Muri

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Ieri c’è stata l’ultima festa di casa Casta-Tomasson, la più tranquilla probabilmente.

  • Gli invitati entravano nel palazzo e indossavano una toga, cambiandosi nell’androne
  • Un ragazzo con due amiche ha suonato, chiesto di un certo “Gianluigi”. Mi è sembrato di averlo visto in Goliardia e allora gli ho detto di restare. Ha preso un copridivano e l’ha trasformato in una toga
  • Sono passati Stefano G., Ciube, mia sorella, due miei colleghi, c’era Paolo O., c’era Giulia B.
  • E’ stata male solo Giusy. Shame on her
  • Carmine l’altra volta si era svegliata in Piazza Massaua, questa volta addirittura a Potenza!

Sono venuto a vivere qui durante gli ultimi giorni di Marzo di un anno fa. Ricordo la prima notte, quando qui non c’era ancora nulla. Vagare per il quadrilatero, tornare nella grande casa vuota. Poi piano piano si è popolata, di persone, ricordi, nani da giardino, magliette minuscole appese alle pareti, dieghiabatantuoni e foto di Claudio, Luca, nostre, di Bud Spencer e Terence Hill. Bottiglie vuote, bottiglie piene, bicchieri, molti bicchieri, di pietra dal Pakistan, da birra, da cocktail, da chupito.

Mi ricordo di quando ho detto addio alla casa di Via Tripoli, tra poco toccherà a questa, che solo ieri era ancora viva e piena.

Eccoci qui, i padroni di casa. Sullo sfondo la maglia di S. F., appena arrivata dall’Olanda.
P.S. Grazie all’autore, Luca B.

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E così si inizia a pensare non solo a dove si vivrà ma anche a cosa non si vivrà qui, alle cose da smettere di vivere, alle scarpe da comprare in Italia, alla pizza da mangiare prima di partire, ai contratti da disdire, alle valigie da riempire.

Ce ne andiamo e restiamo. Nelle tracce dei muri, per me un diegoabatantuono che spunta dal muro sarà sempre una madeleine che richiama lo sguardo inneffabile di Claudio, carico di lucida determinazione mentre propone la prossima idiozia senza tremare neanche un po’.

E se certi pareti cambiano, se i locali si spostano, cambiano nome o arredamento, rimangono le leggende indicibili di ciò che è stato, le storie scritte nel nostro sangue, il vissuto che ci portiamo appresso.

Rimaniamo per sempre, nelle vite delle persone, in modi che è più facile scorgere talvolta. D’altra parte è quello che provavo a dire in Semi.

A volte c’è la bella sensazione che ci sarà chi si ricorderà di chi parte.

 

Io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani,
le tue mura sono sempre davanti a me.


Sciogliendo nodi

You can never ever leave, without leaving a piece of youth – and our lives are forever changed, we will never be the same

Per ora attendo il contratto. E’ vacanza, lo so, e non c’è motivo per cui preoccuparmi. Lo so.

Che giorno comincerò? Che giorno partirò? Dove vivrò?

Non ho risposte ma sciolgo nodi, mentre qui piove e Torino si fa bella. Ma in fondo c’è sempre meno della mia gioventù e sempre meno dei miei amici a cui dire addio, per cui ogni bagaglio si fa più lieve. Accanto alla gioia per un’opportunità, l’euforia primordiale per una sfida, per il cambio totale d’orizzonte rimane una piccola malinconia, dovuta al fatto che andarsene da qui è sempre meno un vezzo, un gesto eccentrico, una scelta, diventa invece condizione sine qua non per vivere. E’ triste, mia Torino, chi ti ha tolto il respiro? Chi il coraggio? Cos’è rimasto a terra, per le tue vie strette e in quella larghe? Per le piazze e i lungo i fiumi?
Sciolgo nodi, e ti guardo di sfuggita. Quello che dovevamo dirci c’è lo siamo già detti. Cercherò i riflessi dei volti cari dove non li ho mai visti.


