Guidare di notte

Quando guidi di notte e di fronte a te hai abbastanza chilometri da stenderci i pensieri. Quando c’è la luna e c’è lo spazio: nulla attorno all’autostrada. Molti chilometri da ogni luogo che abbia senso per te. Ore prima di approdare a qualsiasi punto in cui tu possa riprendere la tua esistenza o almeno provarci. Sei solo in macchina o chi c’è dorme. Puoi tollerare un respiro ma dev’essere sottile oppure devi fare uno sforzo per assorbirlo, capirlo e poterlo pienamente ignorare. Guarda la luna, che si impegna nella sua luce bianca. Guarda il cielo blu che si rischiara. Diventa mattino. No, non ora, ma verrà il mattino fra molte ore di guida. Cosa farai allora? Te lo puoi chiedere ora che sei fuori, fuori da tutto, ora hai il dono...

Cappotti

Esercizi di stile. Ho mal di testa. Ahia. Mi manchi ogni giorno in modo diverso, ogni giorno più di traverso. E intanto smetto gli abiti di un tempo e indosso anonimi cappotti blu scuro, camicie su camicie, il vezzo di una fantasia a righe in cambio degli slogan che campeggiavano sulle magliette. E mentre scivolo via, a poco a poco, in quel me che perdo io perdo te, per sempre. Non sono più il ragazzo che capiva perfettamente il modo dei tuoi capelli di caderti sulle spalle, la luce che si rifrangeva sul tuo volto nella cucina. Dimentico il modo di abbracciarti quando avevi paura, senza aver bisogno di un motivo. E alla fine dimentico il tuo modo provocante di temere la felicità. Oggi voglio cominciare un libro in cui non ti nascondi fra le pagine, in cui non sei...

Che sciocco

Che sciocco che sono. Che sciocco che ero già molti, molti anni fa quando ascoltavo Domani e la usavo per cercare d’inchiodare un dolore passeggero, inseguire ancora una gonna evanescente su e giù per le scale della memoria. Che sciocco che ero quando me ne andavo con i finestrini abbassati lasciando che l’autoradio cantasse Guapa loca. Mi piacevano le rime, abbassavano i misteri del ritmo alla mia portata. Che sciocco quando pensavo a un’altra cosa che ho perso. Incredibile quante cose si perdano negli anni, eppure ne rimangono ancora da perdere, vorrà dire qualcosa no? Che la maggior parte delle disperazioni non sono tali, o questo le proteggerebbe con triste facilità dal peggiorare, dalle paure di vecchietta che indossiamo come uno scialle...

Mi trovate cambiato?

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Riguardando vecchie foto

Tutto torna a sfaldarsi, e poi a ricomporsi, in quel tuo sorriso che non cerca protezioni, ma solo di restare ancora un poco, nel cuore. Di venire appresso, di guardare da sopra una spalla, leggera. Sei rimasta bimba, ma che sorriso, è così serio. È così infinito che trascende tutte le cose che non hai fatto. È così incapace di fermarsi lì, al 1983. Il tuo sorriso continua. Sta sempre in salotto, e poi su, per le scale. Come si fa, come si fa a diventare grandi? Com’è, com’è che tu lo sapevi già? Com’è che facevi quando faceva male? Mi dispiace, sai. Piango, mi lavo i denti, torno. Hai lo stesso sorriso. Avrai lo stesso sorriso quando, a Dio piacendo, fra dieci anni riguarderò le stesse foto. Neanche una in più. Avrai lo stesso sorriso. Lo...

La montagna e il capriolo

Ho sonno, non ho dormito quasi nulla. Il cielo era spaccato: una ampia massa di nubi fuggiva verso est, travolgendo un banco di nubi più scure, che pascolavano il pezzo di cielo toccato loro in sorte. Il cielo si struggeva fra anime contrapposte, che non trovavano margini di convivenza. L’inquietudine fu assorbita dal Viandante, che vagò con lo sguardo alla ricerca di soluzioni o per lo meno di appigli da cui partire a riparare la fragilità del cielo che temeva andasse in pezzi. Indugiò con lo sguardo alla sua destra, su una montagna che sorgeva nella direzione da cui le nuvole rapide sembravano provenire. La montagna occupava la sua fetta d’orizzonte, ingombrante. Non avendo di meglio da fare né indizi il Viandante prese il sentiero che portava...

Ho

Ho le riunioni. Ho i progetti. Ho il MacBook Pro che trabocca istanze di Eclipse. Ho i repository e del codice dentro. Ho l’HTC Desire e la ROM Oxygen. Ho il timbro, c’è scritto ingegnere e la mia matricola che contiene una W, come tutte le targhe delle macchine che ho avuto. Ho l’iPad con sopra iOS 5. Ho il corso di tedesco, al Goethe Institut, il martedì e il giovedì sera. Ho, da poco, lo Stammtisch il mercoledì sera, dove conosco gente interessante e ne approfitto per incontrare Elena, Camille o Nicolas per una birra. Ho tanti libri, di cui parecchi iniziati, in corso. Ho una festa a cui andare (Calamandrana delenda est!). Ho biglietti aerei prenotati per i prossimi quattro viaggi (Vienna, Madrid, Monaco, Dublino). Ho il primo numero di una...

Ich bin völlig fertig

Un dettaglio curato, un dettaglio sfumato. Ich bin völlig fertig. In questo periodo corsi da seguire, progetti, il Goethe, lo Stammtisch, Sara che si laurea (brava!). Un dettaglio scelto, uno ignorato. Ich bin völlig fertig. Mi sa che mi ci vuole una birra. Rossa, che mi macchi il cervello, che disperda tentacoli rossi nella mia mente. Un dettaglio a cui dai ascolto, uno che ti sfugge. Ich bin völler fertig. E ora vado, anche se, i Pixies. Ah, i...

Venerdì sera

Il mescal è la prova dell’esistenza di Dio(1) – proclama, e socchiude gli occhi. Quando beve, Marty guarda sempre le cameriere, e ce n’è una volteggiante, sorridente e americana che già lo fa un po’ soffrire perché non la conosce e lui invece è sicuro che se lei lo conoscesse e gli desse il tempo di parlare, lei si innamorerebbe di lui. Non è male questo Fughe da fermo, e io comunque devo provare il Mescal. Oggi Marcello mi ha scritto, mandato il link del suo volo in aliante. Perché La Vita… mica si può spenderla ad averne nostalgia no? Come fosse un’idea sfumata e astratta, troppo in là per raggiungerla. E invece Marcello vola e se gli chiedono se gli va di fare qualcosa di spericolato risponde “as far as we survive,...

Tanto tempo fa

Una persona scrisse fra i commenti di questo blog E quel poco di vuoto che resta dentro, è quello che a volte fa vedere le cose più vere, più sentite… ci hai mai fatto caso? Poi c’era l’indiano, la scatola piena di the. Poi una notte lessi Le città invisibili, fumai un cigarillo dall’aroma improbabile. Poi il tempo è passato, io sono sopravvissuto a tante...