A me non piacciono gli anni dispari

Ventinove. Li ho iniziati con un ascensore che si chiudeva sul mio braccio, che a sua volta teneva il caffè. Una scelta non convenzionale, il caffè sulla mano, sulla camicia, sulla pelle. Ho ricevuto tanti auguri, molti più di quelli che aspettassi. Forse il segreto è non aspettarsene nessuno. Quest’anno, quest’anno è stato lungo. Ma è anche l’anno in cui ho fatto una cosa che desideravo fare da tanto tempo. Ho viaggiato un po’, nell’ultimo anno. Ho guardato le ferite chiudersi, riaprirsi, riprovare a chiudersi. E’ stato un anno duro. Però, i prezzi bisogna pagarli no? E allora sono felice di ogni difficoltà. Sono ventinove. Quando la mia mente di ragazzino divorava gli anni proiettandomi nel futuro, che poi è accaduto essere...

Io vado un po’ più in là

Sono tornato dal secondo viaggio Gonzo, e sai, pensavo. Passando per Borgone e su, i bar, la pasticceria, le sale d’aspetto. Pensavo che io vado un po’ più in là invece di fermarmi qui fra i ricordi. Proseguo, facendo tappa là in cima al colle, dove dicono che l’umana vita è breve, ma più di chi non vive è morto chi non beve. E mentre vado un po’ più in là dita di fantasmi sfiorano la mente, il giorno e la notte. Credo non siano nient’altro che grumi di felicità, vissute o schivate, che si sono condensate in chiazze giallastre. Rimarrei a fare due chiacchiere con loro, a volte per malinconia, a volte perché non ho la forza di alzarmi. Però so che devo andare, un po’ più in là. L’amico ti dice che invece dovresti saperti...

Quarda un po’

Week-end a Utrecht. Idea, prenotazione. E poi rendersi conto che sarò da solo con 4 donne. Che si sono già impegnata a farmi dare di matto. Cazzo. E poi riascolto questa sottovalutata canzone dei Guns: Oh My God. E il testo… mi sembra una storia già vista, da vicino. It’s not how you’re thinking Like you’ve been right You’ve been living a trade-off Believe your own version Believe your enslavery and drain out your soul What can I do when there’s so many liars That crawl through your veins Like millions of spiders That seek out their victims And ruin the wiser Watch out Gotcha Oh my god I can’t deny this I’ve been taught just to kill and fight this To bury it deeper where nobody can find it Like nobody wanted to know...

Senso

E lo sguardo cade ampio, a raccogliere vallate, su, fino alle montagne e lo sfondo raggiungibile dall’occhio. E col respiro mi sembra d’appannare l’intero paese, compresa la chiesa vecchia giù da basso, e i muri di mattoni rossi, che contano i secoli a due a due. E se tutto questo mi libera, mi ricorda dove finiscono i limiti e dove comincio io, beh, rimane questa sensazione di cecità che provo: a me manca il senso. Ho i miei desideri, le mie soddisfazioni, le mie regole, il mio impegno. Manca sempre quello: il senso. Il senso mentre viaggi su un aereo, l’ala comincia a muoversi a dimenticarsi la pista e la strada oltre la recinzione. Manca mentre parli al telefono, tenendo il volante con l’altra. Manca alla macchinetta del caffè....

Durham

Sono tornato dalla conferenza. Da quell’accento da Nord Inghilterra. Da quel luogo che è la sintesi degli stereotipi sugli inglese. L’università e la città di Durham sono posti tratti a forza dalla saga di Henry Potter. Ho dormito al Gray College, il cui simbolo è una fenice. Ho bevuto birra spillata con la pompa, mica con l’aggiunta di anidride carbonica. Ho parlato con gente dai mille accenti inglesi, e ho parlato di fronte a loro. Non è andata male questa presentazione, anzi, direi che le domande mi stuzzicano. E così cinque voli dopo rieccomi...

E sarà vero

…che Life is what happens to you while you’re busy making other plans. (Allen...

Decisioni

Ieri sera c’era Brandy, in breve visita dall’Olanda. E c’era Giorgì anche, che la Giorgì, mi avvisa Davide, ha buona memoria. E la Giorgì mi racconta questi aneddoti, di quel che ho fatto, probabilmente un po’ brillo, qualche anno fa. E davvero mi stupisco ogni volta. Forse non sono un esempio di moralità da brillo, però cavolo, sono simpatico :D E quindi al mattino sono lì con la mia camicia anni ’70, occhiali da sole, che non ne portavo da quelle vacanze a Biot. E lì in quella strada di campagna, col sole e l’erba verde, c’è un ragazzo che siede sul bordo del bagagliaio: da quanto tempo non lo faccio più? E allora penso che ho preso una decisione: io non diventerò vecchio, diventerò vintage. Che poi come ho fatto per...

Fino a che

Ci sono ferite che passi una vita a cercare di guarirle. Fino a che? Fino a che punto continua questo muoversi di cellule, questo rinnovarsi di tessuti, questo stare lì a decomporsi in sfumature di stati d’animo? Quand’è che arriva la fine di questo processo (o di questa (auto-)condanna)? Forse ci sono più risposte. Fino a che impari che non guariranno mai, che rimarranno lì a farti compagnia, a calcificarti l’anima. E allora va bene così. E’ compagnia, forse non buona, ma compagnia. Sono lezioni che non ti perdi per strada. Sono il tuo percorso, cicatrici di cui si può anche essere orgogliosi. Fino a che impari a non farci più caso. Che tutto sommato le cose hanno l’importanza che gli dai. Solo quella e nulla più. Allora chiudi,...

Voglia di strada

Oggi sono andato a trovare Sara. La conosco da anni. Quanti? 10? 15? E non ero mai stato a casa sua. Ho preso il navigatore, non perché mi servisse ma perché… ho voglia di viaggiare. Quella voce mi ricorda i chilometri. Che per farla parlare di nuovo a volte dovevi fare 289 chilometri. E poi ti diceva di andare dritto. Non che fossero chiacchierate interessanti quelle col navigatore. Ma quando torni e alle 20 lo schermo diventa blu perché entra in modalità notturna, allora per tornare a casa passi da sotto, da dove passeresti arrivando dalla Torino-Bardonecchia. Che, voglio dire, una domenica pomeriggio con un pitbull (che però non un pitbull) caffè americano a tazzate, baiocchi e chiacchiere, insomma, ce ne fossero. Però poi bisogna viaggiare. I nomi nella...

Ultimi piani

Ieri sera ho visto Nico e sono finito ad una festa Erasmus. Stranieri di ogni tipo stipati in un appartamento all’ultimo piano di Corso Spezia. Parlare di birre belghe, del che cosa si dice in Brasile di una ragazza con le Halls. Odori dimenticati, cocktail preparati come benvenuto. Stasera mi chiamano i Federico conosciuti in Erasmus, la combriccola dei lombardi sopravvissuti a Karlsruhe si è ritrovato. Due chiacchiere con Federica, non l’ho più vista da allora. Lei ha visto Giovanna a Madrid qualche giorno fa. E per quanto il test di Kruskal-Wallis sia interessante mi chiedo se ogni tanto dimentico che c’è qualcos’altro. Sono pensieri da portare con me nella trasferta in Inghilterra, fra una settimana. A riempire gli spazi vuoti, ad...