Un secondo

Un secondo, un secondo di pausa.

Ti chiama il commercialista, ti comunica i numeri del bilancio dell’anno scorso.

Poi aggiunge qualche commento, che sia stupito, ecco, che qualcuno possa arrivare, senza conoscere nessuno iniziare a fare quei numeri. Mi avvisa che, la conseguenza, sara’ un salasso a livello di tasse, contributi, balzelli vari. Numeri. Decine di migliaia per quella tassa, un po’ di piu’ di quell’altra. Non c’e’ problema, in fondo non ho speso quasi nulla. Non ho avuto tempo. Allora ho fatto una pausa, guardato fuori dalla finestra, sorriso.

E poi sono tornato al lavoro, perche’ e’ questo quello che faccio in questa fase della vita. Sono compulsivo. Non riesco a pensare ad altro.

Eppure questo week-end prendero’ una sera di pausa. Viaggiero’, con il mio bel biglietto di prima classe e il computer, per sfruttare quelle ore. Ma poi lo spegnero’ il computer e per 24 ore pensero’ a bere, a parlare.

Poi tornero’ a spremere ogni minuto, a cercare un miglioramento, una spinta piu’ forte. Insistero’. Fino a quando raggiungero’ un traguardo che oggi mi sembri impossibile.

Poi prendero’ un altro secondo di pausa e cerchero’ la prossima ossessione.


Mi chiederete

Un giorno tornero’.

Ci si chiederà’ dove fossi stato, se fossi poi davvero partito e perché.

Non saprete più riconoscere i giorni della mia assenza, capire l’assenza. Come fosse possibile tessere un filo sensato, quando io non fossi li a districare la matassa, a darle un senso pieno di buona fede.

Appenderò le foto di tutti i posti che ho saputo abbandonare, di tutti i momenti che mi rimpiangono, per il modo in cui ho saputo viverli e poi lasciarli andare. Per l’eleganza con cui ho stretto le strade, i luoghi e le persone per poi restituirli, in un soffio generoso. Per il modo in cui sono arrivato, e ripartito, con la stessa immutabile fiducia.


Ci saranno Karlsruhe, Monaco, Dublino e Lione su un muro, a litigarsi scampoli di memoria. A battibeccare su dove io sia stato più felice o dove abbia seminato più ricordi da venire un giorno a raccogliere.

Questa domanda, nell’aria, di come io abbia potuto partire, e poi tornare e poi partire, e poi ancora tornare e ripartire. Del perché’ io l’abbia fatto, di che cosa abbia trovato. Tutte domande un poco superficiali.

Chissà’ se mi chiederai che cosa mi servisse.

La risposta e’ che sono andato per capire come costruire i porti.

Ho calcolato il modo di allineare le pietre.

Ho coltivato la determinazione.

Per tornare, un giorno, completo, ancora più grandioso che nella memoria di chi mi ha visto partire.