Übrigens

Fra l’altro pare che io a Caen ci sia anche già stato, durante un inter-rail di molto, molto tempo fa. Me lo ricorda Stefano, parlandone di fronte a del limoncello. E pare che io abbia parlato anche a due giovani inter-railliste quella volte che…

Che poi anche a Karlsruhe c’ero già stato, durante il secondo inter-rail. Era stato Andrea a ricordarmelo.

Ma io non ricordo nulla dei posti dove sono stato? Mi porto dietro solo impressioni, riflessioni. Frammenti labili. Continuo a muovermi. E poi accumulo, accumulo, dimentico, mi ricordano, re-incontro.

Bene. Domani si parte, sveglia alle 6. Mi piace partire. È a stare che non sono tanto bravo.

Bé nel caso non scriva più per quest’anno, ci si vede dall’altra parte. Io sarò quello ubriaco e decisamente simpatico.

Adorabile Tomasson.


Emozioni

Iera sera è stata una serata molto emozionante.

C’erano il Poeta, c’erano due fratelli amici d’infanzia. C’erano il buon Luca e Shalini.

E dunque pare che andrò a un matrimonio in India e che andrò al mio primo addio al celibato. Ed è bello esserci stati la sera che si sono conosciuti. Che persone stupende. Luca è una di quelle persone che è un onore conoscere, è la prova vivente che si può essere persone migliori. E Shalini da subito mi ha colpito. Cavolo. Bravi.

Che poi è il secondo matrimonio in programma per l’autunno.

Chissà se ci andrò accompagnato.

È stato bello sentire che il Poeta si è laureato, si è ri-torinesizzato dopo anni di esilio triestino. È stato bello parlare delle nostre storie passate, tutti assieme, delle cicatrici raccolte. Matteo è però troppo maturo. Smettila di studiare le robe della mente, fai cazzate anche tu.

C’erano un mio omonimo che ai tempi del liceo usciva con la compagna di classe che mi piaceva. E quindi l’avrò odiato di default all’epoca. Si è parlato tutta la sera. Visioni della vita diverse ma non così tanto. È stato interessante.

Si è fatto invariabilmente tardi. Le occhiaie perenni stanno a dire che si riposerà poi, quando ce ne sarà tempo, rigidi e freddi.

Tornando a casa mangiavo i cioccolatini che mi aveva lasciato Alf. Buonissimi, per altro. La strada scorreva proprio bene, la stanchezza e le emozioni si mescolavano. Mi piace guidare di notte.

Continuo questo viaggio verso la fine del 2011. Domani mattina parto. Stasera però birrozza.

Nel 2010 sono sopravvissuto: ne sono uscito fuori vivo.
Nel 2011 ho tastato l’acqua, mi sono rimesso in moto ma finora ho scherzato, ho giocato a prendere le misure.
Il 2012 è il mio anno. Preparatevi ai fuochi d’artificio.

Grande Tomasson, sempre il migliore.


Scrivania

Mettendo a posto la scrivania di camera mia a casa dei miei riemergono parecchie cose.

Opuscoli targati 2009: Pfozerheim, Karlsruhe.

Libri: ce ne saranno stati più di trenta. Molti li devo ancora leggere. Andiamo da libri sui “Concepts: core readings “, a “Strade Blu”, a romanzi in tedesco (che ovviamente non capirò mai) a libri sulla scrittura. C’è anche “Allacciate le cinture”, per rimanere in tema di viaggi.

CD: ne emerge uno che si chiama Russian Dinner e contiene un po’ di tutto. Verdena, Techno…

Carte d’imbarco per quattro o cinque viaggi, la stampa del percorso da Torino a Badalona.

Apro una scatola: sa dei semi di garofano che avevo comprato in Germania per fare il vin brulé per la prima volta in vita mia. Da allora l’ho fatto diverse volte (una decina?). Che poi ci si limita a buttare gli ingredienti nel vino e farlo bollire. Però pare che la mia del tutto inutile presenza infonda sicurezza in chi vuole prepararlo.

C’è anche una cartina di Karlsruhe che voglio appendere in camera. Ci sono gli oggetti della mia vita quotidiana di allora che avevo impacchettato in fretta e furia nel complesso periodo del ritorno. E non ho mai spacchettato. C’è quel taglia unghie che avevo cercato per giorni in Germania: non sapevo come chiederlo in tedesco. Ci sono dei fili che avevo comprato per cucirmi i buttoni.

C’era più di una vita su quella scrivania, ce n’erano diverse disposte a strati. A riesaminare i miei percorsi a posteriori ci vedo sempre molta più roba di quel che ricordassi. Sempre. Direi che di esperienze mi capita di viverne. Forse mi rapporto alla vita come ai libri: li accumulo e non bastano mai.


