Felicità e schegge

Ci sono momenti in cui mi viene da ridere fra me e me per quanto sono felice in Monaco. I pomeriggi al parco con un paio di birre, le sere a parlare italiano, tedesco, inglese. Le giornate a programmare e guardare tanta TV in tedesco.

Ci sono anche qui, come sempre, brevi attimi, schegge di malinconia che mi si incastrano fra i denti. Mi torturo un attimo le gengive e se ne vanno. Si tratta di immagini, sprazzi. Dov’ero quel pomeriggio? Con chi? Cosa pensavo, allora? Le schegge di passato non le cancelli, le puoi annacquare in tanto presente. In nuovi treni, nuovi pomeriggi, aprire un’altra birra, parlare ancora, rincorrere un tram la sera.

Macchescrivoafare

Voglio dire, non c’è molto da scrivere, da dire, per aggiornarvi.

Mi sento a casa: quando mi sveglio bevo caffè tedesco, mangio il muesli e guardo How I met your mother sul canale Pro Sieben. Ho riniziato a programmare, ho della roba da finire ad Agosto, quindi è ora di lavorare.

Mi mancano le persone che frequento a Torino, mi manca anche lavorare in qualche maniera. Però per ora, a parte i primissimi giorni, non mi annoio. Ieri al cinema con Marcella, il cui ombrello mi ha salvato e continua a salvarmi. Oggi a trovare Riccardo e rivedere Alice, ottenendo il mio agognato Jägermeister. Domani prima un pic-nic con Giulia e Giulio e poi… Stammtisch. Ebbene sì, passerò dai mercoledì allo Stammtisch Torino ai mercoledì allo Stammtisch München.

Domani dovrebbe arrivarmi la valigia, fra l’altro.

Organizzo viaggi: ho già una lista. Prima di tutto voglio andare a Vienna. Anche perché è un viaggio che avevo organizzato ed è saltato. La Vita non ti da spesso la possibilità di rimediare, recuperare. Se capita, prendila. Poi devo andare a trovare Flavia che a Ottobre inizierà la specialistica ad Amburgo. E poi devo, devo, devo e voglio andare a trovare Marcello a Copenaghen: che lui sia d’accordo o meno! Poi c’è l’India, certo. E chissà cos’altro salterà fuori. Cosa? Chi ha detto San Patrizio? Prevedo anche per quest’anno una buona dose di biglietti aerei, treni, viaggi in macchina o chissà cos’altro.

Ho trovato un blog che racconta, a dieci anni di distanza, l’Erasmus a Berlino di una ragazza di Torino (e con la rima è tutto ancora più bello).

Che poi Crashdiet rimane una misconosciuta piccola perla.

Drink’n’drive white lightning baby
It’s always on your mind
Push or pull your limits baby, do it one more time
Break it down
Break it down
Somethin”s changin’, somethin”s breakin’

E mi godo quest’avventura pensando che tornerò e che come le avventure, come le persone, sono lune, coi loro lati oscuri e le facce che non lasciano vedere a nessuno*.

 

* Parafrasi di un concetto espresso da Mark Twain

Primi giorni a München

U-Bahn: per andare in ogni posto. Se l’afa è pesante per strada diventa intollerabile nelle stazioni della metro, da farsi due docce al giorno.

Giovedì sera, io e Marcella abbiamo divorato una Schnitzel decisamente impressionante, adagiata su un tappeto di patatine (e non il contrario, come sembrerebbe più naturale). Poi eccolo: l’uragano, grandine in alcune parti della città. Passo da casa sua, mi presta un ombrello. Ora lo tengo in ostaggio.

Venerdì sera scopriamo una piazza di Monaco che ti fa credere di essere a Madrid, tutti a fare il botellon, sdraiati sul prato di questa grande aiuola al centro di una rotonda. Gärtnerplatz, ci torniamo stasera. Dovrebbe passare a chiamarmi la mia vicina, svizzera, che ci ha fatto scoprire questo posto. Incontreremo la sua amica, compagna di studi, Riccardo, compagno di Erasmus del Bestia.

E poi, e poi… e poi c’é Monaco.

Istruzioni per i prossimi mesi

Prendo decisioni, diverse decisioni. Una in particolare comporta delle rinunce ma credo sia la scelta giusta. In fondo a me piace dormire sereno.

Ripenso a una lettera che qualche amabile IMBECILLE mi ha fatto trovare alla reception di un albergo di Piacenza alle 2 di notte, e capisco che si adatta perfettamente alla situazione, bastano un paio di correzioni minori.

 

Monaco, giorno 1

Le prime parole che ho detto in Germania sono state una mezza bugia. Una signorina bionda e alta proponeva l’acquisto di una carta di Barclay’s. Mi ha chiesto “Leben Sie in Deutschland?” e io le ho risposto di no. D’altra parte non avevo ancora preso le chiavi.

Ho camminato sotto un sole deciso, lo zaino e la piccola valigia. Ho aspettato la signora Bierbrodt, che non arrivava.

Poi eccola la casa, piccola, piccola. Sembra di stare in una stanza di albergo: c’è tutto, dalle lenzuola agli asciugamani. E le posate e i piatti. Ho fatto spesa. Ho dimenticato alcune cose. Ho aperto una birra.

Dalle persone che amiamo, se pure sono lontane, ci viene una gioia, lieve però e caduca: la vista, la presenza, i rapporti diretti danno un vivo piacere, soprattutto se abbiamo davanti, non solo la persona che vogliamo, ma come la vogliamo.

“E come me la caverò?” chiedi. Non puoi sfuggire al destino, puoi solo vincerlo.

Io penso che per quanto si possa essere soli non lo si può mai essere come lo si è da ragazzini, certi pomeriggi. Poi dipende dalla storia di ognuno. La mia, certi giorni, mi stringeva forte il cuore, lo sentivo battere e non potevo liberarlo da quella stretta. Oggi, oggi io ho la birra. Ho tante battaglie vinte alla spalle, che quasi non importa quante ne perderò.

Credo sia umano cercare un confronto fra questa e la mia precedente esperienza teutonica. Allora avevo l’Erasmus e le amicizie che porta in dote. Questa volta avrò un lavoro, da Settembre, che potrà riempire gli spazi che non saprò riempire io. Ma ora c’è questo spazio, vuoto, di quelli che col Vuoto ci devi fare i conti. O dargli da bere. Poi, verrebbe naturale pensare a quanto successo nel mentre, in questi quattro anni che mi han fatto più vecchio. Mi verrebbe da dire che non è successo niente, perché certi eventi li ho consumati a furia di pensarci. Ci ho scritto un (brutto) libro. È abbastanza, no? Dall’altra mi sembra che, sì, il lavoro, il dottorato, ok. Ma per il resto non sia successo niente. Lo so che in qualche modo non è vero, che sono cambiato, e in meglio. Che forse sono pronto a cogliere qualcosa; dove: qui? Quando: adesso? Chissà.

 

Ci sono tante possibilità e porte e sere e ore e birre. A me combinarle nel modo giusto.

Vi voglio bene.