui. Fra suoni stranieri che s’accalcano, come stranieri sono i miei poveri pensieri alle parole. Incapace di comunicare in fondo lo sono sempre stato, comunque.

Io, oggi, sono qui.

L’auberge espagnole

Questa sera ho visto l’auberge espagnole insieme a Marcello, Diogo, Flavia ed Andrada. E’ un film sull’esperienza Erasmus. La prima volta credo di averlo visto al cinema con Francesca. Anni dopo eccomi qua. E sai, pensavo che ci sono viaggi da cui non torni. Ci rimani invischiato dentro. In questo momento avverto il ripudio per i viaggi brevi, insignificanti; quelli che sposti il culo un po’ più in là ma la tua anima rimane ferma a guardarti e a chiederti che diavolo tu voglia fare. Ho bisogno di uno di quei viaggi che invece la smuovono, uno di quelli che ti vibra dentro e sarà sempre per te come uno scatto, un’immagine fermata, un richiamo ad un momento, un atto che si ripercuote infinito nel tuo vivere. In ogni gesto, dal modo in cui spezzi il pane a quello in cui sorridi al vicino. Io penso ci siano viaggi da cui non torni mai, io penso sarò sempre un po’ qua, sempre un po’ intento a cercare di trangugiare un Ramazzotti in una stanza che sa di Portogallo, di Romania, d’Italia e di Germania. Se non mi trovate è perchè sono là ed in tanti altri posti assieme, perso e sparso come a rincorrere i frammenti d’un’anima fuggitami in ogni direzione.

Ecco, volevo solo dire questo, o, come dire, provarci.

Buona notte.

C’ho voglia di parlare (Ich habe lust zu sprechen)

E’ che mi manca qualcosa da dire.

I minuti passano [die Minuten vorgehen], ci vuole un attimo ancora a sciogliere il nodo di pensieri ammassati, ci vuole un attimo perché si possano impoverire fino a rendersi solo parole. Sai, ho questa voglia di parlare ma non so neanche bene a chi o di che cosa.

Ho negli occhi il Lupone triste all’entrata del K2 che mi dice che questa è la sua ultima festa a Karlsruhe, che domani parte (cioè oggi). Tu il Lupone triste non te lo immagini. Io il Lupone lontano non ce lo so pensare. A me il Lupone mi manca già.

Ripenso al tavolo del Keller ed il Magnifico che mi diceva "vedrai dopo Natale il tuo Erasmus sarà diverso. Allora capirai." Penso che un giorno al Keller certe battute faranno ridere solo me, Andrea ed il Magnifico, per altre ci rattristeremo solo noi. Capisci? Sono i linguaggi, ci parli con le esperienze.

Penso a come vedevo l’Erasmus. O come non lo vedevo. Penso che alla fine non volevo capirlo, volevo partirlo. Così per fare.

Fare. [machen.]

Fare è importante, è come ristrutturare quella vecchia casa nel bosco, gli amici ed i week-end, gli obiettivi, i linguaggi comuni fatti di chiodi, di sudori.

E’ strano, quando esco dalla stanza magari la sera prima di cena, a volte stanco, e vado in bagno, allora ogni tanto mi viene da pensare che vivo qua. E’ strano. Non sai bene cosa pensare. Ti limiti a sentire. Pensavo che sarei stato un anno in una sorta di limbo, lontano dalla vita vera, da quella che coltivi. Ora so che andrò lontano da casa per qualche settimana, tornerò a Torino. La mia casa, quella in cui vivo ora qui. Torino la amo come sempre, forte. Ed io sono forte negli amori non ricambiati, sarà perchè sono più assoluti, sarà perchè sono più semplici. Il mio Erasmus penso sia diverso da quello degli altri, ognuno ha il suo. Anche se è bello giocarci a leggere righe comuni, che peraltro ci sono. Io amo Torino, tornerò al Keller, viaggerò fuori città senza meta, tornerò a via Tripoli forse. Io ho amici che chi non mi invidierebbe? Certo, non posso dire che quel bruciore che c’ho dentro lo riesca comunque a mettere a tacere. C’è, è che c’ho fame. A volte manca però la voglia di andare in cucina e la fama la tengo. Come dire, no?

Non lo so, non è che lo so bene. C’ho voglia di parlare ma vallo a trovare chi se ne starebbe a districarsi con me questi pensieri, lento, lento. Che se rallenti ancora un po’ si spegne.

Forse il mio Erasmus alla fine è proprio che è mio, è per me. Mi piace più di quello che dovrebbe sentirmi gruppo, sentirmi branco. E ora sono un individuo. Un io. Il mio Erasmus forse è che è in fondo un adesso; alla fine ti dici che non è una vita sospesa, è una vita e basta. Non è lontano da casa. L’Erasmus è casa.[Das Eramus ist Heim.]