Albe e tramonti

Osservando da qui ho imparato parecchie cose: ho visto stelle disgregarsi, liberarsi dalla forma e giungere alla polvere, ho guardato il sole vacillare e spegnersi piano, piano; infine ho ascoltato il tacere dell’universo e in questo silenzio sovrumano, ancora non ho scorto il senso né la possibilità del silenzio umano, del suo depositarsi fra uomo e uomo. Poi ho pensato, a lungo. Quando infine gli ultimi raggi di luce hanno sorpassato l’ultimo asteroide, il confine stesso delle cose, allora ho avvertito il lamento delle pietre e, non sapendo come altro fare, ho provato a rincuorarle con le storie di uomini che hanno protetto e coltivato, un Seme che avevano nel cuore, perseverando anche quando la notte appariva lunga e ogni alba una possibilità...

Il lungo addio

L’ho rubata a Giorgì.   e chi lo sa se anche tu mi vuoi bene a volte credo di esserne certo a volte invece sembra tutto uno scherzo fuggono gli occhi come falene amica mia sorella speranza quello che vuoi io non ti dirò quello che voglio non sentirò quello che c’è dietro l’indifferenza   e tutto è morto e tutto è ancor vivo e solamente tutto è cambiato quello che provo l’ho sempre provato e credo ancora in ciò in cui credevo e il fiocco nero è l’unica cosa che mi è rimasta con la malinconia ma insieme a questa stanca anarchia vorrei anche te, amica mia   ma dimmi tu non è meglio così? immaginare ed illudersi sempre qui ad aspettare qualcosa o niente qui ad aspettare un no o un sì che in ogni caso sarebbero fine di...

Week-end

C’è questo concerto. Rock anni ’50-’60, the Chicless. E si balla fra le prime file. Si sbevazza. Un piacevole sabato sera. Fino a quando un tarlo non s’insinua nel cervello, fino a quando non torna un’ombra nera a giocare dietro agli occhi. Mi spengo. Il concerto finisce. Torniamo alla macchina. E Daniele, dovrebbero farne altri di cosi così. Si parla. Ecco, parlare, come con Claudio, al recinto dei cani. Stamattina sono in macchina. Emerge dall’autoradio I used to love her. Che ci sta come canzone, decisamente significativa, specie se è Domenica mattina, c’è il sole e c’è una Vita da vivere, da qualche parte. Ecco. Perché ieri a un certo punto era unbearable. Basta. Basta in qualche modo, tempo, spazio,...

Ecco

Allora oggi magari faccio così: mi tatuo la Verità sul cuore e poi inizio a viaggiare, ma di quei viaggi lunghi che quando finisci sei arrivato. E poi sorrido, sorrido perché sono partito e anche se mi manca tutto, io troverò qualcosa. E sarà un raggio che illumina una pietra, a terra, a ridare il Senso alle...

Strade di memoria, camminando sui palmi

Capisco, col tempo. Scopro. Ad esempio che l’aperitivo linguistico è un pacco totale. Alla fine siamo solo io e Silvia, chiacchieriamo. Andiamo al Beamisc (sì, si scrive così). “Sai dove sono i bagni?”. Sì, ne ho memoria confusa, di questi particolari bagni. Poi un kebab. Mi alzo al mattino. C’è Strade. I Subsonica. Mi ricordo quel concerto, il tour di Rombo di tuono al Chicobum festival. A quel concerto c’era una vichinga, c’ero io che rovesciavo il cocktail di un buttafuori su un calcetto. C’era Giulia. E c’era lei, che tanto questo blog certo non lo legge: Mariacristina. Mi aveva regalato un piccolo buddha da portare al collo. Le avevo parlato un po’, c’eravamo scritti e io avevo capito male una...

Resti fragili

È strano. Talvolta sembra siano i più lievi e insignificanti gli appigli che possono trattenere il cuore dallo scivolar via. Ci si innamora di una voce, di un piercing ben piazzato, di una battuta salace, di uno sguardo ammiccante. Altre volte non riesce a trattenerlo nemmeno uno sposarsi di intenti, di pensieri, di sensibilità. E quel miracolo, quell’arrestarsi di una corsa solitaria riesce, miracolosamente, ad infischiarsene di una prima scarsa, le crisi isteriche, dell’alito cattivo, delle piccole distratte cattiverie quotidiane. Sono incastri fragili, e io ne sono ammirato. Stai vicino e ogni movimento ti fa male, anche il più lieve, basta un voltare appena lo sguardo ed ecco un taglio sul torace, sposti appena un piede, ed uno squarcio. Oppure...

Scuri

Sai, quel che mi stupisce di te sono i tuoi occhi scuri. Per scuri, intendo scuri davvero. Sono così scuri da assorbire la luce del giorno. È lì che finisce il tempo, lì i giorni, gli angoli delle strade a cui dovremmo incontrarci, le scuse che provo a creare per parlarti, le penne che cerco per appuntarti messaggi. I tuoi occhi assorbono tutto e io ci butto dentro respiri, sogni, pensieri, risparmi per i braccialetti che voglio comprarti e che tu perdi, anch’essi nei tuoi occhi. Tutto, quei tuoi occhi così neri, disumanamente neri, si mangiano tutto. Rimango seduto sul bordo della strada; ti porti via anche quella. Mi alzo e smetto di pensarti. Ti sei mangiata anche quella voglia, anche quella di farmi male. Apro il San Simone. Chiamo Claudio, cammino....

Migrazione effettuata

Sono state ore difficili per internet. Per ore infatti l’Eremo del viandante non è stato raggiungibile, causa tempo di propagazione dei DNS. Ma ora rieccolo online. Non so, casomai qualcuno avesse provato ad accedere in queste...

Io credo

Credere è uno specchio. È una superficie lucida e tagliente che ti costringe a ispezionarti. Ecco perché credere fa paura, e spesso si preferisce vestirsi al buio, o voltarsi dall’altra parte. E il mio credere cozza con il credere di altri. Raccoglie spigoli, contraddizioni. Ne ho cassetti pieni. Fra le cose che credo, su cui sto riflettendo, è che ognuno di noi abbia un ruolo da rivestire nei confronti di un’altra persona. A volte, per qualche ragione che ancora mi sfugge, abbiamo la possibilità di giocare un certo ruolo per una persona. Puoi essere la spalla su cui piangere, puoi essere l’unico in grado di dare un sorriso in quella particolare situazione, sei la chiamata che ferma un cattivo pensiero, sei uno scorcio su una possibilità diversa...

Dov’è

Se scorro in questa corrente di vie di città, di luci, di statali e capannoni, mi s’insinua una domanda fra il canino e l’incisivo, mi scombina la camicia e, in definitiva, mi punge distratta. Dov’è mai questo amore? Cammino e vedo baveri alzati, gli sguardi che con timore sfiorano le passanti, il tempo di dimenticarne il volto, ricordarsene se va bene il culo, lo stringersi dei jeans. E parlando c’è l’insicurezza che rotola nelle vite più belle e pure, ad abitare paesaggi lunari. E mi chiedo senza alzare la voce: dov’è mai questo amore? Dove? Nelle serate in cui mangi cene fredde o apri il cartone di una pizza su un tavolo assediato da sedie vuote. Dove, se combatti la solitudine a colpi di telefilm e sentimenti di carta, fra...