Il bello di avere un blog (ed un amico)

E’ che sei lì, che stai bevendo un paio di birre ascoltando Breakdown. Che capita di ascoltare Breakdown e mai senza una birra. Allora ripensi un attimo. E nel blog salta fuori una serata in cui ascoltavi questa canzone; rileggendola la rivivi in pieno, nella forza del momento. E’ straordinaria la vita e cosa possa succedere se prendi un amico con il quale sei cresciuto, una situazione al limite del paradossale che stai cercando di digerire e chiudi il tutto in una stanza con 20 litri di birra e tanta musica.

Ne esce fuori questa serata: Graffi

E penso che poi le cose sono andate come desideravo allora.

Salvo poi finire a puttane in seguito.

E certe serate, solo se agli amici giusti.

Ed io continuo a desiderare, alzarmi, ridere, e avere gli amici giusti.

Maree e pensieri

Parlo con un amico, vicino la Gran Madre. Certi tipi di maree depositano queste serate sul lungo Po. Io le raccolgo.

Penso che Torino sia una parola che fingi di non sentire, piano la lasci scivolare sotto pelle. Un pensiero che non sai condividere, e si cristalizza negli spazi che non sai raggiungere. Torino è un corso per assaggiatori di vino in cui non c’è più posto, un ristorante indiano in via Pigafetta.

Penso ad ogni amico, ad ogni gesto. Agli errori altrui e a come specchiare in essi i miei errori. Vederli di traverso, almeno.

Penso che reggere un manifesto di laurea in formato A0 insieme alla madre della vittima mentre la nonna sorride guardando il disegno, volgarmente di classe, beh, sono soddisfazioni.

Penso che con Paolo sono alla terza tesi in cui compaio nei ringraziqmenti. Ne sono grato ed orgoglioso.

Penso che Valentina si è degnata di farsi vedere, di ritorno dall’Irlanda.

Penso che ci sono persone che nella vita tornano, magari sotto forme diverse ed altre che svaporano. E va bene così.

Penso di aver capito che la donna adatta a me sappia dare spazio e tempi al mio e suo istinto. E sia semplice e chiara nelle parole, nei gesti, negli affetti e le intenzioni. Penso di chiedere molto e, presuntuosamente, di dare molto. Penso che un po’ di follia, di tanto in tanto sia richiesta. Ma ne porto per due.

Penso che invecchiando si dia più importanza al proprio tempo e si faccia più attenzione a con chi si sceglie di spenderlo. I rami secchi si impara a tagliarli. Dove c’è nuovo spazio qualcosa crescerà.

Penso che le lettere a Lucilio siano una delle letture più scorrevoli e piacevoli in cui sia mai incappato.

Penso che combattiamo per molte libertà o comunque dichiariamo di volerle. E poi non le esercitiamo. Come la libertà di svegliarci uomini migliori di come siamo andati a dormire. Sarà vero allora che non è la libertà a mancare, ma gli uomini liberi.

Letture

Le belve evitano i pericoli che vedono e, una volta schivatili, si sentono al sicuro: noi ci tormentiamo e per il futuro e per il passato. Molte nostre prerogative ci nuocciono; la memoria rinnova l’angoscia della paura, il prevedere il futuro ce l’anticipa; nessuno è infelice solo per il presente. Stammi bene.

Lettere a Lucilio, 5°

Domande

Non so quando è successo, quando sono diventato una sorta di Babbo Natale sotto acido.

Quando ho imparato a non rispondere con insulti, velati e di classe, certo, ma insulti, all’e-mail di uno che si firma L’Uomo Perfetto (si, davvero).

Non so quando sono diventato fondamentalmente felice.

So però quando ho assistito alla terza sessione di prove di un gruppo di amici. E mi sono davvero divertito. Ma è quello che ci si aspetta da un Babbo Natale sotto acido, no?

E ho capito che il microfono di un cellulare satura quando si prova a registrare le prove di qualche pezzo Rock.

