Domenica, anno di grazie 2006

Dai ammettiamolo subito e facciamola finita. La verità è che non so di cosa parlare. Per varie ragioni intendiamoci. Una di queste è che alcuni argomenti preferisco tenerli al riparo da questa pubblica piazza, di altro ho già parlato e straparlato. Infine c’è anche da considerare che, a ben guardare, il frenetico fluire degli eventi non vede la mia esistenza al centro del ciclone.

Eppure eccomi qui a scrivere. Di nulla in nulla, cavando le parole una ad una dal metafisico cestino che racchiude i post-che-non-sarebbero-mai-dovuti-essere-scritti. Però è Domenica e per me la Domenica è malinconica. Non c’è niente da fare. Probabilmente lo è perchè è il giorno migliore da dedicare al rigirarsi i pollici e deprimersi leggermente, insomma è il tipo di umore che concilia la pennichella, inoltre oggi non vi sono compiti eccessivamente urgenti da assolvere che distolgano la mia attenzione e mi iniettino adrenalina in circolo. Calma, sonnolenza e un briciolo di tristezza. Uno dei modi per contenere questa sensazione in limiti più che salutari è spendere la giornata facendo una bella castagnata in quel di Rosta. Ritrovo poco dopo le tre dal buon Boss che ha provveduto a raccogliere la materia prima (le castagne) e tutti i beni accessori: dalla legna al necessario per preparare queste benedette caldarroste. Ci si raduna a poco a poco e si parte. Per le vie del bosco vi è un gran viavai. Tutti salutano, quando non si cammina sull’asfalto ma fra i sentieri si usa così. E risento quei "ciau" di queste parti con quella "u" finale che non ci prova nemmeno lontanamente ad essere una "o". E’ una "u" punto e basta, felice di esserlo. Si inizia a cuocere, si versa il vino. Si torna a recuperare le castagne dimenticate a casa. Nel frattempo giungono anche i ritardatari fino a quel momento impegnati in altre mansioni. E così fra rievocazioni di tempi passati, chiaccherate e un abbondante fiume di cazzate il tempo passa. La bella giornata con lo scurirsi indossa un pò i panni della vigilia di una nuova settimana con tutto quel che ne consegue; è solo un istante che però lascia dietro di sè, depositata da qualche parte, l’idea che dopo i vari impegni, il corri corri e le ansiogene situazioni di una normale settimana ci sarà sempre il ritorno ad un week-end fatto di vecchi amicizie. Stagionate, di quelle buone.

Epperò almeno un accenno piccolo piccolo a ieri sera lo voglio fare perchè è stata una bella serata. Semplice. Ho avuto la possibilità di incontrare una persona con cui ho tanto parlato, di vedere i suoi amici e di farmi qualche birra e qualche risata con due vecchie conoscenze, senza fare nomi uno di loro è un misterioso amico sudamericano di quelli che sanno sempre tirar fuori qualcosa di divertente da una serata e allo stesso tavolo c’era sempre un vecchio ubriacone che è più di una granitica certezza. Una sorta di assicurazione di alcol e spensieratezza. Diavolo tutto sommato mi piace la realtà. Soprattutto quando posso essere me stesso a mio agio senza bisogno di impersonare una parte e gustandomi la mia (appena contenuta) dose di birra (preferibilmente sotto forma di Chester Storm).

Già che ho tempo da perdere vi volevo parlare di hi5, un servizio iscrivendosi al quale (gratis ovviamente) si possono vedere i contatti MSN dei nostri contatti (qualora siano iscritti). E magari scoprire di avere amici in comune. Fate prima a passarci e dare un’occhiata, secondo me almeno un pò è interessante anche se non vi posso promettere che trasformerà la vostra vita in una rutilante esplosione di euforia.

Il notiziario prosegue segnalandovi che Vale M. ha aperto il suo blog ieri sera, lo potete trovare all’indirizzo: http://alloscoperto.spaces.live.com

E…

dai avete subito già abbastanza per questa sera. Ma continuerò a tormentarvi, non sperate neanche per un istante nella salvezza.