Vento

A volte la nostra Vita sembra muoversi oltre i confini che conosciamo, come spinta da un vento che ci prende alle spalle. Quel vento è il risultato di una spinta forte e costante su una massa d’aria enorme, che pareva inamovibile. Uno sforzo accumulato negli anni, una serie di eventi che sembra materializzarsi d’incanto in una spinta formidabile, a superare le Alpi, ad attraversare d’un lampo il mare.

Manca il fiato durante quel viaggio che avviene in un momento. Manca il fiato a vedere il materializzarsi dei risultati di quegli sforzi e casualità, delle conseguenze e del modo in cui risuonano concrete nelle vite nostre e degli altri. Gli spazi che si aprono, i vuoti che si creano.

Ho detto che ci avrei pensato su per una notte, così, per dire.

Ovviamente ho scritto il giorno dopo, dopo aver parlato con il mio supervisore, e ho accettato. Così inizierò quest’avventura in un altro Paese, uno in cui non ho mai vissuto, uno che visitato il Febbraio del 2006.

Chissà quando si è materializzato questo orizzonte, qual’è il conto esatto delle scelte, delle fortune accumulate, dei buoni consigli, delle incitazioni necessarie a costruirlo. Chi l’ha costruito insieme a me? Quanti grazie andrebbero sparsi nel Vento, sperando arrivino a destinazione?

Inizio una nuova avventura e mi tremano le gambe. Durerà qualche giorno, mentro mi ridefinisco, mentre incrocio le dita, mentre spero che non ci siano intoppi. Poi rimetterò in moto gli eventi e rinizierò la mia Vita a Dublino.

Con me porterò un Sorriso speciale e pieno d’energia, una fonte continuativa di piccoli guai. Porterò le immagini e le parole di amicizie più resistenti dei Menhir.

Parteciperò alla nascita del nuovo ufficio, lavorerò in un team che si occupa di software engineering e data science.

Vediamo, salvo sorprese. Se arriva il contratto…


Città

Ci sono state diverse città, nelle vene, fra gli occhi. Città dove ho appoggiato il cuore a ciondolare. Tutto però si è cominciato e concluso con Torino, infinita.

Dopo esserci nati e aver iniziato a dipingermene piccoli scorci sulla retina è venuta la prima cintura a portarmi via, verso ovest: Rivoli, Rosta e i paesi del circondario. Lì mi sono innamorato, ho speso l’adolescenza. Per poi tornare di nuovo a Torino, usarla come base per fuggire prima a Karlsruhe, poi a Monaco di Baviera, che amavo e che non ho capito come vivere. Poi Torino, ancora.

Ci sono state altre città che ho attraversato molto meno di come loro abbiano attraversato me. Alcune in cui ho sognato di vivere, altre in cui ho solo passato un buon pomeriggio.

Oggi non sono in quale città vivrò fra qualche mese. Non so se, qualora riuscissi a partire, potrei mai riuscire a tornare. Smontare una regola, smettere di considerare ogni viaggio solo una scusa per tornare a Torino. Torino potrebbe rimanere un tatuaggio sotto pelle, un vizio perso, il ricordo di una stagione che non c’è più. Seppellita, incapace ormai di respirare e abbandonata.

Torino nel mio cuore muore senza poter morire, rimane una spina nella carne, mentre cerco di lasciarmela alle spalle.
Non so quale città chiamerò casa fra un anno, dieci o cinquanta, ma contemplo l’ipotesi che non sia più Torino.

Di futuro qua ne passa ormai molto poco e forse il mio l’ho già perso.

Ripenso a tutte le case in cui ha vissuto Luca G., i posti vari e curiosi che ho visitato e che non mi sono sembrati alieni per via della sua semplice presenza. Forse è quella l’esemplificazione di come un paese possa diventare casa, di come l’affetto per le strade e i paesaggi possa germogliare così. Forse ci vuole un amore semplice e costante. Forse la capacità di seminare futuri attorno a sè. Non è che io lo sappia ancora bene.

Torino, comunque vada potrò dire di averti amata moltissimo. Certi amori però, non funzionano.

P.S. Benvenuto Siddharth Francesco