Ma va bene comunque.

Hey hey my my e Paranoid, sono venute bene. Grandi canzoni.

Ma un Babbo Natale sotto acido apprezza quasi qualsiasi canzone, immagino.

Scusate è che non sono abituato a essere pacificamente felice; sapevo di emozioni forti e scosse ma questo è qualcosa di diverso. Me la sto cavando, comunque.

Piove

Ed i week-end se ne vanno. Si soffermano un po’, passano dalla Maison du Chocolate, fanno il giro da Bruino, e una sosta veloce in quel bar, un paesino a caso della Valsusa.

E lo capisco quanto ho guadagnato in questi anni, quanto terreno sulla mia inquietudine, sulla mia brama di momenti, di Vita, di esperienze. Sorrido di più. Di tutto: di me stesso, delle cioccolate calde, di una birra di troppo e di una che manca. Certo, non so nè voglio disinnamorarmi dei cieli plumbei e del perdersi in un pomeriggio, a pensare. Ho più porti e meno venti di un tempo ma certe giornate la brezza mi invita a sciogliere gli ormeggi, e vedere cosa c’è oltre costa. Beh, è un bel ritornare.

E poi oggi piove e mi piace questo benvenuto all’autunno. Mi sembra di respirare davvero solo quando piove, sapete? Sento un senso di tepore quando l’aria si fa fresca. Come una naturale risposta dei contrari. Come quando ho paura e scopro di avere il coraggio che mi serve da qualche parte. E mi piace avere dei difetti perché se ne possono fare delle sfide, che inevitabilmente diventano delle scuse per esplorare possibilità che non sono ancora.

E mi scrive Dano che sta costruendo case eco-compatibili in Cile. Ed io penso che fare qualcosa che ti entusiasmi ti dia quelle energie che rendono possibile Vivere, scoprirsi soddisfatti. A me piace quello che faccio, per quanto possa sembrare non credibile ai più :)

E si, sono felice. Non solo perché piove.

Nella foto, il buon Dano in bicicletta.

Periodi

E’ un periodo pieno di musica.

Innanzitutto c’è Dente, che Valeria mi ha fatto conoscere. Giorni ad ascoltarlo, in particolare l’ultimo album, L’amore non è bello. E poi venerdì il suo concerto (con la partecipazione de Il Genio). Dopo il concerto, esploriamo il piano alto del John Lennon. E poi torno a casa e mi accorgo che i ritornelli di Dente sono rimasti lì, nelle orecchie, nella testa. E non è facile dormire mentre si ostina a ripetere appuntato mazzolino sentimi, portati via la mia patente, la macchina con dentro tutte le cassette che tanto non gliene frega niente a nessuno.

Poi ci sono i pomeriggi, in macchina con i Led Zeppelin, e lì inciampo in Going to California. E’ una canzone di cui adoro la calma fiducia che accompagna i versi Someone told me there’s a girl out there With love in her eyes and flowers in her hair. E quei versi finali Standin’ on a hill in the mountain of dreams Tellin’ myself it’s not as hard, hard, hard as it seems. Trovo che i Led Zeppelin certi pomeriggi siano una compagnia perfetta per me e la strada.

E poi un messaggio mi fa tornare in mente quella canzone che cercavo di catturare, lì all’Hiroshima, prima che iniziasse il concerto.
Era Here comes your man, dei Pixies. Lì per lì l’avevo attribuita ai Pearl Jam.

E c’è musica nel futuro: a Novembre suoneranno all’Hiroshima i Massimo Volume, gruppo riunitosi da poco. Molto particolare, sembrano chiacchierate più che canzoni le loro. E suoneranno con i Bachi da pietra, ossessione del buon Daniele.

Nel mentre io mi perdo in canzoni vecchie, nuove, ritrovate o appena scoperte la Wind si perde i messaggi che mando, che partono, non partono, tornano indietro. Per percorsi noti solo a loro, almeno a loro, forse.