Giorgio Napolitano e la libertà

Giorgio Napolitano oggi difende il diritto alla libertà della Libia. E fa bene. Peccato che quando l’URSS invase l’Ungheria per fermare il processo di riforme che era stato avviato scrisse “senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.”

E questo attaccando i propri compagni di partito, che sollevavano più di un dubbio sulla decisione sovietica.


Piazza Castello

Un giorno lessi in Piazza il discorso pronunciato da Vittorio Emanule II, nel proclamare il Regno d’Italia.

Mi colpì, perché mi colpiscono le idee grandi e chi crede in qualcosa di più dell’immediato, chi creda in concetti astratti, intangibili.

E’ con quelle idee che si sfida il vuoto, si dipinge un senso, si da grandezza ai gesti.

I gesti di ampio respiro, sono quelli che cerco.

Buon compleanno Italia.


Concorso al Politecnico di Torino: fatti fotografare per vincere un iPhone 4 e un iPad2

DIffondete questo concorso organizzato da dei miei colleghi:

http://stardust.polito.it/concorso/

Stanno svolgendo una ricerca per riconoscere la somiglianza fra volti di persone legate da rapporti di parentela stretti. Per questo motivo anno bisogno di raccogliere foto di fratelli/sorelle o figli e genitori. Per partecipare basta prenotarsi e presentarsi al Poli con uno o più fratelli/sorelle/genitori o in alternativa con una fototessera in formato passaporto dei soggetti in questione. A seconda che ci si presenti in carne e ossa o si portino fototessere si ricevono più o meno punti. Ogni punto corrisponde a un biglietto per l’estrazione dei premi.


Quando piove

Quando piove ti intravedo sai, nonostante gli anni, e quella tua perseveranza nell’essere vapore e vapore ancora.
Lo vedo, il nome che ti scorre via, i desideri che semini come molliche. Il rumore degli anni è un ticchettio che ti batte il tempo, se solo tu avessi voglia di ballare. Rimani nuda, come un pensiero a metà, come una frase che non sai finire. E aspetti che piova ancora, sempre incerta fra il prendere un po’ di colore o lasciarne scivolare via ancora un po’. E ci respiro bene sotto questa pioggia, dove ti vedo, non ti vedo e smetto di cercarti. Di tanto in tanto trovo un sassolino dei tuoi, lo metto in tasca, e ricomincio. Trattenendo il fiato fino alla prossima domenica di pioggia, e sperando che basti l’aria.


Colori

È strano, sai, come prima ci sia una persona e poi ci ritrovi una vecchia abitudine, una cattiva abitudine. E non capisci mai le trasformazioni a guardarle da questo lato dell’asse del tempo.

Invece si va al Murphy’s. E Ciube non lo aspetti con la camicie, i gemelli, la cravatta e sopra al chiodo. E dire di fare per i. Mestiere il curatore di campi da golf. È così. Mille e uno sfaccettature di un minchione, mille e due di un amico e dei suoi chilometri. È la cosa più umanamente vicina alla ubiquità.

E poi ci sono le serate. E le serate hanno colori, che trascendono il blu della parrucca che a Ciube sta d’incanto. Le serate hanno colori, che, l’altra sera, erano occhi.

Buonanotte.


I do not belong

Sai, ascolto ripetutamente Country roads.Fuori c’è il sole, la macchina chiama, e pazienza se l’autoradio non funziona.Ecco, viaggiare. E pazienza se non c’è posto dove tornare, da chiamare casa.Perché a me non capita che:

I hear her voice, in the mornin’ hour she calls me
The radio reminds me of my home far away
And drivin’ down the road I get the feeling’
That I should have been home yesterday, yesterday

Non saprei proprio quale posto, quale sensazione, quale persona mi potrebbe dare quella sensazione. Non c’è.

L’altra faccia della medagli è che si sentono morbidi i confini fra sé e il resto: dal vento alle strade. Come non avere legame così forti da impedirti di mescolarti. E’ non avere troppo attorno al cuore, troppo che gridi forte e impedisca di guardareil paesaggio che scorre dai finestrini, il vecchio che siede sulla panchina. E’ la possibilità di essere uno spettatore silenzioso del mondo,senza inquinarlo.