E come spesso accade

quello che conta è dimenticare la ragione. Proteggere ciò che è meraviglia dagli insistenti pensieri, lì attorno a girare come pescecani. E quando loro si sono distratti che si è potuto scorgere qualcosa che non pensavi, cogliendo la disillusione alle spalle. E forse è continuando a distrarli, guadagnando qualche altro metro all’istinto che si può continuare a meravigliarsi. E magari accorgersi che il confine fra fantasia e realtà si è fatto più labile.

Ho sentito dire che i saggi sono coloro che si adattano al mondo mentre i pazzi sono coloro che tentano di adattare il mondo a sè stessi e che proprio per questo gli unici in grado di cambiare il mondo non possono essere che pazzi. Forse la cosa, più semplicemente, vale anche per le nostre vite. Un briciolo di follia. Perchè senza che cosa non sarebbe falcidiato dalla ragione?

Ieri oppure oggi o forse il tempo non esiste

Ieri era una giornata con un pò di impegni sparsi costellati da tempi morti. In generale non amo questo genere di giornate. Comunque il primo impegno mi ha portato di mattina su un pullman a guardare la mia bella Torino. Amo vagare ma lo faccio per lo più fuori città, per le valli ed i paesi. E comunque non vago mai in un luogo ma in uno stato d’animo, non cammino mai per le vie di Torino, mi perdo fra gli sconnessi sentieri che mi sono costruito. Però poi all’improvviso mi sono ritrovato in Via Cernaia mentre questa esplodeva di luce. Davanti alla caserma non v’era nessuno a vegliare su questo miracolo. E di quella luce era spettatrice una Torino silente, capace di sovrastare l’uomo in giacca cravatta che parlava al cellulare o la signora che strepitava. E’ incredibile come nello spazio di un istante la realtà possa farsi così graffiante, così tenace dall’impedirmi la fuga da essa.

Ma quello che è realmente strano è come in una situazione in cui spesso sarei stato di cattivo umore ieri stessi davvero bene, gonfio di voglia di rigirarmela fra le dita quella giornata. A volte leggo che sbalzi d’umore come i miei sono dovuti a squilibri del metabolismo o cose simili. A me piace pensare che tutte queste siano solo scuse, voglio credere che la nostra volontà possa superare e controllare questo genere di fenomeni. E poi c’è da dire che è molto divertente essere me stesso: ho sempre modo di stupirmi del mio modo di prendere le cose. Umorale sarebbe riduttivo.

A volte

A volte capita di non riuscire a dormire. Proprio come a volte non sembra possibile spegnere il cervello, smettere di pensare. Questa strana macchina sembra inseguire i propri scopi. E non ho la certezza che combacino con i miei.

La notte e la mancanza di sonno possono portare a situazioni spiacevoli dettate dal fatto che tendono a sciogliere un pò troppo la lingua. Come spesso accade ho voglia di parlare senza avere nulla da dire. E in questo momento non sono in grado di incanalare i pensieri in una forma. Rimane solo un flusso sconnesso ma per vostra sfortuna io non mi chiamo Joyce… la qualità è quella che è…

E’ incredibile come un attimo sei lì a sentirti grande nei tuoi sedici anni, i vestiti da grande e il sogno della patente all’orizzonte ed un attimo dopo sei lì a sentirti un bambino che si deve sedere al tavolo dei grandi e imparare come si paga una bolletta.

Eri lì a sentirti maturo, profondo, cresciuto. I ragazzi di vent’anni sembravano già vecchi. Ora sembrano dei ragazzini che hanno ancora molto da imparare. Come se io avessi imparato qualcosa della vita che non sapevo a sedici anni.
Caso mai dimenticato.

Eppure a volte se guardi bene bene lo trovi un briciolo di verità in fondo alla bottiglia, ma prima devi svuotarla per bene. Oppure basta il sonno, la coscienza, fottuto cane da guardia delle parvenze ed altre dabbenaggini inizia a distrarsi. Bene. Quando il gatto-coscienza non c’è i topi bè, almeno cacciano il muso fuori no?