Una parte dei libri che devo ancora leggere…


Risvegli complessi

Oggi è uno di quei giorni.

Ieri sera abbiamo raggiunto l’Oliva e la consorte, il Buffa (nome in codice: “il lonza”), Richard e la di lui metà. Che è amica di Marta. Ho provato a dirle che non era il caso ma non mi ha dato retta. Non mi danno mai retta.

Poi arriva il Dani che porta seco Alf/Valozza. Abbracci a gò gò, scene di commozione. Non le ho ridato l’ombrello. Vabbè. Ci vedremo ancora, no?

Poi ce ne andiamo al Tritolo io e il Capo: c’è una cover band punk-acustica. Sì, lo so. E non sono male (cover di Ramones, Green-Day, Rancid). C’è gente improbabile che balla, che sale sul palco, che si lancia, che cade, che non si fa male non so come. Qualche birra. Qualche altra birra. Qualche ulteriore birra. Ci siamo capiti.

Poi andiamo alla Sacra Birra, dove incontro un amico di infanzia. Poi incontro un altro ragazzo che annuncia di stare per diventare padre. Complimenti. Però è con la ex. Ah. Dice che comunque è una bella cosa. Bravo, cazzo, così bisogna pensare. Si balla. Al bagno il Capo prende della roba immonda dal lavandino. Mi giro verso una signorina in coda e la avverto che non dovrebbe frequentare gentaglia del genere. Lei mi fa notare che in effetti sia amico mio. Ah. Bé, non è tutta colpa mia, non è sempre colpa mia.

Poi andiamo al Clancy’s. Il problema è il come. Cose che ti arresterebbero anche se le facessi a Need for Speed. Nel mentre detto il mio status su facebook, così per lasciare un’ultima traccia terrena. Viene fuori questo: “Moriremo tutti fare bruciato a capo. balo”.

Oggi mi sono svegliato ed era uno di quei giorni. Uno di quelli in cui mi sveglio provato.


Tappe

Mi sento come fossi all’aeroporto, sarà che mi ci ritrovo spesso. Mi sento come se stessi per andare e non fossi da nessuna parte per davvero. Dove andrò? Lo so qual’è il prossimo viaggio. Ne ho due prenotati, però non so cosa sarà importante domani. C’è uno spazio, è libero. Pericolosamente, meravigliosamente libero. Ho energia e intenti pronti a esplodere.

Sono in aeroporto; il Cotto, mio compagno di viaggio in questo week-end a Monaco di Baviera, è fuori a fumare una sigaretta. Io sono qui che passeggio, piacevolmente brillo, le maniche della camicia arrotolate.

La sera prima della partenza ho nausea e mal di testa.
Esco: Aruna, Claudio, Andrea, Erwin e il Cotto naturalmente. Il giorno dopo sveglia presto e decollo alle 8.35. Il volo è operato su uno dei quei Lufthansa regional con le eliche. Le eliche, capite?

A Monaco non ci sono fantasmi ad aspettarmi in metropolitana. Ricordi lontani, ma io la città l’ho conosciuta ad altro modo, al the tent. Io fumo solo quando all’estero: tiro fuori una sigaretta comprata a Madrid, fumo insieme al Cotto in Marienplatz.

A Monaco ci accolgono degli ex-coinquilini di Barbarina. Incontriamo Jana, lei parla italiano. E Andy, dormiremo in camera sua. Usciamo per fare un boccone.

Ci portano in giro, ci fanno conoscere la città in altro modo. La sera usciamo con Jana e delle sue amiche. Parlo un po’ di tedesco. Le amiche di Jana sono straordinariamente gentili e ci coccolano. Soprattutto ci danno da bere Glühwein e Schnaps. Chiacchiere, e poi un salto a un club: eat the rich. Quando stiamo per uscire prendiamo un cocktail. Dodici euro, per un litro di cocktail credo. Un litro di Long Island. La musica migliora. Una gran bella serata. Al mattino mi risveglio con un retrogusto forte in bocca. Di Long Island fatto male, di tanto, tanto Long Island.

Il giorno dopo io e il Cotto giriamo per la città e io compro un cappotto, tedesco. Torniamo a casa di Jana quando Paolo e la suddetta Barbarina sono appena arrivati. Visitiamo ancora la città, finiamo a una fiera nello spiazzo dove si tiene l’Oktoberfest.

Il giorno andiamo a un brunch. Fuori s’improvvisa una bufera. Noi usciamo e camminiamo sotto la neve. Assistiamo a dei pazzi furiosi che fanno surf lungo il fiume cittadino. L’englisch garten, le papere. La torre cinese. Neve, neve e bufera.