Allora oggi lascia andare ogni limite, stempera i bordi, sali in macchina. E se non c’è casa c’è però tanto vento e tanta strada.


Vorrai mica vedere che…

A settembre sono stato ad una conferenza. Dopo un intervento una signora interviene, con accento inglese semi-incomprensibile, per fare una domanda. E sentita la risposta continua. Domande pungenti, cattive, puntigliose.

Si tratta di una signora che, nel mio campo, sa il fatto suo.

Io, seduto fra quei banchi provai pena per il poveraccio cui rivolgeva quelle domande.

Ora. Io dico. Tu immagina che uno debba fare il suo primo talk ad una conferenza accademica, in inglese, in Inghilterra, nell’università di questa signora, proponendo dei cambiamenti all’approccio da lei suggerito.

No, dico, sarebbe un caso, assurdo, no?

Dico.

E invece. Guarda un po’ cosa devi aspettarti.

Come si chiama la signora?

Barbara.

No, per dire.


Si, ma

Si, ma a volte per capire, per scriverne, serve un’immersione in quel dolore, ancora, ancora. Buttarsi per intero, sotto.

E’ orribile, cazzo. Ricordi. E’ strano come i frammenti di ricordi ti taglino comunque li prenda. Li hai mescolati, dimenticati, gettati. Rimane un paiolo di pezzi di vetro, per colazione.

Ognuno di quei cattivi pensieri e legato a tutti gli altri cattivi pensieri. Un insieme che ha avuto bisogno della complicità di eventi molteplici, ripetuti e determinati, e attori e comparse in quantità perché emergesse uguale a come è stato. E non lo si può negare.

A certi cattivi quadri, a certi 2010, non bisognerebbe mai dargli un’occhiata, perché hanno la mappa dei veleni che ti sono attorno e, per vivere, devi far finta di non sapere.

Ma il punto, è che a volte bisogna fare qualcosa di più della cosa giusta per sopravvivere. A volte bisogna rivivere. E scrivere.


Dano, l’agire, i miracoli, il Sudamerica

Stanotte Dano ha scritto una nuova e-mail in cui racconta la sua vita in Sudamerica e il suo progetto di costruire case ecosostenibili.

A volte sono infastidito da buonisti d’accatto, che parlano di bene comune, e trovano come unica soluzione che sia lo stato a pensarci. Credo che il modo giusto di fare sia, quando si crede in qualcosa, non limitarsi a discuterne attorno alle tazze da tè, o inveire contro i tagli o contro chi non ha la sensibilità per capire tematiche che ci stanno a cuore. Secondo me, agire è sempre l’unica risposta.

E Dano l’ha fatto e io l’ammiro. Ogni volta che scrive mi fa riflettere sul fare qualcosa in cui si creda davvero. Io ho la fortuna di farlo, perché, citando Negroponte, oggi il software non è qualcosa che riguarda i computer ma che riguarda la vita, visto il suo ruolo in ogni attività umana. Ma torniamo alle cose serie, torniamo alle case eco-sostenibili:

 

Spengo la luce e appoggio la testa al cuscino. Complice la euforia dei festeggiamenti, la mente non dorme e comincia a viaggiare. Attraverso le strade del tempo visito l’infinitá di luoghi in cui ho dormito in quest’ultimo anno e mezzo. Spiagge, amache, tende, barche, ostelli di prima e di ultima categoria, stanze da letto in stile ottocentesco e garage di lamiera, letti a castello e divani di seconda mano, stanze affollate e prati solitari. Case rotonde, case quadrate, a forma di fungo, alte, basse, grasse e magre, secche e umide e di tutti i colori. Di legno, mattoni, cemento, di tela, di paglia, di terra, di roccia.

