Pirata

E cosi’ sono a lavoro che ascolto Pirata, di Claudio Lancini. I bassi persistenti a ricordarmi… Zurigo, una Street Parade di molti, molti anni fa. Claudio aveva i capelli rasati, forse tutti avevamo i capelli rasati. Il nano da giardino guidava la macchina per le vie della Germania.

Io penso, alle infinite possibilita’ della Vita, qui dal seminterrato, in attesa di qualche meeting, di scrivere qualche integration test, di convincere qualcuno dall’altra parte dell’oceano che questo servizio che stiamo realizzando e’ in effetti fondamentale. Di convincere qualcun altro a fornirci la documentazione o l’accesso a un database. Di far capire al nuovo team leader almeno i principi di come si usa git.

Io penso. La differenza rispetto a quando avevo 16 anni e’ che al pensiero deve seguire l’azione, altrimenti rimango qui, a ordinare i bit con maestria, dimenticandomi il perche’.

Allora io sorrido, ascolto ancora una volta Pirata e rido perche’ io sono qui ma non sono qui, perche’ io vi preparo un volo che non ne avete visti.


Io non lo so

Io non lo so dove saro’ fra un anno, in quale paese vivro’, che lavoro faro’, come spendero’ le mie giornate.

Dall’agosto del 2012, meno di tre anni, ho lasciato l’appartamento dove vivevo in via Tripoli, sono partito per Monaco di Baviera e sono tornato a Torino, dove ho vissuto un anno con il mio migliore amico. Poi sono partito ancora per Dublino.

Dublino ha questi colori tenui, e pinte di birra scura che non conti. Per me rappresenta un’esperienza mono-colore: qui lavoro. Un passaggio bello, un passaggio importante. Ma non ho mai visto traguardi, sono troppo impegnato a cercare scuse per nuovi inizi.

Studio francese, lavoro ogni sera a diversi progetti e onestamente non lo so. Io so ancora poco, molto poco, di quel che sara’.

Ma non nulla: una cosa posso dire di saperla. Che qualsiasi cosa succedera’, dovessi andarci a piedi, io a Settembre, un certo giorno saro’ in un paese preciso. E passero’ a vedere ancora il castello di Erasmo.

Ogni tanto credo sia giusto fermarsi e contare il percorso all’indietro, fatto dal giorno in cui sono partito una mattina prestissimo, con una valigia pesantissima, diretto a Karlsruhe. Quella liberta’, quel periodo meraviglioso. Quello e tutti i momenti straordinari che sono seguiti, in Italia e in Europa. Contare le mie stelle. Ricordarsi che il mondo e’ pieno di meravigliose possibilita’, oltre il mare d’Irlanda. Lontano da Merrion Square, dal Liffey, dai pub, da Mespil Road, dalla Connaught House, dal Ferryman, da Grand Canal, da St. Stephen Green, da O’Connell Street.


In qualche tempo, in qualche luogo

In qualche tempo, in qualche luogo mi sono ritrovato a un tavolo, con un bicchiere di fronte a me e la musica forte. L’ora e’ quel che era.

Non so perche’ ma sono proprio quelle le condizioni per le quali si apre una finestra. Alzo lo sguardo e guardo fuori, alle cose come sono, come sono state. E l’agenda casca di mano, osservo cio’ che non si osserva e non si misura, cio’ che non si pianifica e non si gestisce. Cio’ che si sente a tratti forti e pieni, a schiocchi violenti, anche anni dopo.

Sono felice perche’ in qualche tempo e in qualche luogo abbiamo trovato il tempo di accumulare le esperienze, di vivere e sorridere, di girare in macchina senza meta, di parlare a ruota libera. Di vivere a caso, ma farlo molto sul serio. Con lurida avidita’, con la nostra ingenuita’ spietata, fatta di pomeriggi senza senso e camere d’albergo di cui e’ meglio non parlare.

Mi piace pensare che, in qualche tempo e in qualche luogo, tornero’ a reimpossessarmi della mia esistenza, a stabilire limiti e confini, a prendere le chiavi, aprire la porta e andare. A viaggiare, a trovare gli amici ovunque essi si trovino. A sorridere con Asso o il Bestia, discutendo di un film di Bud Spencer e Terence Hill. Mi piace pensare che in qualche momento e in qualche luogo io tornero’ a visitare le strade del Portogallo, della Slovenia, della Romania. Mi perdero’ in paesini insignificanti della Germania, chiedero’ informazioni in lingue che non conosco e sorridero’ di fronte a risposte che non capisco. E se ci sara’ spazio per molte altre cose nella mia vita ci sara’ spazio anche per queste.

E forse sara’ cosi’ o forse non sara’, forse dividero’ ancora bottiglie di San Simone con ognuno di voi. Ma il pensiero che ci siano stati tempi e luoghi in cui il mio spirito ha guardato oltre cio’ che misuro e comprendo, cio’ che progetto e costruisco, per vivere solamente quel che c’era di bello da vivere, ecco allora non e’ forse abbastanza, ma e’ moltissimo. Una ricchezza grandiosa o un monito, chissa’.