Pressione

Pressione.

La pressione di banche, enti pubblici, clienti, relazioni, aspettative, richieste, doveri, impegni. Potessi quantificare, organizzare le sorgenti di questi tipi diversi e multi colore di pressione.

Guardo. Ma con quel modo di fare un poco spento, un poco disinteressato. In fondo, non e’ questo o quel contratto, questa o quella scadenza che mi fa accendere una luce piena di Vita, un barlume del cuore, un battio accelerato.

In fondo, non sono che cose che dovrei fare, cose che qualcuno vorrebbe che io faccia, cose che avrei gia’ dovuto fare.

Sono cose che possono solo andare storte, buttare altra pressione, chiedere, chiedere ancora.

Pero’, dov’e’ l’emozione positiva? Il premio per quando mantiene la barca dritta, per la distanza che raggiungi dalla costa?

Io continuo ad andare. La pressione la avverto in qualche modo strano. Da un lato mi rendo conto che non possa ne spezzarmi ne piagarmi. Non puo’ avere un effetto reale. Puo’ solo avvelenarmi la vita, ma senza rallentare il passo. C’e’ ma non c’e’. C’e’ ma se non ci fosse sarebbe tutto sommato uguale, i bilanci si chiuderebbero con gli stessi numeri. Forse perche’ io non risulto a bilancio, non compaio nell’equazione.

A volte mi chiedo se scompaio dietro a un brand, un impegno, un’immagine che si ha di me.

Be’, intanto ora chiamo. Commercialista, notaio, banca, cliente. Gira. Tutto gira. Ma sarebbe peggio tutto stesse fermo, no? Non ho il mal di mare, e’ solo che non riesco a fissare un punto.

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