Nomadismi

E quindi sembra si tratti di molto tempo fa ma era poi il 13 di Giugno quando restituito le chiavi dell’appartamento in Windmill Lane per spostarci un paio di settimane a casa di Jessica (che aveva in quel momento un appartamento di avanzo). Poi abbiamo passato qualche notte in albergo a Torino, una notte vicino Verona, una vicino Asolo, di nuovo Torino e poi per due settimane abbiamo subaffittata un’orrida, fetentissima catapecchia sulla collina di Lione. Oggi eccoci nel nuovo appartamento che offre lussi come elettricità, internet, un frigo e una macchina del caffè. Non ci sono mobili ancora, siamo quindi ancora privi di riferimenti, di cassettiere o librerie dove mettere le proprie cose, di tavole dove mangiare, di tavolini dove appoggiare delle birre. Rimanere nomadi per più di un mese è un po’ impegnativo ma alla fine ci si fa l’abitudine così come a cambiare paese.

È strano pensare che ho chiuso tante porte di posti in cui ho vissuto e non ho guardato indietro. Ho lasciato anche oggetti e abitudini, le conoscenze del luogo: dove mangiare un buon kebab o una pizza a Monaco, dove suonino buona musica a Dublino, dove bere un buon Long Islandese al quadrilatero.

Riparto. Ma in fondo il mio è anche un ritorno, a poche ore da Torino. Ho anche trovato i Gianduiotti e le pastiglie Leone.