Semi

Qualche tempo fa ho scritto un romanzo sia perché volevo farlo prima dei trent’anni sia perché mi trovavo a vivere un periodo particolare, sul limitare di una serie di eventi. Così ho scritto Semi. Semi è tante cose: è quello che dovevo buttar fuori, è stato un percorso che ho condiviso con chi mi ha aiutato (no, non è tutta colpa mia). Semi non è altre cose: non è un libro scritto da un professionista e ha una serie di difetti. Di alcuni ne sono anche consapevole. Chi volesse leggerlo lo può scaricare...

Fare trent’anni

Dicono sia facile fare trent’anni; dicono che basti andare a dormire ventinovenne, e, a Dio piacendo, alzarsi dal letto per ritrovarsi trentenne e quel che ne consegue. Il dettaglio non dapoco sono i giorni che prima è necessario mettersi alle spalle, uno in fila all’altro. Se ti volti fa un po’ effetto. Ad alcuni fra noi, forse a molti, piace ritenersi cari agli dei e incatenarsi a previsioni di destini tragici. Io da ragazzo non pensavo sarei arrivato a oggi, ad avere trent’anni, pensavo, come altri sciocchi, che le pieghe della vita si sarebbero svolte prima per me. Invece mi è toccato in sorte di sopravvivere a giorni e avvenimenti. A eventi che per lungo tempo sono stati gli elementi principali nel definire chi fossi. Poi, è triste dirlo, si perde il conto...

Certi addii

Certi addii sono lunghi perché ogni passo è una nostalgia da rimirare e da metter via, per sempre. Sarà perché anche il dolore è ordine nel Cuore e ci sottrae al dovere di rimescolare le carte, di aprire le finestre e vedere quale vento viene a tagliarci la faccia. Certi addii, sono aspettare che tramonti ogni possible strada del ritorno, che i sentieri che si è cercati, che si è scovati piano piano si cancellino, torni a crescere l’erba come non li avessimo mai trovati, mai percorsi. È, in qualche modo, rinnegare ogni sforzo fatto. Eppure ogni addio è celebrare chi eravamo quando abbiamo cercato e trovato, piuttosto che il vecchio stanco, la pietra su cui poggia e il sospirare al ritmo di canzoni dimenticate. È capire che ogni tempo ha il suo padrone. Che noi, a...

Blog da leggere

Uno degli interventi è questo: Tu meriti una risposta, ed io non merito di dartela. Verrà un altro più in gamba di me, col piacere ancora intatto e le voglie da bambino. Sarà come reinventare le tue storie di ragazza, e imparare nuovamente cosa voglia dire amare. Imparare un’altra volta in che letto rimandare le tue ansie mattutine e le noie quotidiane. Sarà come rincontrarsi, piedi scalzi e il corpo nudo, e tremare con le dita quando è nuovo e sconosciuto. Verrà un altro con le mani, con i gesti e il tocco muto, verrà un altro a ricolmare ciò che tu non hai avuto. (http://tiddominstrel.wordpress.com/2012/04/15/laddio-per-un-amore-finito)...

La mia Berlino

Sto leggendo “La mia Berlino” di Monika Maron. Berlino è invece popolata di me. A Berlino, se ne avessi voglia, potrei incontrarmi cento volte al giorno, a ogni età, raggiante di gioia o in lacrime, sola, in compagnia, innamorata, piantata in asso; dappertutto posso starmene accoccolata in attesa che io passi di lì. In una notte d’estate mi basterebbe camminare lungo la Schönhauser Allee, verso le quattro di mattina, per vedermi mentre, credo un po’ brilla, al fianco di un giovane – non so più neppure chi – prendo una bottiglia di latte da una cassa depositata di fronte a un negozio di alimentari, non senza lasciare i soldi giusti al posto della bottiglia, e mi bevo il latte, mentre proseguo. Quella notte aveva piovuto. La...

