Perdere Venezia

– Ne resta una di cui non parli mai. Marco Polo chinò il capo. – Venezia – disse il Kan. Marco sorrise: – E di che altro credevi che ti parlassi? L’imperatore non batté ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome. E Polo: – Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia – Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle, e di Venezia, quando ti chiedo di Venezia – Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia – Dovresti allora cominciare ogni racconto dei tuoi viaggi dalla partenza, descrivendo Venezia così com’è, tutta quanta, senza omettere nulla di ciò che ricordi di lei. L’acqua del...

Ah, i frantumi…

E poi non ho pensato più. Allora le possibilità impossibili si sono frantumate in mille sfaccettature, in “forse” raggiungibili, in mezze verità, in mozzichii di soluzione, in percorsi ricchi di curve a gomito, in scorci color pastello. Là io me ne stavo a sorridere, del riflesso sul vetro scuro, della luce che si contorce ad abbracciare la bottiglia, a sedurla in un gioco di rimandi. Ho guardato tutte le strade apertesi e ho sorriso, non perché qualcuna di loro fosse particolarmente giusta o avesse quel suono assoluto di verità annunciata, di fanfara ampollosa e certa. Ho sorriso perché tutti quei percorsi semplicemente erano, e il loro combinarli era la possibilità di perdersi, sbagliare e ancora riprovare, in un gioco a diventar vecchi e pieni di...

Cielo baleno

Guardavo, così, distrattamente, e ho notato l’aridità del cielo baleno sopra di me, di quello spazio grande e vuoto in cui ho lasciato cadere sgocciolii di pensieri, mezze intenzioni, sogni mozzicati. A tenermi la voglia in tasca per giorni migliori. Allora ho pensato che non é quella la risposta, che non ci sono semi da aspettare crescere. Che aspettare, di per sé, è già errore, é già distrarsi dai giorni che sfuggono, che la Vita è quella cosa che succede mentre noi siamo impegnati in altro (1), magari a seminare in un cielo baleno quello che ci tiriamo fuori di tasca, pigramente. È tutto qui?   ma dimmi tu non è meglio così? immaginare ed illudersi sempre qui ad aspettare qualcosa o niente qui ad aspettare un no o un sì che in ogni caso sarebbero...

Ci sono

No. Quanti schemi ci sono, quanti modi predefiniti, quante strategie di felicità. È curioso, sai, come cerchiamo di trovare un modo di incastrare le nostre vite dentro a questi schemi per lamentarci poi di ogni deviazione, di ogni strusciare lungo i bordi di questa Vita che scalcia e ci ricorda che è più viva di quanto sappiamo gestire. Lasciala fare. Abbi un briciolo di fiducia, pensa che la fuori c’è un universo che sotto sotto ha un suo senso di decenza e abbastanza curiosità da volerci coinvolgere in giorni luminosi. E comunque oggi ho fatto le mie prime esercitazioni di laboratorio. Molto divertente. Ah, il sarcasmo sui discenti, ah le spiegazioni, la condivisione. Cavolo, avrai fatto altre dieci ore! Passerà presto e io mi godo questa sensazione. Poi...

Disperazione catatonica

…la prossima fase sarebbe stata probabilmente uno di quegli incubi introspettivi, diabolici e intensi. Quattro ore o giù di lì di disperazione catatonica. Pressione, stress. Per cosa, per quale ragione? La ragione ultima è il modo profondamente sbagliato di guardare alle cose; questo desiderio malsano e corrotto di trovare un’intensità in quel che capita sotto mano. …con un po’ di fortuna la sua vita sarà rovinata per sempre, pensando che proprio dietro una porta, in tutti i suoi bar preferiti uomini con camicie rosse di lana provano sballi incredibili con cose che lui non conoscerà mai. Io credo che ci siano delle risposte e che trovarle significherà rinunciare a quella medaglia sul petto: smetterà di compiangersi e di farsi bello...

Maggio

Mi è venuta questa ossessione per Maggio, non so perché. Non ti ho mai perdonato il tuo temere Maggio, il suono stridulo della tua paura. Il tuo ridere di fronte a ogni problema facendoti scudo delle tue insicurezze. Non ti ho perdonato  poi quel tuo rifuggire le distanze: non lo sai che la distanza è pensiero, è scelta? Non hai capito che non esistono scelte eterne ma solo un numero infinito di conferme? Domandamelo ancora, cara, anche oggi che il cielo è scuro. Avrai la risposta di oggi, non l’avanzo di ieri, cucinato in un giorno dal cielo terso. Che cosa, poi, temevi in Maggio? Lo schiarirsi di possibilità? Gli agguati della stabilità? Maggio, Maggio: ti ha ossessionato il cuore, te l’ha sbrindellato delle certezze che stonavano con quel tremore...

Biglietti

Ci sono biglietti che compri e non usi. Vienna e poi Dublino. Ci sono vizi e vizi da coltivare. Alcuni hanno il sapore amaro degli anni. Niente check-in. Ci sono correnti che ci portano oggi lontano da dove saremmo voluti essere, domani dove non saremmo mai stati capaci di arrivare da soli. Poi c’è l’infatuazione per l’inerzia, il gusto provocatorio di spendere i minuti come se appartenessero a qualcun altro. Io non lo so, onestamente, dove sarò, forse neanche dove voglio andare. So però come voglio viaggiare e so che domani, a San Patrizio, io farò ciò che è giusto e buono: scempio di me, fino a cancellare l’aberrazione della mia incapacità di vivere in un bagno alcolico. Che San Patrizio mi purifichi dalla mia...

Post preferiti del 2011

Ho aggiornato la lista dei miei post preferiti includendo quelli del 2011. Quest’anno ce ne sono diversi su viaggi o esperienze, per fortuna. Quando piove Io vado un po’ più in là Nel tempo e nello spazio Non l’ho fatto July 2011 – Luglio 2011 Capita Cappotti Albe e tramonti Strade larghe Libri...

Dove la notte dimentica l’odore il giorno e rinuncia a cercarlo. Dove la notte lascia cadere i dettagli e si specchia nel frinire dei grilli.   Là, dorme il Senso. Protetto dalla luce soffusa, ammaliato dai silenzi del bosco, dalle mille malizie di ogni cespuglio, dall’incessante canzone dei segreti di larici e abeti. Là, dovrei cercare, me e il mio tempo, e il vero suono delle mie parole. Questo ronzio invece, è buono solo per questa recita da due soldi, questo passatempo in attesa di un treno che non arriva, in una stazione fuori tempo, fra binari rabberciati e orari dimenticati. Là, dovrei seppellire la confusione, dove la luna non farebbe la spia, dove una bottiglia di Vodka sigillerebbe la mia memoria.   Di che cosa decorerei poi il...

Limiti

A volte mi scuoto dall’ipnosi che mi affligge, smetto di osservare il modo distratto di cadere dei giorni come non mi riguardasse. In quei momenti cerco la porta, che, mi pare di ricordare, da su un modo di possibilità complesse, di combinazioni infinite e di spunti nascosti nella forma di una foglia, lo snodarsi di una strada, l’agitarsi di una cappotto multi-colore o lo squarcio di una risata argentina in una via monotona.   In mezzo a quelle possibilità riscelgo invariabilmente le stesse: comprare un altro libro che non avrò tempo di leggere, e un altro che non avrò voglia di leggere. Come se la libertà la si potesse tirar giù da uno scaffale, pagare, e mettere al sicuro nella libreria di casa per poi tornare, finalmente, a occuparsi di quelle...