2010

Facciamo finta che i giorni capiscano i confini e proviamo a rinchiudere questo 2010.

E’ stato un lungo periodo di purificazione. Mi sono scrollato di dosso tante cose e, in questo finire d’anno, capisco di doverne abbandonare tante altre. Mi porto dietro detriti che non mi danno alcun nutrimento. Solo qualcosa nel sacco, che così non sembri vuoto. Non ho bisogno di rassicurazioni, ma di fame.

Il 2010 è stato un anno iniziato male, poi peggiorato e che in infine mi ha offerto il dono di realizzare. Non che sia piacevole quanto realizzato. Ma è necessario.

E proseguiamo in questa cattiva mezza giornata di un anno che è quasi tutto alle spalle.

Domani si ricomincia, con molto in meno, per fortuna.

Cristalli

Avrei voluto sapere dare forma alla felicità. Una forma in cui la felicità potesse rimanere. E invece ha rotto gli argini ed è
andata via, tornata a rifugiarsi chissà dove, di modo che io debba di nuovo cercarla.

Sai, avevo cucito con la pazienza di un baco da seta un luogo dove potessi vivere, l’avevo difeso irridendo ogni pericolo,
facendo schermo di ogni lama che mi si agitava davanti. Certo della mia invincibilità.

E avevo davvero vinto; te ne stavi lì, tutta quanta in un unico abbraccio, il mio. E aveva gli occhi liberi, con tutti quei
pensieri e quell’Amore dentro.

E poi sei scivolata via, come non potessi più afferrarti e danzare con te. Sei diventata acqua, m’affannavo ed eri già
scivolata fra le dita. Provavo a ricomporre, combattere i percorsi delle tue gocce, il tuo disperderti in cristalli minuscoli.

E poi sei rimasta lì, come un ricordo che si sporca, passa un tipo e sputa per terra, ti macchia e io non posso farci nulla.

Penso a volte a come eri, intera e brillante, un canto d’angelo che in questo mondo quasi stonava, eppure ne era così piena parte, il senso intero di un letto grande o la giustificazione dell’esistenza di una coperta blu.

E io chi ero. Se provo a ballare, ora, sono goffo e sbilanciato. Eppure sono ancora io, armato della stessa solidità, prigioniero degli stessi ideali. Ho il fil di ferro che mi riempie le ossa, mi tiene rigido e non permette che io cada mai, anche quando vorrei riposare un poco.

E chi sono io oggi, chi posso essere.

Per ogni momento vissuto appieno c’è un taglio sottile, da cui le immagini passate ti gridano che è un tradimento costruire la felicità ancora, dimenticandosi i propri morti.

Continuo a nutrire quest’amore di me stesso, come un debito d’onore per ogni carezza di mio Padre. Continuo a lottare per la felicità. Ma volte vorrei solo sedermi a mangiare lo stesso dolore che hanno mangiato le persone che hanno avuto un ruolo nella mia Vita. Un gesto che non offre nulla a nessuno, se non un sacrificio, un capriccio per dire che avrei voluto le cose fossero diverse, se non per me, per gli altri. Avrei voluto poter costruire felicità e regarlarle. Senza questa capacità mi sento inutile.

Giorni

E’ questo il carattere dei giorni, questa impazienza che li strappa al calendario, li precipita alle spalle del presente in un  gioco a rimpiattino continuo di cui, perdonerete, mi sfugge il disegno. E così l’un l’altro ad inseguirsi, a provare a carpirsi i segreti. Io ho visto la nascita di un amore grandioso, io lo scoppio di una guerra civile, io la fine disperata di una setta giapponese. Chiacchiere da bar dei giorni. Rimane un sapore semi-amaro, l’insoddisfazione nascosta dietro al palato, un sussurro all’orecchio che svanisce nell’accenno di una risata. E’ solo questo? Io non lo credo. Io credo. Anche al senso dei giorni. E se il mondo ti confonde, non lo capisci più, se nulla ti soddisfa, ti annoi sempre più scienziati ed Ingegneri hanno inventato già una generazione di bambole robot. C’è questo tipo strano, vedrai ti piacerà, lui suona la chitarra in una rock’n’roll band è come un Arlecchino ma non si rompe mai, attacchi la corrente, si accende e partirà.

Giorni

Una sera a chiacchierare da Brandy. Fare le sei parlando.

Una sera a mangiare la fonduta da Dani, rivedere Bertu, Giorgio e Francesca.

Un giorno andare all’Ikea. E poi giù di trapano, e “personalizza” i mobili con la sega.

Un giorno ad inquadrare il poster dell’ultimo concerto dei Bloodyguns.

Un giorno a scrivere sui muri “Was immer du tun kannst oder wovon du träumst – fange es an. In der Kühnheit liegt Genie, Macht und Magic.” (Qualsiasi cosa tu possa fare o di cui sogni comincia. L’audacia ha in sè Genio, Potere e Magia).

Ogni giorno bisogna ricordarsi di alcuni concetti.

E’

Natale è mia zia che dice che mi vuole bene. E’ mia zia che ridendo dice che ha bevuto troppo (è di famiglia?).

Il 2010 è un anno che porta delusioni, ne rovescia generose dosi sul tavolo. Ma il 2010 è anche l’anno in cui ho piantato Semi.

Propositi per il nuovo anno:
– Chiacchierare spesso fino alle sei del mattino
– Collezionare memorabili sbronze
– Realizzare un prototipo di projectional editor per EMF
– Finire la prima stesura del mio primo romanzo
– Innamorarsi follemente e senza ritegno alcuno
– Rimandare ogni tendenza suicida di almeno un anno

Il 2011 è l’anno in cui scopro qualcosa in più di me. E do una possibilità al Creato di stupirmi.