Questa volta peró c’é qualcosa di nuovo, una sensazione differente dall’eccitazione di svegliarsi ogni mattina sotto un cielo nuovo. Conosco questa casa, le sue forme, i suoi materiali e le idee che la sostengono. Ero presente e attivo quando fu costruita. Ricordo le parole e i gesti che hanno accompagnato il processo. I volti e gli sguardi di tuttx quellx che hanno vissuto quei giorni. So cosa significa ogni angolo, ogni curva, ogni bordo. I dettagli mi parlano, conosco il loro linguaggio e la loro storia, la scrivemmo insieme in pochi giorni. Mi parlano di stanchezza, di euforia, di impegno, sforzi, errori, di comprensione, di celebrazione. So perché si volle costruire e perché di questa forma. Conosco i principi e i valori di chi ha avviato e concretizzato il progetto. Conosco le persone, i loro sogni e le loro speranze.

Conosco questa casa, cosí come si puó conoscere a una persona, un cane o la propria cittá. Per averla vissuta e aver cresciuto con lei.

Ve la presento.

É la Casa Sostenibile.

La principale caratteristica della Casa Sostenibile é che ha una coscienza ecologica: cerca di produrre il minore impatto sull’ambiente. Sfrutta al massimo la luce del sole ma anche le zone d’ombra. Immagazzina calore di giorno mantenendosi fresca al suo interno e lo rilascia di notte. La forma a cupola permette la circolazione dell’aria all’ínterno e minimizza l’impatto esterno. La forma circolare o sferica é anche la migliore soluzione sismoresistente.

La massa totale della struttura é prevalentemente costituita da…terra! Diciamo a un 95%. Argilla e sabbia. E l’acqua che peró poi evapora. E poi il legno per le finestre e le porte. Se un giorno si smetterá di usare, potrá ritornare nella sua totalitá alla Terra da cui é venuta, con la minima impronta ecologica, senza pesare sull’ambiente, sul suolo, sull’acqua, sull’aria, sulle altre specie. Altri possibili ingredienti potrebbero essere paglia, segatura, cacca di cavallo, olio, farina, succo di cactus e altri ancora da scoprire. La Natura offre di tutto per sostenere, asolare termicamente, impermeabilizzare, elasticizzare, rifinire, lisciare, colorare. Tutti (quasi) i materiali si possono produrre con impatto quasi nullo sull’ambiente e al terminare di usarli il loro smaltimento non costituisce un problema. E l’eliminazione di sostanze chimiche sintetiche dall’ambiente costituisce un gran vantaggio per la salute.

La Casa aspira alla massima efficienza energetica e all’uso prevalente di energie rinnovabili. Il sole, l’acqua, l’aria. Ma anche la combustione e la descomposizione di materiale organico per produrre calore o gas combustibile. Il calore prodotto si sfrutta al massimo per riscaldare l’alimento, l’ambiente, l’acqua. Anche i prodotti che entrano nella Casa seguono principi di efficienza energetica: riduzione, riutilizzo, riciclaggio.

La Casa Sostenibile é cosciente di essere inserita in cicli, come tutto in questo mondo. Cicli di energía, di nutrimenti, di sostanze. Conosce questi cicli e cerca costantemente di vivere in armonia con essi. Perché proprio in questi cicli riconosce la fonte della Vita e interromperli significa interrompere la Vita, che come dice la parola stessa é ció di cui viviamo.

Sa che ció che si prende e si usa bisogna restituirlo. E ció vale anche per ció che si mangia. Dalla Terra viene e alla Terra deve ritornare. Per non interrompere il ciclo. Il Bagno Secco puó sembrare qualcosa di secondario e di cui meglio non parlare, o almeno a tavola. Ma nella Casa Sostenibile ha un’importanza centrale, tanto pratica quanto concettuale. Restituire alla Terra ció che ci ha dato affinché possa continuare a vivere. Praticamente é molto semplice: si separano le feci dall’urina perché non si crei un ambiente insano. Entrambe contengono grandi quantitá di nutrienti e, ben trattate, alimentano la Terra che ci alimenta. E si chiude il ciclo. L’Orto, la Cucina e il Bagno Secco. Prendi, usa, restituisci.

