Ridare le carte

Due anni fa vivevo a Dublino. Per motivi che ora non ricordo mi ero ritrovato a Lione sotto Natale  e poi avevo preso un pullman che avrebbe dovuto portarmi a Torino nel pomeriggio. Avevo già organizzato un ritrovo con il Bestia, l’Orso e Asso. Una di quelle robe che te le assapori settimane prima, che conti i giorni sul calendario. Era stato un fine anno impegnativo, specialmente le ultime settimane, dopo che avevo dato le mie dimissioni per passare a Groupon.

Quel pullman arrivò a Torino con qualcosa come quattordici ore di ritardo. La sera sfumata. Le ore intrappolato in quel pullman a vedere uno dei pochi giorni di ferie che avevo sfuggire via. Per il nuovo contratto avevo provato a chiedere dei giorni di ferie in più e non era stato possibile: 22 giorni da spendere in un anno. Estate, Natale, fra la Normandia e Torino, da misurare per poter vedere anche altro se ci fosse stata la possibilità.

In quel momento ero molto frustrato. E mi sono innervosito. Mi sono sentito come un leone in gabbia. Non ho preso la cosa con filosofia, affatto. Mi sono semplicemente incazzato in una maniera totale. Però ho anche deciso che avrei preso controllo della mia esistenza.

Quest’anno finisco il primo anno intero da consulente independente. Vado a Torino questo week-end per un matrimonio. Tornerò il 20 Dicembre e per qualche giorno lavorerò da un AirBnb. Ho il pieno controllo del mio tempo? No. Ho clienti da gestire, obblighi, investimenti da far fruttare. Fino a che hai qualcosa da perdere è difficile avere un controllo totale.

Però ho cambiato le cose, ho sparigliato le carte. Ho lasciato un paese (un altro), un buon contratto e ho effettuato una virata decisa. Certo, ci sono stati mesi di lavoro così intenso e disperato da non aver tempo di soffiarsi il naso, figuriamoci prendere vacanza a piacimento. Però c’era una visione, un’idea che il destino si potesse plasmare e decidere, che si potesse iniziare un percorso con una meta precisa. Intendiamoci: non ci sono ancora arrivato. Ma sono partito, e ora inizio a raccogliere qualche frutto. Ho una strada ancora lunga da fare. Intanto però posso scegliere: prendere un giorno in più inizia a diventare una questione di soldi, non di permessi da chiedere o di sopravvivenza per tenere clienti da cui dipendo per vivere.

E se le cose non sono perfette sono soddisfatto. Sono soddisfatto di aver preso decisioni ed averle eseguite, di aver preso il controllo della mia esistenza. Aver nuotato controcorrente, io che nemmeno so nuotare.

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