Una storia di pensieri

Gli altri mi chiamano in modo diverso ma quando io penso a me stesso mi chiamo Solitudine.
Vivo qui, fra i pensieri.
E ripenso agli avvenimenti, alle emozioni passate. Le ricucio e mangio a grossi bocconi.
Non mi sembrano mai abbastanza.
Ed io ripenso ed ancora, riprendendo stralci abbandonati qua e là. Torno a quell’albero e vi trovo le parole masticate e abbandonate lì mesi prima. Riprendo. Progressi pochi, distribuiti negli anni. Lentamente. A volte non sembra entusiasmante.
Ci vuole pazienza. Ed intanto coltivo i nomi che crescano, si rafforzano e poi evolvono.
I miei nomi, i nomi che do alle cose.
Rifletto e viaggio. Cerco emozioni che faciano compagnia durante il viaggio.
Anche perché poi mi serve distrarmi. I progressi, come si diceva, sono lenti e troppo.
Come queste parole.

Questa settimana

Preparativi per la laurea del Capo.

Giorgì che viene al Poli, Cinzia che lavora anche lei lì.

Sacra Birra: esplorazione in vista della prossima settimana.

Lavoro al poli: riunioni, presentazioni, incontri coi tesisti, dialoghi con i colleghi ed i prof.

Leggere tanto, leggere taaantooooooooooooooo.

Boh, mi ascolto questa:

perché è molto meglio così che studiare per l’esame di stato.

E poi mica posso diventare Ingegnere per davvero, mi farebbe impressione.

Che già così ti chiamano “Ingegner Tomassetti”.

E vabbè, ma non facciamolo sapere, parla piano che se qualcuno ti sente?

E intanto c’è chi pensa al ritorno a casa, alla vita che va avanti… eh…

divertitevi Erasmus di tutto il mondo, e portatevi a casa le energie per ricominciare tutto da capo.

Oggi

Oggi il lavoro, tornare a casa e altre attività da seguire.

Poi mi fermo. Qualche puntata di that ’70s show, carciofi sale e pepe, bistecche, la prima birra, la seconda birra e… così via.
Cerco il tempo per rilassarmi, per curarmi dal male che le persone fanno a sè stesse e che mi rattrista. Curarmi dal male che non posso evitare. Curarmi dalle giornate che se ne vanno. Curarmi dal passato e le sue necessarie dure conclusioni. Curarmi e ritrovare i sorrisi.

E allora continuerò a curarmi, ogni giorno. Rispondere al male e al dolore con… un po’ di benevolenza, di pazienza e di accettazione. E per oggi vivo attorno a questo, domani un passo in più.

Ricordarsi

E ricordarsi che non c’è salvezza per chi non la ritiene tale.
E non c’è speranza per chi non la vuole.
E nessun riposo per chi lo fugge.

La capacità di accettare che ci siano persone e cose che sfuggono ogni tentativo di dare pace o conforto. Che rifiutino ogni offerta. Quella è una capacità da sviluppare.

Forse è solo che alcuni per la difficoltà di sopravvivere, scelgono di morire.

Cronaca di una morte annunciata

Avevo voglia di una sfida. E di distrarmi un po’. Dopo aver capito che come hobby per distrarmi dall’ingegneria del software l’elettronica fai-da-te non era il massimo mi son buttato su qualcos’altro. Qualcosa in cui fossi totalmente negato. Cosa meglio della cucina? Prima di andare a vivere da solo in via Tripoli in quel di Torino (ormai 6 anni fa) avevo cucinato 2 volte una pastasciutta in vita mia. Da allora ho fatto ben pochi progressi. Capirete bene che quindi cimentarmi in una torta salata di carciofi era una sfida aperta al destino e al suo sadismo. E ovviamente un attentato all’incolumità di coloro ai quali la rifilerò domani.

La ricetta l’ho presa da un blog che sto leggendo ultimamente, tazzina di caffè.

Passo 1) Acquistare gli ingredienti

Passo 1b) Prendere la pasta sfoglia

Non era esplicitamente indicata fra gli ingredienti. E al momento di fare la spesa mi era sembrato superfluo leggere lo svolgimento della ricetta.

Passo 2) I carciofi

Si comincia occupandosi dei protagonisti indiscussi della ricetta, i carciofi. Dopo ave chiesto delucidazioni all’autrice della ricetta su che cosa si intendesse per “mondare” i carciofi mi sono lanciato fiducioso nell’impresa.

Passi 3..n) Troppo indaffarato per documentarli

Passo n+1) Disposizione dei carciofi nella teglia

Passo n+2) Infornare

Passo n+3) Sfornare

Ed un ringraziamento alla fedele compagna di questa avventura, la ricetta

Grazie a Noemi e al suo blog, Tazzina-di-caffè.
Nel caso il tutto dovesse risolversi in una lavanda gastrica di gruppo sapete con chi prendervela (invece che farlo con il sottoscritto).