Concordo

Solitudine non è essere soli, è amare gli altri inutilmente Mario Stefani

Maggio

E non pensare al farsi giorno, al farsi spazio di quegli occhi. L’aprirsi lento, il farsi strada d’un sorriso come fosse l’Albata che esplode dall’ombelico di maggio. E se c’è spazio, se c’è spazio… sarò là. Dove è labile il confine fra l’uomo sconfitto dalla lunga notte, dall’afflosciarsi del vino e l’eroe che s’accascia un attimo appena, piegato dal peso delle proprie...

Chiarimenti

Ricordi. Fra la statale, una pista da pattinaggio, la notte di Lisbona. Certe notti essere sobri è un peccato. Lo paghi. Vibra, sai, questo pensare, questo odorare situazioni. E sbagli se lo credi frutto del passato. Lo è, certo, ma in minima parte. Sai cos’è che lo alimenta? E’ il future imprigionato negli occhi, la promessa di esplosioni vergata nel sangue e nella sangria. E allora esplodo anch’io, continuando questa danza che io e gli altri continuiamo a fare, ad anni, e chilometri di distanza. Oggi la statistica, e quei libri arrivati (l’evoluzione del linguaggio…). Domani invece arriva...

Nel tempo e nello spazio

Questo week-end ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Venerdì sera una cena per celebrare i dieci anni dalla nostra maturità. Dieci anni. Dove avresti detto di essere dieci anni fa? Ti rendi conto che ora non importa quello, quanto con chi e con quale bagaglio appresso al cuore. Le vedi certe risate? Poi, una notizia che… mi commuove. Una notizia da una mia compagna. Cavolo, le sorprese bisogna saperle fare. Poi parti con quelle storie, che completano e rafforzano la tua. Parti, e vai a raccogliere altri pezzi, a coltivare altri spazi. Ma soprattutto a bere e fare casino. La decisione più naturale è cominciare con un bell’after, incontrare e raccogliere Sara, andare a Brandizzo a recuperare Alessandra e via verso l’aeroporto. Parcheggiare fra...

Non c’è

Sara dice che ho troppe amiche. Io dico che non è vero. Il ruolo dell’amico-gay appioppato al povero sottoscritto. Mi piace parlare. Andare al Roar-Roads. Io, tre ragazze francesi. Una che a Torino ci vive, una che ci vuole restare, una che è triste di andarsene. Torino e quelle vie che con la luce giusta, sanno così di ottocento. Quelle vie che quella sera ho percorso con un mantello, un signore a dirmi che anche lui da giovane, Goliardia e tutto il resto. Poi torno per quelle strade. Sai, ripercorrendo quelle strade che in quel particolare periodo della mia Vita… non so, con la luce giusta forse, o l’assenza a fare da sfondo a brandelli di passato. Avverti solo il peso, il peso greve d’un non-esserci, così a dormirmi sul costato, ad...

Trucioli

Credo che vivere sia come scolpire: ti danno un blocco di tempo e possibilità e bisogna tentare di modellarlo secondo i sogni, i desideri che si muovono dentro di noi. Stiamo lì a tirar via ciò che si frappone fra noi e quella visione. Nell’attività febbrile non facciamo caso a quello che cade a terra, a che cosa rimane: trucioli che hanno i volti delle persone che ci lasciamo dietro, delle possibilità cui rinunciamo, delle decisioni prese, dei si e dei no. Quei trucioli rimangono lì, separati dal resto, da quell’ammasso di tempo e possibilità che ancora sopravvive e in cui continuiamo a infondere i nostri desideri, le nostre speranza, seguendo quell’immagine, talvolta precisa, talvolta sfocata e sfuggente di ciò che noi vogliamo per la nostra...

Come fantasmi

Stamattina non c’era proprio tempo, la scadenza, il token. Stamattina in quel non esserci tempo parli con una persona con cui non parlavi da tanto tempo. Un anno? Come fantasmi. Ed era poi normale, come via dal tempo, dagli eventi, come nulla a inframmezzare, nessun detrito sulle parole. Come una cascata e via, ti ritrovi a scorrere di nuovo nel fiume placido, senza segni. Come fantasmi. Ci sono combinazioni che provocano reazioni che non sai spiegare. Guardi gli ingredienti e nessuno di loro è in grado di giustificare quel che succederà quando li mescoli. Un’esplosione che non trova spiegazioni, ride beffarda. E allora trovala quella ragione per esplodere, quel senso che in te da solo non c’è trovalo. E poi esplodi. E poi mi guardo Das Leben...

A volte

A volte vorrei solo guarire, e non sono capace. Vorrei guarire e indugio, dove so che non dovrei. Mi fa sorridere pensare a quanta determinazione metterei nello spronare un amico che commettesse il mio sbaglio. Mi fa sorridere Nella e quel fumetto che mi regala. Mi fa sorridere che sia sera e sfumi in notte, i grilli quando accosti lungo la strada, la campagna che si nasconde fra città e città e risorge in un frinire che si fa male, là dove non l’aspetti. Vorrei solo guarire, e solo esser malato più forte di quanto so esser sano. Ma è l’esser forte, anche nell’errore, il segno che io sto tornando, che là, sotto la brace, arde un nuovo momento che sta crescendo, si fa giorno, si fa era in cui io torni a splendere. E allora ragazzi miei, allora...