L’imprevedibilità dell’essere

Riccardo alternava la capacità di rimanere deluso ad un più salutare menefreghismo post-adolescenziale. Uno di quelli da professionisti. Così un giorno scatenava la sua inflessibilità su sè stesso e la scarsa capacità di portare a termine ogni attività, sulla vicina di banco e le sue discutibili idee in fatto di moralità e l’allenatore della sua squadra che si ostinava con lo schierare due mezzepunte in una formazione che non poteva evidentemente permettersele.  Un altro giorno era invece in grado di perdonare ogni disarmonia alla chitarra dei Ramones, ogni sguardo non restituito da una bella passante, ogni giorno preso a prestito dal tempo e mai più tornato. Riccardo si alzava ogni giorno uguale a sè stesso ma ogni giorno con un umore...

Paul, Riccardo ed un saluto a Giugno

Con il buon Paul vorremmo lavorare ad una cosa. E provo a buttar giù qualcosa. Perchè è Giugno che finisce e a volte le cose si distraggono. Perchè è il caso di vedere gli angoli ed i parchi, oltre ai pub ed i sentieri. Riccardo si trovava a spendere anche quel pomeriggio attorno all’ombelico della propri esistenza. Gli stessi pensieri. Lo stesso deserto spopolato. Una galleria un tempo viva e poi abbandonata. Riccardo ed il suo orecchio fino si trovavano bene lì ad ascoltare echi flebili di stelle lontane e talora spente. Marco, il parco e le sue risate, Alessandra e quello sguardo dolce, di chi ancora non conosci. Riccardo ed il brutto vizio di circondarsi di spettri e offrirsi nudo ai morsi della solitudine. Fra i tanti difetti che si riconosceva quello...

Vecchi piemontesi

Ieri degli zingari mi hanno rubato l’iphone all’interno del dipartimento di automatica ed informatica. Poche ore dopo sono arrivate delle valutazioni non esattamente esaltanti su un lavoro cui avevo partecipato. E allora ti siedi alla scrivania, sorridi e torni a concentrarti. Con calma, quasi con gioia che la Vita ti ponga delle sfide, alla tua pazienza alla tua capacità di reazione. E io ripenso ad una scena vista anni fa. Il giorno che l’acqua dell’alluvione che produsse danni enormi in questo bel Piemonte stava iniziando a ritirarsi registrarono un intervista a due vecchi piemontesi che avevano perso il frutto del lavoro di una vita. Quei due vecchietti erano lì quel giorno e senza lamentarsi dicevano solo che era tempo di rimettersi...

Simboli e decisioni

Tra poco andrò a dormire, una serie di circostanze mi ha privato, con svagata diversità, del riposo dei giusti. Tra poco andrò a dormire e penserò ai simboli che mi devo legare al naso per ricordarmi le cose. Ed invece poi finisco comunque col darle per scontate. E i simboli servono solo a registrare buoni proposiyi e successivi fallimenti. Penserò alle decisioni e al loro duplice aspetto: così leggere e così pesanti. Così pesanti per i loro effetti che si trascinano anche quando le situazioni in cui sono state prese si sono tramutate, ossidate, marcite, rinate a nuova vita. Eppure il mondo attuale rimane legato o forse costituito da un nugolo di decisioni rimaste lì, come alberi cresciuti e poi caduti, contorti e abbandonati, eppure ancora capaci di ingombrare...

Consigli di lettura

Sto leggendo da un po’ di tempo questo blog e vi consiglio di darci un’occhiata: http://littleluthien.iobloggo.com

Non-racconto di un viaggio

Venerdì sera dopo la cena di classe sono tornato a casa. L’alcol, l’emozione, la luce che filtra. Poche ore di sonno. E poi lì, al posto di guida, un lungo nastro d’asfalto da srotolare. Un viaggio ed i suoi chilometri. Come fosse una piccola vita auto-racchiusa. Parto. Imboccata l’autostrada il navigatore mi invita a dimenticarmi di tutto e proseguire per quasi 500km prima della prima svolta. E però penso ben poco mentre guido. Curiosamente rimango lì incapace di uscire dai confini di quella vita autocontenuta di cui dicevo. E le ore passano, durante quella sfida fra me, il volante e la mia attenzione. A la guerre comme a la guerre. E arrivo. Le strade di Divaca. La grande casa di Mojca, la ragazza slovena che ho conosciuto nel 2008,...

direi

Che l’iPad non mi dispiace.

Hitchrider

Sebbene si possa vivere senza birra, io mi chiedo, che vita sarebbe senza una birra con un amico? Lì a parlare di viaggi. E poi partirò. Solo. A disperdere i chilometri con le mie risate. A ritrovarmi, da qualche parte, a bordo strada. La mia voglia di vivere, il mio entusiasmo a chiedermi un passaggio. I don’t wanna be a pinhead no more. I just met a nurse that I could go for. I don’t wanna be a pinhead no more. I just met a nurse that I could go for. D-U-M-B Everyone’s accusing...

E ieri ho messo una vecchia camicia. E nel taschino è spuntato lui. La timbratura riporta il 26 maggio 1999. Chissà com’era quel giorno, chissà cosa immaginavo di me, cosa desideravo per il mio futuro.

Terrazze

Monica mi ha regalato una bistecchiera. Grazie Monica. E quindi una veloce cena in quel di Rivoli, al Bisogno (un vinello bianco fresco ed infido). Vale è per qualche giorno qui e passa a trovarci. Grazie Vale. Per poi Torino, via Giordano Bruno. Cla ed il cane a passeggio. Arvin migliora. Grazie Arvin. Poi la terrazza lassù in alto, Claudio e Marina che hanno preparato birre in fresco, cocktail, snack a volontà. Le noccioline avvolte in uno strato di paprika. Grazie Claudio e Marina. Successi anni ’80, ’90. Esempi tragici di canzoni da dimenticare: Sabrina Salerno, Malgioglio, Ambra. Ma non solo per fortuna :) Un branco… indefinibile. Claudio poi ha finito La Repubblica degli Alberi che gli avevo prestato ed ora lo leggerà Daniele. Eppoi PARE...