Controllo l’e-mail solo una volta. Ce n’è una che parla della possibilità che io spenda un anno a Monaco. Dà un riflesso strano alla città, una scusa per sorridere immaginandosi vivere dietro ogni finestra, abituarsi a ogni bar.

Non fumerò più tornato da questo viaggio, perché ho visto qualcuno aver voglia di fumare, e mi sembra che non dovrebbe funzionare a questo modo, uno dovrebbe fumare come un teen-ager: così, tanto per. Non so, forse bisognerebbe anche vivere a questo modo.


Scusami

Scusami tu, se mi sono scolorito col tempo.

Se certe volte è passato un giorno o più di un uno, senza che cercassi.

Cercassi un modo, una scusa per Vivere. Per ricordarmi che c’è qualcosa, fra carne e ossa, qualcosa che riposa.

Scusami tu, se quel qualcosa rimane ancora spento. Si muove, sì, appena. Un vagito e la voglia di rinascere fra tanta cenere e rovine, credimi, grandiose.

Scusami per la paura e la voglia di sminuire, per la pigrizia e la voglia di rimandare un tempo che invece, semplicemente è passato.

C’è un tempo che è passato e ne avvertirò feroce la stretta fino a che non avrò imboccato un nuovo tempo altrettanto grande, e nel mentre proverò a ingannare l’attesa sognando fino a sanguinare; ma non solo: provando fino a sanguinare. Sorridendo anche quando fa male. Imprecando. Fra fiumi di San Simone ed errori che sarò lieto di fare.

 

E comunque è bello ricevere delle telefonate. Anche se il tempo passa, ahimè, e gli anni che mi separano dai miei giorni più felici sono più di venti, più di due. Ma che importa, alla fine. L’unica distanza che conta è quella dalla felicità futura e io non la conosco. Conosco solo questo mal di testa, questo biglietto che parla di una partenza alle 8.35 di domani mattina.

 

Essere stati felici è una grande responsabilità. Alla fine di una festa nessuno vorrebbe pagare il conto.

 

Buon viaggio a me, e al mio mal di testa.


E-Book

Possedevo già un po’ di e-book: alcuni erano libri tecnici che avevo acquistato per comodità e convenienza in formato elettronico per leggerli sul PC o l’iPad. Altri ne avevo ricevuti da Manning e The Pragmatic Bookshelf in cambio di alcune revisioni tecniche. Adesso ho acquistato il Cybook Odissey (una specie di Kindle per capirci).

Per prima cosa ho comprato la biografia di Steve Jobs. Ora volevo prendermi un libro di Edoardo Nesi. Dello stesso autore ho letto negli ultimi mesi “Fughe da fermo” e “Per sempre”. Ora vorrei prendermi “Storie della mia gente” (vincitore del premio Strega 2011).

Vediamo un po’ quanto mi costerebbe acquistarlo in versione cartacea o come e-book:

Feltrinelli (brossura) 11.99 + spese di spedizione

Feltrinelli (ebook) 8.99

Amazon (brossura) 11.99 + spese di spedizione

Amazon (ebook) 8.99

Ultima books (ebook) 8.99

Rizzoli (brossura) 14.00 + spese di spedizione

Rizzolu (ebook) 8.99

Ibs (brossura) 11.90

Mi pare che tutta questa concorrenza non ci sia. Da un po’ di analisi che leggo comunque nei prossimi anni il costo degli e-book dovrebbe calare perché ora come ora si prendono una parte dei costi del cartaceo (resi, distribuzione, stampa). Perdendo d’importanza il cartaceo gli e-book dovrebbero costare sui 5 euro circa. Non vedo l’ora. Certo se poi cancellassero la legge Levi…


Arrenditi

Raccontami di notti che non hai vissuto, di atti a lungo sognati e mai compiuti, di desideri annaffiati e accarezzati. Raccontami ogni singolo giorno, ogni minuto. Non tralasciare i dettagli e soprattutto mettici tutta la Vita che c’hai infuso, l’energia profusa, la dedizione spesa, la passione investita.

Prendi tutto questo e buttalo via, amico mio.

Buttalo via e ignora il sanguinare del tempo, lo sfarinarsi dei giorni. Ignora quel che non hai fatto.

Alzati, vivi. Ti prego, fai la cosa più semplice: arrenditi alla Vita.

 

Can you heal what father’s done?
Or fix this hole in a mother’s son?
Can you heal the broken worlds within?
Can you strip away so we may start again?
Tell me, can you heal what father’s done?
Or cut this rope and let us run?

