300? Raddoppio e vado avanti (con l’aiuto del pubblico)

Buon compleanno all’Eremo del Viandante che con questo post (il 600°) festeggia i cinque anni. Ieri mi sono alzato la mattina e mi sono trovato coinvolto in un ritrovo di amici Erasmus (dell’anno prima del mio, ma alcuni li conoscevo). Vagare a Torino, fare un giro dentro Palazzo Nuovo occupato, al pub dal primo pomeriggio. Bella giornata. E no, non sono tutte belle le mie giornate. Mi rendo conto di aver accumulato per mesi, senza mai arrabbiarmi. Ed è strano. E’ poco salutare. Il rischio concreto è di finire con l’incazzarsi con il primo poveraccio che mi sta attorno, indi per cui ho deciso che devo trovare un capro espiatorio sacrificabile. Qualcuno che si presti a fare da parafulmine alla mia ira, di modo che non ci vadano di mezzo...

…beh

Domani rinizierò a coltivare la pazienza. A ricercare l’equilibrio di tredici pietre in un giardino zen. Oggi mi concedo il lusso di un errore, e di mandare tutti quanti a fanculo. Rifletto sui miei errori sapendo che continuerò a perseverare sulla mia strada. Decisamente troppo testardo e troppo poco dettato alla sopravvivenza. Che nel frattempo poi ho visto troppi concerti e troppi musei per riportarli tutti. E vengo meno al mio dovere di cronaca, quindi. Un altro film in lingua originale magari?

Sogni

Ci sono tanti sogni nel mondo. Ci sono sogni sotto mantelli di stoffa. Ci sono sogni appoggiati la sera sui comodini e rindossati la mattina, ogni mattina. I sogni lo popolano, questo mondo di sensi sconnessi. Prova a viaggiare solo con la tua ragione e non lo troverai il capo del viottolo a cui ti impicchi. Prova a fartela bastare, e ti racconterai la tua soddisfazione, mentre la senti rimbalzare contro le pareti della tua cella di isolamento. Piangilo questo mondo che non c’è, questo senso che scorre via in rigagnoli via via più veloci, via via più distanti.

L’alba

L’alba a volte è abbassare lo sguardo, fissare il terreno ed avvertirlo sotto i piedi. Riempire i polmoni di notte umida, che ce ne sia abbastanza per sopravvivere al nuovo giorno. Ore dopo sono alle prese con fogli e muri gialli (e doveva essere arancione!). Va bene così. Anche se a volte l’alba sembra non volersene andare mai, neanche quando ho imparato, capito, ringraziato e salutato.

Lo so

Lo so, lo dico sempre: odio le Domeniche. Sono spesso pigre e vuote e lasciano tempi a macerare. Pensi, commettendo errore stupido e grossolano, al tempo caduto male, alle ferite. Quanto dolore che non ho capito mai e non potrò mai capire. Il dolore capita di incontrarlo (magari in noi) e non saperlo guarire. Mi sento piccolo ed inutile. Mi sento affamato, qui ai margini dell’inverno e non so dove mettere la mani. Le appoggio in tasca, poco convinto. E com’è che è andata poi, e che motivo c’era che andasse così. Chiudo la bocca, spengo le domande e guardo per terra dove ho segnato alcune tracce in cui muovere i passi, per i giorni in cui sono più stanco, per i giorni in cui è più difficile. Piano digerisco il mio percorso ma sono solo pochi...

Forse

Forse scrivere è il manifestarsi di una malattia o di una condizione sfortunata: l’incapacità o l’impossibilità per fattori esterni di poter comunicare qualcosa. E’ un tentativo di buttar via il veleno prima che incrosti le vene. Di dire, per non morirne, di espirare per non soffocarne.

Dragoni?

Lauree, lauree, lauree. Vedere la discussione di Joy, che poi si chiama Xie Fen, lei che ci invita a cena allo Sfashion e offre. Che strano dev’essere festeggiare un periodo della vita che finisce, lontano da casa e affetti. No, i vestiti tradizionali che indossano alla laurea in Cina non hanno dragoni. La fontana della Dora straborda schiuma stasera. Raggiungo Sara. Quanto è brilla? Incontro Goliardi, lì alla Cadrega. Giovedì un incontro preliminare per il Telefono amico. Qualcuno vuole aggregarsi? Poi fuggo Ll’ultimo concerto dei bloodyguns. Un gruppo che abbiamo seguito per tanti anni. Una scusa per prendere la macchina ed una sbronza. Saltare e gridare tutta la sera. Il mattino mi alzo, il Capo e Nico rimangono a letto. Io vado a lavoro vengono...

Note brevi

Le parole mi scivolano via, da altre parti. Poco, poco tempo e su questo blog che si avvicina ai 5 anni mancano un po’ di interventi. Ieri 12 ore al Poli. Dalle 9 meno 5 del mattino a quelle della sera. E poi serata al pub con i colleghi. L’accento americano della cameriera, Bianchi che tiene su questo povero Toro. E il lavoro che procede. Vediamo. Domenica mostra di Dalì a Milano?

Un ultimo bicchiere

Un bicchiere ad Artissima, Valeria, Valentina, gli specchi, i pallozzi, i vestiti ammucchiati, i rifiuti. Un bicchiere ai progetti e ai mattini. Un bicchiere ad una nuvola che passa e va. Un bicchiere ad un giorno in cui avere ragione due volte. E il sapore di soddisfazione suona così stantio. Un bicchiere alle parole. Un bicchiere in cui annegarle. Un bicchiere a domani, le ore, i caffè e la Vita col suo profumo che non scordi.

Rimbalzi

E’ vero sono umorale. Ho avuto qualche settimana spiacevole da cui mi sono catapultato fuori. Un fermentare che ha varie scuse o forse vari modi di manifestarsi. Idee sul lavoro che procedono, voglia di provare cose nuove. Lavorare a quell’idea di un generatore casuale di mondi insieme ad un geologo svizzero. Andare alle prove di quel gruppo di alcolizzati e fare la seconda voce (fra una nastro azzurro ed una wuhrer). Un corso di volontariato che finalmente sta partendo. E’ l’energia che torna a muovermi. La voglia di fare, vedere, sperimentare. La sensazione che provo è di aver preso la rincorsa e voler continuare per questa strada. Almeno fino alla prossima crisi esistenziale.