E ringrazia. Perché nella Casa Sostenibile si impara anche che non bisogna sfruttare i cicli a proprio esclusivo vantaggio. Che ció conduce alla morte del ciclo, perché un ciclo esiste di per sé nella pluralitá. Si impara a non esaurire le risorse né la energia, a lasciare che tuttx possano recuperarsi, svilupparsi, partecipare. Si impara che vivere é “tuttx o nessuno” che si vive insieme e ció vale per le persone, gli animali, le piante e tutto ció che é vivo.

La coscienza dei cicli é universale e comprende molte aree anche se in fondo sono tutti cicli di energia. Energia chimica, fisica, umana. La Casa Sostenibile é rotonda anche perché crea uguaglianza, partecipazione e responsabilitá condivisa. La vita all’interno della Casa é sostenibile per le persone che la vivono. Economicamente, socialmente, psicologicamente si sviluppano gli individui e i gruppi che compongono. Chi ci vive, si identifica con la Casa, con i suoi processi ed é cosciente della capacitá di ognuno di creare cambi e di viverli.

La Casa Sostenibile é in fondo una casa cosciente dei cicli e della necessitá di vivere in armonia con essi. E per imparare e aumentare questa coscienza sceglie la migliore maestra: la Natura. Impara a osservare, ascoltare, sentire la Natura per cercare di comprenderla ma soprattutto per imitarne l’armonia. E cerca di riprodurla nei tempi, negli spazi, nelle forme e nei sistemi, a ogni livello di organizzazione. Impara a decifrare il suo linguaggio e ne segue l’esempio. La Natura le insegna a coltivare e a consumare, a pulire l’acqua sporca, a costruire, a pianificare il tempo e lo spazio. Le insegna a vivere. Le insegna a comprendere la ciclicitá e a gestirla quando ne ha bisogno. A vedere e sentire come tutto é connesso e in constante cambio. La Casa Sostenibile crede fondamentalmmente che la disarmonia con questa ciclicitá, le connessioni e i cambi naturali costituisce la fonte di tutti i problemi. Problemi ecologici, economici, sociali e psicologici. Con umiltá riconosce di avere molto da imparare dalla Natura e la sceglie come maestra per vivere con armonia, con equilibrio tra le diverse parti e con il momento presente, come sanno fare un albero, un fiore e una grande vallata di montagna.

La Casa Sostenibile prende coscienza, ne accetta la responsabilitá e la mette in pratica nelle sue azioni. E poi scopre che, cosí facendo, crea armonia intorno a sé, con l’ambiente e tra le persone. E in questa armonía, vive felice.



Hay dos maneras de vivir la vida…

Una es pensar que nada es un milagro.
La otra es pensar que todo es un milagro.

Ci sono due modi di vivere la vita…
Uno é pensare che niente é un miracolo.
L’altro é pensare che tutto é un miracolo.

(A. Einstein)

 



Possibile siamo più scemi delle cose?

E’ strano quanto mi piaccia più scrivere che leggere. Scrivo scrivo e non ascolto. Ho i continui echi, riverberi nella memoria. Che accade e accade. C’è questo suono, è Two dei Motel Connection. C’è Claudio che si muove al ritmo della musica. Guardo, dopo tanto tempo Santa Maradona e l’acchiappo per un filo quel suono continuo. Quel continuo essere Claudio di Claudio. No?

Ci sono queste canzoni, ci sono queste ore al Politecnico. Pensa. Ragiona. Progetta. Segui queste idee. Prova a vedere dove portano. E’ divertente, mi piace.

Ma il fatto è che tutto, tutto accade con quel sottofondo di fatti, di antefatti che descrivono tutto il seguito. Mentre sono alla scrivania e la sera. Ho sempre, sempre 20 anni, le stesse facce, le stesse emozioni. E questo nonostante le distanze. Perché si, non sono più quella persona, non è quella vita. Quelle persone, quelle situazioni sono… evolute, sbocciate in qualcos’altro.

E oggi ho incontrato Marcello. Marcello da Karlsruhe. Fa il dottorato a Copenaghen. Parli come ti fossi incontrato ieri. Capisci? Il tempo, il tempo finge di esistere. Ma le cose, le cose non lo sanno, non la capiscono questa finzione. Rimangono lì.