Finestra

Mi sono svegliata presto. Quel sogno: camminavo in un paese dalle vie di polvere sottile, le case bianche a corolla. Una lunga passeggiata, ariosa. Rientravo al mattino presto e passavo alla tua finestra. Nella stanza un ragazzo dai capelli lunghi. Lo guardavo e capivo. Gli chiedevo se tu fossi sveglia. Ed eri già lì, che mi davi le spalle, appoggiata alla scrivania. Ti voltavi e mi spiegavi, che la memoria è un gioco strano, il tempo solo un aspetto delle cose. Che è inutile guardarne una fetta, quella che corrisponde a questo momento, quando lo possiedi tutto. Lo srotolarsi di passato e futuro in ogni singolo momento. Che certe cose vanno oltre. Che ci sono dei modi di rimanere, che sono assoluti e che ora veniva un tempo diverso, ma era solo...

Boschi e storie

Lascia che il calore si condensi piano e diventi coraggio, poi apri la tua mano e raggiungi la mia.  Smetti di pensare: lascia che ombre e dubbi cadano come foglie stanche; non ti servono più. Seguimi lungo questo sentiero più antico delle mie parole. Fidati dell’odore di sottobosco, del taglio sottile del cespuglio di more. Qui, dove la saggezza del bosco ci protegge dalla malinconia del tempo, voglio costruire un riparo e in questo riparo raccontarti una storia.   È una storia bellissima, sai. È una storia che ho ereditato come un pezzo di cuore, è nata da tutto l’amore e le speranze che ho ricevuto in dono: le sue radici sono nella capacità di volermi bene che mi ha insegnato l’allodola, nuotando nell’aria fresca, abbandonandosi...

Denso

Il modo denso che avevano i minuti di caderti dagli occhi, affastellarsi fino a diventare interi pomeriggi: infiniti e troppo brevi   Ho immaginato tutto, sai. Ero solo io che vivevo lungo l’autostrada, che invece di tagliarlo quel filo nero, lo usavo per colorare la notte e le lunghe ore. Ho voglio di guidare per ore: la luna alla mia sinistra, che investa di una luce spettrale me e solo me, poche altre auto a fare da cornice, senza poter incidere in quello spazio che è forzatamente solo mio.   Guidare di notte. Raggiungere gli oggetti nell’abitacolo, un CD che vesta meglio l’umore, una red-bull a mescolarsi a quel sapore che haosul palato, quell’insoddisfazione che svapora piano: chilometro a chilometro la perderò tutta.  ...

Conta

Piove finalmente.   Ho mal di testa e guardo fuori dalla finestra. Mangio uva sultanina, in casa non ho altro.   Conto fino a dieci. Ancora ricordo i nomi di ognuna delle mie preoccupazioni quotidiane, il peso specifico di ogni sciocchezza.   Conto fino a cento. Incespico nelle liste di cose da fare, nell’annaspare di elenchi, di scadenze, di aspettative altrui.   Conto fino a mille. C’era qualcos’altro, vero? Qualcosa di più importante.   Conto fino a un milione. L’importanza del mio respiro.   Esco. Cammino vicino casa: piove, piove forte.   È passato tanto tempo da qualsiasi cosa. Io sono separato da ogni battito del mio passato, da ogni emozioni estrema. Io oggi non sono più triste, non sono più...

Ricette

Ricette, ognuno ha le sue. La mia consiste nell’uscire per andare a lavoro alle 8.30, tornare alle 19.30, aprire una birra rossa a stomaco vuoto e ascoltare Brancaday a volume rispettabile. E poi ci sarà da preparare un po’ di slide e un po’ di valigie: a Maggio talk a Firenze e in Spagna. A Giugno una conferenza a Zurigo e una Summer school a Bertinoro. Prevedo periodi di acqua alla gola. A meno che un Dio benevolo sappia mutarla in qualcosa di più...