E’ strano analizzare i propri cambiamenti. Personalmente l’unico progresso che suppongo di aver fatto è che sto imparando a pensare di più a me stesso, ai miei interessi. A fare a meno degli altri. Ma forse l’ultima parte è solo un ritorno ai miei quattordic’anni.. quanta polvere ad aprire questi vecchi cassetti… nevvero? Chiudiamoli dunque.

Nel frattempo qualcosa sta mutando. Quel briciolo di disappunto per il fatto che non sto dormendo (cosa che pagherò domani a lezione) si sta evolvendo in una lievissima contentezza per i minuti che sto guadagnando adesso. Si tratta di fenomeni minimi. Quasi inosservabili, perfino dal mio punto di vista privilegiato sulle mie (scarse) emozioni.

Già che ci sono rispondo ad un commento apparso quando avevo sfiorato questo tema:
Da quello che scrivi sembra che ogni birra abbia perso il suo sapore, ogni parola e gesto il loro significato.
La mia risposta è nata alcuni anni fa. Austria. Giornata passata in macchina, l’autista, Claudio, alla sera crolla esausto sul sacco a pelo e si mette a dormire. Io e Andrea raggiungiamo in qualche modo una piccola birreria. Ordiniamo una birra. Quella sera abbiamo bevuto la migliore birra della nostra vita. Almeno, io della mia. Ho forse assaggiato birre più pregiate in seguito ma quella, che è stata la mia prima Weisse non è mai stata eguagliata. Un pò come quando hai la patente da poco e ti emozioni per un parcheggio riuscito. Le cose in seguito diventano meccaniche. Non credo però sia solo questo. Forse è che una volta avevo un’idea di quello che volevo, anche se non ero capace a prendermelo. O forse è che lo sapevo meno di adesso e per questo vivere era un pò più facile. Forse è che mi piace lamentarmi e dipingere il passato come l’età dell’oro. Forse è che sono semplicemente diventato più arido. Forse è che ho meno rapporti con le persone. Non lo so. Forse ancora ha ragione un mio amico, è da tanto che non mi innamoro, però, come volevo scrivere prima che Chiara mi precedesse, secondo me innamorarsi è solo in parte (minima) una questione di incontrare la persona giusta, è più che altro necessario una disposizione personale. Uno stato d’animo. Credo di essere in "ibernazione" come l’uomo che attende la sua bella alla panchina nel parco e nel mentre, che si protrae, fa che leggersi il giornale. Non sono una di quelle persone che ritengono che tutta la vita si riconduca all’amare ed essere amati perciò non ne faccio un dramma se c’è da attendere. Ne farei un dramma se lei arrivasse e preferissi continuare a leggere il giornale.

E se provassi a ricordare quello che a sedic’anni sapevo benissimo, che la felicità, corre nella direzione opposta alla ragione. E i suoi mille limiti. Perchè se è vero che stiamo tutti in una fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle la ragione è in grado di vedere solo la certezza della fogna, per il resto bisogna rivolgersi altrove. E questa frase l’ho presa da un blog scoperto molto di recente.

Ma quel che è certo è che non mi dispiace affattissimamentisserrimamente che unaperfettasconosciuta passi da qui. Dice che non compare quasi mai il mio nome su questo blog. Risponderò divagando: una volta lessi che alcune persone sono solite presentarsi dicendo "Io sono X" altre con "Mi chiamo X" e che questo avesse delle sfumature psicologiche. Bè forse è che un nome è un pò poco per rivestire le complesse meccaniche interne, le lotte, le anime in tensione fra di loro che noi chiamiamo UNA persona. Ma questo è davvero troppo, era tempo di smettere parecchi zilioni di righe fa. Sapete qual’è il bello? Quelli bravi come Alessandro si rifiutano di scrivere, gli altri, imperversano ancora e ancora. Ahimè Ale ripensaci!!!