Casa

La sera a casa, un principio di influenza. Un paper da poco accettato e la possibilità di stroncare quello di qualcun’altro…

Bene, bene, bene… cos’è che hai scritto qui…

(immagine presa da http://www.phdcomics.com/comics/archive.php?comicid=581)


E di concerti

Ieri serata all’Hiroshima con Alessia e Ciube.

Sul cartellone si parla di Nobraino, e il concerto lo apre Giorgio Canali, un rockettaro con qualche anno sulle spalle che si scatena sul palco gridando elettricità, prendendo a testate il microfono. Che padronanza dei suoni, delle grida.

Sarà che questa nebbia, mi nasconde l’orizzonte,
Sarà che un po’ più in là, sono convinto, non c’è niente
Sarà il fumo negli occhi, sarà il male di te
Sarà che non mi va di cercare risposte, che soffiano in un vento che non c’è.
Sarà che basta crederci, e poi va tutto meglio,
Sarà che preoccuparsi troppo è sempre un grosso sbaglio
Sarà che forse sono daltonico,
ma devo dire che questo cielo invece di essere sempre più blu,
a me sembra sempre più nero,
Sarà che le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,

Le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto..

Sarà che in fondo dentro.. questa nebbia.. ci sto bene
Sarà che questo pessimismo, troppo spesso mi conviene
Saranno gli occhiali da sole, sarà l’umidità
Sarà che se canti la vie en rose , io ci vedo la mort en noir.

Sarà che le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,

Le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto

Le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,

Le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto

Sarà che le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,
E voci nella testa, e fanno sempre il nido in mezzo alla tempesta..
Sarà che hanno spesso, qualcosa che non va,
Sarà che non l’ho mai cercata, la felicitàà!

Sarà che le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,

Le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto

Le ragazze con cui esco, hanno tutte i mostri sotto al letto,

Le ragazze con cui esco hanno sempre un incubo nel cassetto

E poi salgono i NoBraino. Il cantante vaga fra il palco, fra il pubblico a farsi un cannone, chiede una birra, poga, cade.

E poi passeggiamo per Torino, piazza Vittorio e piazza Cavour.


Scogli

Week-end a Bardonecchia, Daniele, Alf e il di lei ragazzo, Tommaso. Dormo nello stesso sacco a pelo in cui ho dormito innumerevoli volte. Perline di una stessa collana sparse nel tempo. Un filo, lo vedi apparire dal sacco blu che lo racchiudeva, lo vedi giocare con l’orso del logo.

Bardonecchia e Jägermeister e Grand Marnier. Birra. E’ fare spesa in un piccolo alimentari di Borgone, andando su, è parlare con la proprietaria. Tommaso che viene da fuori la valle, da Bologna, la signora che parla di formaggi.

Che, per dire, dare il tiro a Bologna significa aprire la porta.

Ecco, se la Domenica pomeriggio ha un senso, ed ha un senso che è lontano da Linked e dagli altri libri che devo/voglio leggere, se il senso è, dato per assunto, lontano dai programmi da finire, dal lavoro da proseguire, allora il senso passa chiaramente dal suddetto Jägermeister, da una bottiglia di Imperial Stout. Che poi lo sciopero dei treni, per una volta che dovevo prenderne uno. Che poi la neve.

La sera arriva, la domenica torna stupida. Sempre lenta, troppo lenta. Lascia il posto al lunedì e vattene.

E Brandy fra un pò se ne parte, se ne va nei Paesi Bassi. Tornerà, comunque. Chissà se ci troverà invecchiati.

Chissà se ci troveremo noi, così. Guarda dove metti i piedi, guarda quali azioni scegli di compiere, eri lì lì per sbagliare.

E non c’è solo quella, la questione morale intendo. C’è la solita attenzione da trovare per spenderla a vigilare per non trovarsi in uno stato di felicità insulso e bugiardo (come dice frivolajuliet). Credo che la cosa migliore sia vedere poche, pochissime cose, tenere d’occhio quelle e ignorare bellamente tutto il resto. A incominciare dalle persone che non meritano attenzione, che sono un continuo trascinarti, appesantirti. Per continuare con le incombenze, il tempo speso per qualcosa che non ti migliorerà né ti porterà più vicino a quello che conta ma ti darà solo una soddisfazione apparente. Rifuggile, allora. Abbi paura, che quella fa correre.


