Tuoni ed impazienza

Ieri il secondo GrigliaThon. Ventisei bocche da sfamare, altrettante ugole riarse. Via alle nove e rotti, verso la Sacra Birra. Ho sognato poi un viaggio. Eravamo una comitiva numerosa e ci muovevamo fra vari paesi. Ci rapivano, ci arrestavano, ci ospitavamo. Ecco un signore ci ospitava ed uno di noi gli baciava la moglie. A quel punto ci invitava ad andarcene. Io nel sogno mi innamoravo ad ogni tappa. È che sono monotono, è che non so aspettare. È che sono fatto così: ho bisogno di esplodere. Mi sento come un tuono. Mica puoi gestirlo, metterlo via ed usare quell’energia quando serve. Puoi solo lasciarlo esplodere. Un po’ lo capisco il tuono, non esplodere è doloroso. Oggi ho il viso cotto dal sole, le spalle pesanti, le ginocchia sbucciate. Io e le...

Enrico e la sedia

Enrico era stato seduto tutta la vita e questa, impaziente, se ne era andata. Al suo passo, a suo gusto. Enrico fondamentalmente era rimasto seduto perchè aveva paura; di tutto o quasi. Di sicuro di quel mare di cose importanti che poteva andare storto in mille diversi, intollerabili modi. Era stato seduto perchè non poteva riuscire a pensare di non incontrare lei, quell’Amore in grado di riempire di profondità la sua vita che, altrimenti, sarebbe stata ingiustamente lassa e sfibrata. Non poteva tollerare l’idea di amicizie spezzate come rami secchi sotto il peso dei compromessi, degli egoismi che rodevano chi li compiva e ferivano chi li subiva. Io non so condannarlo Enrico, là nella sua sedia poi neanche troppo comoda. Aggrappato di fronte...

Ampi respiri

Ho voglia e forza e non so dove infrangerle. Gli amici mi prendono in giro quando sono innamorato, perché lei è la donna più bella del mondo e non ne faccio mistero. Non so toglierle gli occhi di dosso, non so porre recinti attorno ad un sentimento che cavalca e dovunque vada lo fa senza frenarsi, senza timori. Quando amo non ho freni. Ho bisogno di spazi ampi, di corse estenuanti. A star fermo mi ritrovo senza fiato. Mi piace essere così, rimango così. Mi sento un po’ inutile con questa voglia d’amare in tasca, e nessuna birra sotto al naso. La seconda si può rimediare. L’amore lo tengo in tasca ancora un po’. Ho bisogno di ampi respiri. E fra un ampio respiro e l’altro, aspetto.

Viaggio

E quindi poi sono partito. La sera prima la cena a casa di Miriam, con Daniele sul ciglio di malattie sconosciute. Miriam che prepara una macedonia artistica scolpendo un melone. E poi, salutato il degente, via con Miriam, Claudio e Marina a bere il liquore che mi aveva regalato Mojca. Ci raggiungono una delle sorelle di Claudio ed una di lei amica, nata a Karlsruhe: le coincidenze. Uno sguardo colpevole all’orologio, la testa leggera per il liquore (buonerrimo): è tardi, via a dormire. E mi alzo con i chilometri da fare. Sono ai limiti del primo tagliando. Alla fine avrò sforato di tremila chilometri. E allora via verso Freiburg. E se parti una domenica d’agosto le code te le cerchi. Al confine con la Svizzera, all’ingresso del Gottardo, i...

Dimenticanze

E alla fine rimani orfano di un pensiero, lontano dai luoghi della memoria. Scegli di incamminarti nella bruma, se è poi mai davvero scelta (e mi piace crederlo, lo trovo giusto). Rimangono le pietre, che non ti voltano spalle che non hanno, ma placide e immutabili prendono infinitamente atto. Senza un giudizio, solo una nota. Ogni eco di dolore se ne è andato al primo mattino, ha indugiato più a lungo, langue, una domanda. Le pietre poi rinunciarono a rispondere e rimasero a guardare il sentiero, osservando chi sarebbe arrivato per accoglierlo immemori.  

Di tutto, a caso

Ho sonno, innanzitutto. In queste settimane sono uscito con un sacco di amiche. Con Giorgì, con Brandy (bentornata), con Ornella. Ho incontrato Laura nei corridoi del poli, sono andato a pranzo con Cinzia.  E domani mi metto in macchina e parto. Parto per cercare di non essere un coacervo di preoccupazioni, di timori. Per vedere se i pezzi che ci sono bastano a cavarne fuori un Uomo che stia in piedi. Sapete cosa mi spaventa a volte? I ricordi che mi aggrediscono all’improvviso, senza ragione. Ricordi scelti a caso, e non so dire perchè si siano fissati. C’è di tutto: dal ricordo di una passeggiata in un giorno d’estate a Giorgì che va in altalena. C’è Claudio che guida, ti guarda e ride. Tu lo guardi e ridi. E la strada, ti chiedi, chi la...

Io non capisco

Io non capisco me stesso a volte, come potrei capire gli altri? Ci sono cose che mi arrovellano la mente. Scelte che non capisco. Ci sono scelte che capisco e che non condivido assolutamente ma ce ne sono anche altre che semplicamente non capisco. Che non fanno il bene di nessuno, solo il proprio male. Capisco i gesti autodistruttivi più puri più fieri ed anche in quelli ci vedo potenza espressa e quindi un senso. Ma ci sono gesti con cui si rinnega se stessi e la propria dignità. E mi sono alieni. C’è un mare di scelte e gesti che non capisco. E mi fanno soffrire, lo ammetto. C’è un male che è prepotenza, contro il quale si può puntare il dito e reagire ma ce n’è altro nei sottoscala: un male che è semplice abbandono e pena. E quel male che,...

Fiducia

A volte ho riposto fiducia nelle persone e negli eventi e, a quella fiducia sono seguite delle delusioni. Se ci ripenso però non so pentirmene. Non so rimpiangere le volte che ho creduto ed è andata… come è andata. Penso ci sia un sentimento che è qualcosa di più della speranza e che si applica sia alle persone che alle cose, un modo a cui guardare la Vita. E’ Crederci. Dare la possibilità alle persone di comportarsi nel miglior modo possibile, sorprenderti in positivo. A volte le cose non vanno come speravamo, e a volte si hanno anche tutti gli elementi per prevedere che sia così. Ma non importa. Non dico che non ci sia dolore ad ogni spegnersi di una speranza piccola o grande ma, non so come spiegarlo, mi da un senso di pace averla inseguita...