Bolle

Era un po’ che non mi ritrovavo qui, in una di queste bolle.
Sono poche ore, mezze giornate.

Non è qualcosa che possa definire o capire del tutto. Di solito un paio di giorni prima comincio ad avvertire una sorta di inquietudine, elettricità di fondo. E poi avverto il bisogno di una pausa, di staccare. Smettere di fare quello che stavi facendo (o non facendo) e isolarmi.

A quel punto mi sembra che una parte di me, quella più razionale, quella che hai costruito negli anni, tenti di tacere e tendere l’orecchio ad ascoltare un aspetto più primitivo, meno gestibile, meno capace di esprimersi. Questa parte istintitiva comunica con brevi dolori acuti alla bocca dello stomaco, al petto. E sono difficili da interpretare, almeno per me.

E poi piano piano svapora questa bolla, e quel contatto si perde.

Torno a quel resto di vita che avevo accantonato. Più malinconico per qualche giorno.

Trovo questi momenti come delle ricariche necessarie. Che poi a volte, a non voler chiudere gli occhi, la conosci anche la causa scatenante di tutto questo.

E’ quello che sai che ti uccide
o è quello che non sai?
Non mentire alle mani,
al cuore, ai reni…

(Ci sono molti modi, Afterhours)

Fragilità

E’ strana questa fragilità fatta di cieli troppo grandi e leggeri,
di giornate che t’accompagnano piano alla sera,
di ruote che scorrono verso Pinerolo o verso Caluso.
E’ una fragilità che non sa infrangersi,
cocciuta sopravvive mentre siedo in un agriturismo alle prese con un fritto misto alla piemontese.
Sono fragilità di sguardi sul divano a casa di Daniele,
di film che iniziano e finiscono.
E che vedi ancora una volta.
Film che non sanno dirsi basta, tagliarsi.
E’ la fragilità di una fetta di torta Zurigo che non assaggio,
di una grappa tirolese che io invece prendo una Sambuca.
E’ la fragilità di treni che non sono di sola andata, ma anche di ritorno.
E’ il tornare in città in cui, benchè non le ricordassi, eri già stato:
anni prima, migliaia di parole fa, di sogni che han cambiato vestito.
E’ una fragilità insanabile e non puoi fare che amarla.
E’ tornare qui alla mia terra e lasciarmi cullare mentre tutto passa.
Mentre passo anch’io, i tre bicchieri pieni di fronte a me.
Mentre passa ciò che ero e rinasce in ciò che sono.
Mentre mi cadono le dita, a pensare una carezza che stasera non c’è.
Perchè è un mondo fragile, di sogni di cristallo che si spezzano,
a volte basta un brusco cambio di temperatura, a volte un battito d’ali, altre
un sospiro un po’ più forte. Ma è una fragilità finta, di sogni che si possono creare ancora,
se, si intende, si ha di che dipingerli. O un bicchiere troppo pieno.

At the end of, in the middle of, in front of possible futures

CLAUDIO NON LEGGERE, SE NO COSA TI RACCONTO DOMANI?

At the end of a long, exciting week.

Beh, tecnicamente una settimana lunga esattamente come ogni altra. E allora è strano che ci siano state dentro così tante emozioni. Summer school a Lisbona. Nuovi amici, lingue straniere, chiacchiere. Snocciolo aneddoti accumulati.

E Diogo che viene a trovarmi per una lunga notte in giro per Lisbona. Pullmino volkswagen, amici portoghesi (fra cui la badosha originale!) e francesi raccattati per strada. Ritorno alle 5.30, e lezioni il giorno fopo.

E la lunga lettera di Mojca.

E atterrare a Malpensa venerdì sera, dimenticare la valigia sul pullmino e arrivare taaaardii a casa. Partire la mattina dopo e andare dalla Giovannona a Vicenza. Divertirsi da matti allo Zucka, Spritz tour per Bassano, una graaaande festa di famiglia, girare per Vicenza. E tornare. Coda. Due ore per uscire dal Veneto, tornare a casa, chiudere la porta su una settimana straordinaria.

Mercoledì si riparte.

Vedo persone attorno a me che vorrebbero andare. E poi rimangono.  E sarà domani che si alzeranno…

“…but I tell you something, one of these days we are gonna get off our butts and rent Die Hard again…”

Friends, 4° serie, 21° episode

Altre poi hanno smesso di voler andare. Altre non si sono mai poste il problema. E intanto il tempo passa e i sogni hanno sempre meno tempo per avverarsi.

Ed io non lo so bene. Bisognerebbe capirlo. Nel frattempo ti attacchi a quelle parti che non vuoi perdere. Quelle che quando ti guardi allo specchio ti dicono “nojàutri i bogioma nen da çi!” (Conte di San Sebastiano, Battaglia dell’Assietta).

Provi a lavorare sul resto a capire che “la vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo” (Jim Morrison). Che poi vorrebbe dire a cogliere le possibilità. Se penso a quante ne ho avute questa settimana, che momenti… ecco poi forse basta quello: fare trovare la porta aperta, cogliere con un guizzo le possibilità, sorridere degli imprevisti.

No, forse non è tutto. Ma direi che nel mentre capisco, è molto.