A un certo punto

A un certo punto devi capire cosa vuoi diventare.

Lo stress con l’uomo intorno?
La porta chiusa fin dopo l’ora di cena?

A volte mi sento parte di una vecchia barzelletta: ci sono un tedesco, un francese e un italiano…

Ogni tanto dico “sorry, but…” mentre parlo con un italiano.

Ogni tanto vorrei solo uscire a fare una passeggiata, o fare due chiacchiere, o non trovarmi in un triste albergo vicino alla stazione di Stoccarda.

A un certo punto penso di riorganizzarmi, di cambiare, di cercare una soluzione, di proseguire con un vigore nuovo.

È che da bambini immaginiamo il glamour del viaggiare per lavoro, di diventare “imprenditori di sé stessi” ma non ci immaginiamo cosa voglia dire la solitudine del consulente o dell’imprenditore.

Pensiamo che il numero di clienti, il profilo dei progetti internazionali o il conto in banca siano il modo di tenere i punti. Invece ci sono molti modi di perdere, o di non riuscire a vincere.

È che temevo le cose sbagliate. La mancanza di lavoro, sì, mi spaventava. Il troppo lavoro no, non l’avrei pensato.

Bisognerebbe reinventarsi. È una gran fatica.

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