Ammissioni

Io sono un uomo ripetitivo (I am ok with that). Ascolto le stesse canzoni, sempre, ascolto la stessa canzone, ancora e ancora.

A mano a mano si scioglie… quel dolce ricordo sbiadito dal tempo, di quando vivevi con me in una stanza… e a mano a mano mi perdi e ti perdo e quello che è stato mi sembra più assurdo, di quando la notte eri sempre più vera e non come adesso…

E leggo, e mentre preparo una presentazione rido fra me e me. E sull’inglese c’è chi sta peggio di me. E leggo, diamine quanto leggo. Un libro sulle reti: sociali, molecari, di conoscenza, ecc. ecc. (Linked), il libro che mi ha regalato Nella: la civetta cieca (ci sono delle piaghe che, come la lebbra, corrodono lentamente la nostra anima, in solitudine).

E provo un senso di fastidio per le relazioni false, il rigetto prevale sull’ipocrisia: mi comporto come mi va.

E non cerco, ma trovo. Mi piace la compagnia di un sacco di gente. Tipo domani allo smile tree, no?

Che poi Brandy parte, che poi Daniele si dottora (ed egli deterrà il dottorato! Volgete lo sguardo al suo mirabile cospetto!).

Ma quando mi arrivano i volumi che ho ordinato di “A” come ignoranza?

Avete notato che inizio un sacco di paragrafi con “E”?

Peace, Love e Programming per voi tutti.

 


Ahi

Ahi Maria. La Vita, la Vita, la Vita.

Questo week-end Ciube è venuto a trovarmi, è rimasto da me.

Ieri sera al BarRocco di Pianezza: un locale in una chiesa sconsacrata. Rock, cocktail. C’era Vale, una volta tanto. E Alf, e Claudio e Marina e Fabio eccetera ed eccetera ed eccetera. Si ricordi confusi, che riemergono a tratti. Ripensi alla serata e ti accorgi che mancano dei pezzi. Cavolo se ci ci è divertiti, se si è ballato, saltato gridato bevuto parlato.

E Marina che scrive na wie lang war´s noch gestern?? kopfschmerzen?(-:

I risvegli, quelli si, li cambierei. Ah le domeniche pomeriggio, quanto le odio.

Mi annoio quasi sempre la domenica.

Mi dovrei far trascinare via, dalla Vita. Ma il kopfschmerzen, capite…


Temi

Questo video vuole dimostrare che sono incapace di riprendere ogni cosa statica o in movimento.

Sapete, era da un sacco di tempo che volevo costruire qualcosa con il legno, allora ho costruito una specie di scatola in cui impacchettare autoradio e alimentatore.

E così a casa mia sarò sempre più circondato di pezzi di macchina. E’ un modo per ricordarmi che vivere è viaggiare. Difatti quest’anno voglio andare a Madrid a trovare Giovanna, Giulia, Diogo. Voglio andare ad Amsterdam con Daniele. Fare un Papetti-road-trip con il Capo e Asso.

Quest’anno, il 2011. E’ un anno che mi piace.


In diretta da “Ricerca, formazione e trasferimento tecnologico per uscire dalla crisi”

Sto seguendo un dibattito al Poli. Bell’aneddoto appena raccontato:

Convegno matematico in Cina, i più brillanti matematici del mondo presenti. Vengano ricevuti dal capo di governo cinese che gli propone un piccolo problema con cui si arrovellava. Nessuno delle medaglie Fields presenti riuscì a risolverlo durante la settimana del convegno.

Un anno dopo una medaglia Fields lo risolvette. Ora è noto come teorema col nome del suo risolutore e del capo del governo cinese che lo aveva proposto.

Ah, molti dei dirigenti del partito cinese sono ingegneri.

I nostri sanno contare?