Si butta sulla sinistra….. Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

L’altro giorno il buon Gillus (esatto, l’autore del bollino Gillus) e il Poeta Facilmente Contrariabile giungono in codesta modesta dimora.
Fra gli altri avvenimenti che ci vedono alticci partecipi (io devo confermare, come già supposto dall’esimio Andrea C. che una media di vermouth tende ad avere effetti del tipo stendere la gente) una serie di partite in tre a Fifa 2006, due su un gamepad ed uno alla tastiera, pur fra le lamentele del buon e GRANDISSIMO Gillus che ne lamentava la palese inferiorità rispetto al concorrente PES (Pro Evolution Soccer). Ebbene dopo che l’Albinoleffe aveva più volte marameldeggiato su di noi rusciamo all’ennesima partita a passare in vantaggio. La partita procede e miracolosamente si avvia alla conclusione con noi nel ruolo di vincitori. Si pregusta l’amabile trionfo ma la tensione è tanta. Verso il settantesimo io scopro con che tasto si fanno le scivolate. Sfrutto la cosa per stendere in area da dietro un attaccante avversario.

Rigore.

Terrore.

Luca si prepara… come intuirete dal titolo si butta sulla sinistra e intercetta il tiro.
Quella notte ho dormito pensando che avrei voluto rivivere mille e mille partite e mille e mille rigori parati. Per la cronaca credo che quella partita l’abbiamo persa comunque ma è stato fantastico lo stesso.

E comunque diamine Luca è proprio una certezza. Sempre tranquillo, pacato e altissimo, lo conosco da mille anni. Se pensassi all’eternità avrebbe la faccia di Luca. E ci saremmo io e Panetta a far danni e Luca a parare rigori. E ovviamente ci sarebbe moltissimo alcol. Il problema dell’eternità è che non v’è senso nel proseguire quando l’alcol è terminato da un pezzo.

160 (mila) caratteri fa

Nel primo cassetto, luogo di orrori, cartacce e ricordi io conservo una scheda sim. Una di quelle vecchie, gestore BLU. Ormai scomparso. In quella scheda sono conservati dieci messaggi, non ne conteneva di più ed ogni volta che ne ricevevo uno che desideravo conservare dovevo scegliere fra quelli già in memoria una vittima da immolare e sempre tenendo conto che almeno uno spazio doveva rimanere libero per poter ricevere nuovi messaggi. Era difficile sapete. Una battuta di spirito da parte di un amico, le paroli dolci (o piccanti…) di qualche ragazza, una notizia particolare e importante. Bisognava saper scegliere e sacrificare. Oggi mi rendo conto che non mando più messaggi così spesso, se il cellulare nitrisce (il che indica la ricezione di un nuovo sms) non mi precipito, continuo a fare quello che sto facendo riservandomi di leggerlo più tardi quando le banali attività quotidiane mi offrono una tregua. Eh si.
E poi oggi ho fatto visita al buon PaoloCav e al Bruno. Un giro per la pacifica Rosta, due chiacchere con Vale.
E parlando con Vale si diceva che non si ha più tanto modo di mandare messaggini, un poco è che forse si ha meno da dire, ci si emoziona di meno, un pò è che si capisce che non c’è qualcuno a cui potrebbe interessare. Sommergo già troppo la gente con le mie cazzate…
Invece ieri ho fatto con il buon cotto una capatina in montagna, da amici del Bruno e dal fratello, per lo più persone che non conoscevamo, una capatina per l’appunto, fra perigliosi sterrati ed inquietante carenza di carburante. Breve? Si. Ma non così malvagia e quello che più conta è che là ci sono andato. No?
Perchè fra l’insensatezza di questo post (per cui ringraziare PaoloCav e le sue lamentele sul fatto che non aggiorno il blog parlando di vita pseudo-quasi-ma-magari-vissuta) quello che non viene a galla è che, come al solito le cose quasi avvengono. Un continuo coitus interructus degli eventi. Quante volte sono stato lì lì per alzare il telefono e chiamare un amico per poi trattenermi all’ultimo. La paura di disturbare, il terrore di ritrovarsi a schivare i silenzi attesi e naturali quando non ci si vede da un pò. Però poi questo martedì con Il Poeta Disturbato e Gillus si organizzerà. La guarigione avverrà prima o poi anche se credo che ancora per un pò me ne starò a pensare che mi farebbe proprio piacere fare una bella bevuta ed una chiaccherata con Stefano B. e il vecchio kasta. Ma è che quel telefono sembra sempre lontano e pesante. Chissà.

E per il resto  avrò pietà di voi.