Io, a Dublino

Così un pomeriggio ho aperto gli occhi, la luce è filtrata rarefatta a illuminare mezze emozioni e percezioni abbozzate. Come se vivessi, con forza e tanto impegno da lasciare poco spazio al sentire, al disquisire. Non passo più le mie giornate e le mie notti a sezionare i minuti, a scrutare i pensieri, a studiare come mi sento, come non mi sento, come mi sembra di sentirmi. Così mi sono svegliato in questa casa di Dublino e ho passato del tempo a programmare cose bellissime e grandiose (intendo programmare-programmare, scrivere programmi), poi sono uscito a passeggiare per Dublino, fra le torme di ragazzini italiani che occupano le strade, saltano le code, spintonano. Ho mangiato dove volevo, ho letto, sono tornato a casa. L’altro giorno un collega ha...