I do not belong

Sai, ascolto ripetutamente Country roads.Fuori c’è il sole, la macchina chiama, e pazienza se l’autoradio non funziona.Ecco, viaggiare. E pazienza se non c’è posto dove tornare, da chiamare casa.Perché a me non capita che: I hear her voice, in the mornin’ hour she calls me The radio reminds me of my home far away And drivin’ down the road I get the feeling’ That I should have been home yesterday, yesterday Non saprei proprio quale posto, quale sensazione, quale persona mi potrebbe dare quella sensazione. Non c’è. L’altra faccia della medagli è che si sentono morbidi i confini fra sé e il resto: dal vento alle strade. Come non avere legame così forti da impedirti di mescolarti. E’ non avere troppo attorno al cuore, troppo...

Vorrai mica vedere che…

A settembre sono stato ad una conferenza. Dopo un intervento una signora interviene, con accento inglese semi-incomprensibile, per fare una domanda. E sentita la risposta continua. Domande pungenti, cattive, puntigliose. Si tratta di una signora che, nel mio campo, sa il fatto suo. Io, seduto fra quei banchi provai pena per il poveraccio cui rivolgeva quelle domande. Ora. Io dico. Tu immagina che uno debba fare il suo primo talk ad una conferenza accademica, in inglese, in Inghilterra, nell’università di questa signora, proponendo dei cambiamenti all’approccio da lei suggerito. No, dico, sarebbe un caso, assurdo, no? Dico. E invece. Guarda un po’ cosa devi aspettarti. Come si chiama la signora? Barbara. No, per...

Si, ma

Si, ma a volte per capire, per scriverne, serve un’immersione in quel dolore, ancora, ancora. Buttarsi per intero, sotto. E’ orribile, cazzo. Ricordi. E’ strano come i frammenti di ricordi ti taglino comunque li prenda. Li hai mescolati, dimenticati, gettati. Rimane un paiolo di pezzi di vetro, per colazione. Ognuno di quei cattivi pensieri e legato a tutti gli altri cattivi pensieri. Un insieme che ha avuto bisogno della complicità di eventi molteplici, ripetuti e determinati, e attori e comparse in quantità perché emergesse uguale a come è stato. E non lo si può negare. A certi cattivi quadri, a certi 2010, non bisognerebbe mai dargli un’occhiata, perché hanno la mappa dei veleni che ti sono attorno e, per vivere, devi far finta di non...

Dano, l’agire, i miracoli, il Sudamerica

Stanotte Dano ha scritto una nuova e-mail in cui racconta la sua vita in Sudamerica e il suo progetto di costruire case ecosostenibili. A volte sono infastidito da buonisti d’accatto, che parlano di bene comune, e trovano come unica soluzione che sia lo stato a pensarci. Credo che il modo giusto di fare sia, quando si crede in qualcosa, non limitarsi a discuterne attorno alle tazze da tè, o inveire contro i tagli o contro chi non ha la sensibilità per capire tematiche che ci stanno a cuore. Secondo me, agire è sempre l’unica risposta. E Dano l’ha fatto e io l’ammiro. Ogni volta che scrive mi fa riflettere sul fare qualcosa in cui si creda davvero. Io ho la fortuna di farlo, perché, citando Negroponte, oggi il software non è qualcosa che...

Possibile siamo più scemi delle cose?

E’ strano quanto mi piaccia più scrivere che leggere. Scrivo scrivo e non ascolto. Ho i continui echi, riverberi nella memoria. Che accade e accade. C’è questo suono, è Two dei Motel Connection. C’è Claudio che si muove al ritmo della musica. Guardo, dopo tanto tempo Santa Maradona e l’acchiappo per un filo quel suono continuo. Quel continuo essere Claudio di Claudio. No? Ci sono queste canzoni, ci sono queste ore al Politecnico. Pensa. Ragiona. Progetta. Segui queste idee. Prova a vedere dove portano. E’ divertente, mi piace. Ma il fatto è che tutto, tutto accade con quel sottofondo di fatti, di antefatti che descrivono tutto il seguito. Mentre sono alla scrivania e la sera. Ho sempre, sempre 20 anni, le stesse facce, le stesse...

Casa

La sera a casa, un principio di influenza. Un paper da poco accettato e la possibilità di stroncare quello di qualcun’altro… Bene, bene, bene… cos’è che hai scritto qui…

E di concerti

Ieri serata all’Hiroshima con Alessia e Ciube. Sul cartellone si parla di Nobraino, e il concerto lo apre Giorgio Canali, un rockettaro con qualche anno sulle spalle che si scatena sul palco gridando elettricità, prendendo a testate il microfono. Che padronanza dei suoni, delle grida. Sarà che questa nebbia, mi nasconde l’orizzonte, Sarà che un po’ più in là, sono convinto, non c’è niente Sarà il fumo negli occhi, sarà il male di te Sarà che non mi va di cercare risposte, che soffiano in un vento che non c’è. Sarà che basta crederci, e poi va tutto meglio, Sarà che preoccuparsi troppo è sempre un grosso sbaglio Sarà che forse sono daltonico, ma devo dire che questo cielo invece di essere sempre più blu, a me sembra sempre più nero, Sarà che le ragazze con...