Romagna

Non ho visto il momento in cui si è staccata dal ramo e ha iniziato la sua caduta.   L’ho vista però ondeggiare lentamente e poi fermarsi a terra, immobile.   Dopo, c’è stato un lungo attimo di silenzio.         Era notte e ho chiamato un nome che non esiste.   Quante sillabe ha un nome che non esiste? Quale colore degli occhi?   Volevo correre, ma non c’era alcuna direzione. Sono rimasto immobile, il tempo mi si è ghiacciato addosso.   Non c’è una storia, neanche una senza un nome. Solo silenzio, e Romagna. C’è la riviera da qualche parte, non so in quale direzione. C’è l’A&O di fianco all’albergo. Ristoranti pizzeria, rotonde. Le mura vecchie, la Forlì nuova, la...

Si fa presto

Si fa presto a dire Zurigo, poi tornare è invece un treno dopo l’altro. È un pullman, sono le montagne, è Alì che dorme, Najeeb che prega, Antonio che ride. Un paio di parole “sono tornato” oppure un’esplosione di avvenimenti. La ragazza tedesca, capelli rossi d’un rosso chiaro che ci segue da Milano Porta Garibaldi a Milano Centrale.     Si fa presto a dire Madrid, Zurigo, Forlì. Eppure sono giorni che viaggiano via, sono feste che perdi, sono volti che incontri. Pezzi di vita di cui vado a godermi il riflesso. Però intanto che ne é della mia di vita? Dov’è che scorre? Per Niederdorfstrasse, al parco del retiro? Non lo so, sai. Ci sono cose che amo, che mi danno soddisfazione (fra una legnata e l’altra). Però....

Tavolo

Ero seduto a quel tavolo rigato. Dietro di me c’era una finestra; fuori un cielo carico di nuvole lasciava filtrare poco luce sulle mie spalle e dentro la stanza comune dove la musica, a ogni ora del giorno e della notte, faceva compagnia ai viaggiatori. Ostello di Zurigo. Niederdorfstrasse.   C’era stato un tempo in cui avrei voluto scrivere. Se avessi potuto, se fossi stato capace, avrei voluto scrivere di quella volta che c’incontrammo quasi per caso, la deriva degli eventi e il nostro placido sorridergli ci avevano portato sulle sponde dello stesso fiume. Avrei detto di averti incontrato in quel territorio sfuggente dove i nostri dormiveglia si sovrappongono, dove io non ho la mia vita, dove tu non hai la tua. Dove niente attorno a noi...

Note

Nell’aria una nota sottile. È con l’orecchio o con il cuore che la avverto? Mi sembra di percepire come un fremito leggero, come il tempo scorresse a scatti minuscoli mentre cammino per le vie di Zurigo, mentre torno a questo ostello. La fibrillazione cosa mi dice, di cosa mi parla? Usa una lingua molto, molto antica; la conosco in modo naturale, ineducato. Mi sembra una lingua che non posso dimenticare, anche se non la sento da molto tempo. Anche se la sento sempre meno di frequente e il mio orecchio, con gli anni, si fa più duro. E così il cuore, in qualche modo. Così cammino, piano, sotto la pioggia, cercando di ricordarmi cos’era quella nota, che suono avesse la Vita quando bussava piano, dove le capitava di trovare uno spiraglio. E come si...

Ritorno

Come faccio a raccontarti un ritorno fatto di trame sottili e sovrapposte?   Ho già percorso questa strada di ferro, l’ultima volta andavo a rinascere. Con me una valigia pesante, una sosta da un amico per liberarmi dei bagagli e poi proseguire nudo verso la Germania. Mi ero alzato di notte ed ero ripartito, nessuno per strada.   Ero sul punto di piangere, ad un punto di quel pomeriggio in treno. Sfogliavo i pensieri e tracciavo le somme del passato, constatavo che quel dolore pressante era diventato un tenue rimpianto, che la strada era venuta a strattonarmi, a dirmi di proseguire e io dovevo andare. E sono andato più avanti, pur avendo scritto nel cuore che quella distanza, fra noi, è solo apparente.   Ritorno a quella sensazione,...