 

To break this curse
A ritual due
I believe I’m not alone
Shell of shotgun
Pint of gin
Numb us up to shield the pins
Renew our faith which way we can
To fall in love with life again
To fall in love with life again
To fall in love with life again
To fall in love
To fall in love
To fall in love with life again

Fixxxer


Alberi di Natale

Oggi arrivato da Genova aspettavo in stazione Sara e Martina per andare allo Stammtisch. A Porta Nuova nell’ingresso c’è un albero di Natale a cui hanno appeso dei messaggi. Ne ho letto uno e mi ha colpito.

 

Natale 2011,

Qui a Torino, ci ritroviamo dopo 5 anni di fidanzamento,

il vecchio sentimento si è spento tuttavia tutto quello che è stato non lo buttiamo al vento, ma lo teniamo a mente senza nessun rimpianto…

Buon Natale….

e? (stasera facciamo l’amore)

Non è una lettera bellissima?

 

Forse passiamo troppo tempo in attesa, un continuo avvento per un Natale che non arriva mai. Forse è vero che

We spend too much time hoping 
To find again the will to hope 

viviamo un po’ di più.

No?


Lo stato generale delle cose, la conta, i fantasmi e soprattutto la visita alla mitica Giovannona

La scorsa settimana ho potuto fare un regalo a una mia passione ed entrare in un luogo particolare, parlarne con un esperto importante, fra nebbia e carpe giganti.

Poi venerdì ho avuto la possibilità di presentare le idee su cui mi piacerebbe lavorare a una personalità influente del settore, sentire i suoi commenti.

Venerdì, la sera, c’è stato il compleanno del Ciube, il suo ingresso nei trent’anni. Ho orgogliosamente ideato il sottomarino birra-San Simone: il suo sapore particolare ha riscosso successo.

Poi fra l’influenza e una notte insonne sono volato a Madrid dove la buona Giovannona mi accolto, semi-febbricitante e portato in una seratina tranquilla. Una decina di locali girati (fra cui il locale del video qui sotto), il rientro verso le cinque. Domenica sera, replica.

Madrid.

Vuol dire tante cose. Le milf che ti abbordano, gli italiani improbabili, Gilda e il suo accento marchigiano che mi ricorda quello delle mie cugine. Stefania e Romina che parlano del loro lavoro. Chiacchierare con Giovannona: che c’è nel futuro?

Vuol anche dire prendere la metropolitana e scorgere un fantasma che continua a discutere con un ragazzo che mi somiglia, non fosse per i capelli più lunghi e scompigliati e i braccialetti da quattro soldi, non fosse che sorride d’una gioia incontenibile. Continuano a dibattere se la linea 10 bisogna prenderla in direzione dell’Hospital Infanta Sofia o verso Puerta del Sur. Provo ad avvicinarmi, a capire, ad aiutare. Non fanno caso a me, riprendono, come un nastro riavvolto all’infinito. Rimango un attimo, prima di capire quanto poco io centri in una scena che mi ha riguardato così tanto. Cammino per Madrid e mi rivedo ora qui, ora là. Il viaggio di due anni fa, di cui nel blog non c’è traccia perché allora non si poteva parlarne, credo. O perché ero troppo impegnato a essere felice per scriverne. Forse ne accennavo vagamente qui (nel frattempo ho imparato a fare copia e incolla sul Mac).

Lascio tutto sotto all’angelo caduto, dove due anni fa avevo freddo. Vado al palazzo di cristallo, alla mostra che ospita. Cammino con Giovanna. Lei fa tante foto. Lei vive in una città viva.

È che la felicità è un concetto astratto mentre i ricordi hanno forme concrete, è più facile ti rimangano impigliati fra i denti, mentre corri a perdifiato alla ricerca continua di un senso che, a me che ho tutto il resto e anche di più, ancora manca.

Ma vedi; a te, caro fantasma di me (la foto sotto al maggiolino), a te lascio quella felicità per cui hai combattuto, a me spetta mantenere la promessa alla Vita. C’era un Lupo dopotutto quel giorno di tanti anni fa, e io devo tornare dove soffia forte il vento e la foresta sembra non finire mai. E che importa del taglio sulla zampa se puoi respirare ghiaccio e correre a rotta di collo, se puoi vivere di spazi sconfinati.

Scrivo a Giulia. Non mi odia: questa mi sembra una cosa buona.

Guido e riascolto Sei ottavi. Una volta non ero in grado di farlo. C’è la notte e guidare di notte. Le stelle, i chilometri diritti. Questo è essere liberi, figli con pieno diritto dell’esistenza.

Sono stati giorni buoni. È stato molto bello rivedere Giovanna. La conobbi in Germania, l’ho rivista in Veneto e ora in Spagna. Dove la prossima tappa?

 

Grazie di tutto. Madrid è stata bellissima ma Bassano e Vicenza mi sono rimaste nel cuore. Sono ancora irraggiungibili.