L’uomo più stupido del mondo

C’è un mio amico. Vecchio, caro. Che se ne gira a caso per il sudamerica da… beh, qualche mese. E mi ha scritto questo. Ed io lo scrivo a voi. Grazie Dano.

Conobbi un giovane.
Aveva famiglia e amici a cui voleva bene. Alcuni vivevano lontano e altri non vivevano in nessun posto fisso, peró erano presenti nella sua mente e nel suo cuore e ció faceva sí che non si sentisse mai veramente solo.Aveva salute e cervello per fare qualsiasi lavoro e voglia di imparare ció che non sapeva fare (che era molto). Sempre ripeteva un detto: “Fai ció che sai fare, ti sará rivelato quello che ancora ignori”.

Aveva abbastanza esperienza per sapere che amici se ne trovano dappertutto e che, se forse non si puó manipolare la fortuna, almeno si puó influire su di essa.
Conosceva molta gente che con poche opzioni davanti aveva saputo fare ció che voleva e riuscire in qualunque cosa e aveva sperimentato su se stesso che ció é vero e possibile.
Sapeva, a un livello molto pratico, ció che voleva imparare e ció che non voleva fare. Sapeva che cose lo facevano stare bene o male e aveva imparato a riconoscele, quasi per istinto. Sapeva, per esperienza, che solo facendo ció che considerava corretto poteva essere felice.
Credeva che il mondo e la gente serbano un’infinitá di sorprese e sperimentava un certo piacere provando cose nuove e conoscendo nuove forme di vedere il mondo e la vita. Sentiva che in questo modo la sua visione delle cose si faceva piú complessa e meno superficiale.
Era libero di qualunque impegno familiare, di lavoro o di studio che gli marcassero un posto o un tempo o una attivitá che dovesse intraprendere. Poteva essere qualunque cosa volesse.

Un giorno si rese conto di tutto ció e si spaventó. Ebbe paura di tutta questa libertá, di cosí tante possibilitá tra cui scegliere, di tutti i cammini che poteva percorrere. Era abituato ad avere cosí tante limitazioni, concrete e mentali, che le scelte possibili rimanevano sempre in un margine molto ristretto. E in questa restrizione aveva imparato, gli avevano insegnato, da sempre, a vedervi una specie di sicurezza. La sicurezza che non tutto é possibile.

E cosí si sentí l’uomo piú stupido del mondo, come uno che esce da una carcere e, spaventato per le infinite possibilitá del mondo esterno, decide tornare alla sicurezza della prigione, dove ogni giorno c’é cibo e un letto e la vita é al riparo da grandi cambi radicali. Un sicuro “non succede niente”. Si sorprese pensando cosí e si sentí molto stupido.

E concluse che se poteva pensare una cosa che prima gli sarebbe apparsa del tutto impossibile,
dovevano esistere molti altri modi di pensare da conoscere e sperimentare, modi che non potrebbe neanche immaginare

e pensó che valeva la pena conoscerli.

Energie

Non credo ci siano garanzie o certezze inossidabili riguardo a quel che otterremo. Quello che si può fare è però guadagnarsi delle possibilità. E queste possibilità di essere realizzati dipendono, credo, fortemente da un misto di passione, energia e forza che infondiamo nei nostri respiri.

Ecco, sembra strano ma sento qualcosa che non va. Nonostante l’iphone ultimo modello, ci credereste?

E dove la ritrovo l’energia, dove la soddisfazione che non viene da questioni di lavoro o da sfide intellettuali ? Credo debba venire da un senso di realizzazione per ciò che sono e ciò che costruisco. Beh, io adoro me stesso (e spudoratamente!) quindi il primo punto c’è. Non mi sembra di stare costruendo qualcosa sul piano umano, non mi sento una forza trascinante della natura, capace di infondere buon umore, calore e sorrisi tutto intorno a sè. Ecco, credo sia questo che voglio essere. E per esserlo mi serve più forza, più benzina nelle vene. Ed invece ci trovo solo birra. Che è positivo. Ma pare non bastare.

E continuo a cercare risposte. Suggerimenti?

Sensazioni

Sensazioni varie. Trait d’union è il vago senso di opaco, birra nelle vene, finalmente a casa. Finalmente qui, cullato da questo filo rosso che cuce momenti lontani fra loro nella mia vita. Da un senso di infinito, d’indifferenza al tempo.

A mano a mano, Rino Gaetano, è il sottofondo.

La scrivania, l’account le chiavi ed il resto nel laboratorio del poli in cui mi troverò a lavorare per un po’.

Incontro persone a cui avrei sputato in faccia. Indifferenza. Schifo ed indifferenza. Massi. Non sta a me.

Parlo con Luca, che se ne è andato in Olanda. Un amico grande, un amico vecchio. Le serata passate a casa sua. Le notti dei vicini a creare nuove bestemmie.

Le giornate a pensare che cercare alberi cui impiccarsi sia sport vecchio, superato. Le giornate a guardare That ’70s show piuttosto. Le sere e gli aspetti inquietanti. Capo AIUTO!

Claudio.

Ed è grande, tiepido e quieto fin troppo questo limbo.

Tutti nel letto di Lucia, tutti nel letto di Lucia, uh uh uh, uh che amore di ragazza, mi violenta e mi strapazza, via via

E allora non so che fare stasera, guardare le pareti e proiettarci sogni stagionati, pensieri d’un tempo infinito e rimanermene qui. Intrappolato dove nulla avviene più, fra la sera e la mattina.

Alla prossima, Vita.

Ripenso e penso

E così rieccomi qui, non particolarmente bene, non particolarmente male.
Penso, a parte il mal di testa (in fondo ieri era San Patrizio).
Penso, tornato dal mio primo intervento al Java User Group di Torino (ho vinto anche una maglietta).
Penso a quando mi parlano della solitudine. A volte mi dicono che non so gestirla.
Io la solitudine ho un’idea di cosa sia. Sarà perchè mio Padre è mancato da vent’anni ormai, sarà perchè a mia madre non ho mai parlato. Sarà che vivo da solo da 5 o 6 anni, non ricordo. Sarà che ci sono stati giorni in fila in cui le mie uniche parole sono state i buongiorno ed i grazie alle cassiere del GS. Eppure a volte mi han detto che non so stare da solo. E sul momento m’è sembrato quasi vero.
Ed ora sono qui di nuovo a cambiare ancora, trascinarmi fuori dalla pelle vecchia. Un respiro, un sorriso e via. Appena un attimo a girarsi indietro, riguardare il sentiero di vecchi me lasciati per strada e ripensare ad ognuno di essi con affetto.
E’ che ho tanti addii a me stesso da farmi girare la testa.
E’ che devo pensare ancora. Chi sono, cosa voglio. Soprattutto cosa voglio essere.
Ripenso alla mia vita recente e forse è vero che sto diventanto un ometto noioso che scrive a Specchio dei tempi. Le mie storie più belle, le mie avventure, si ingialliscono e si arricciano ai bordi.
E quindi qui, al crocevia di libertà sentimentale (se così vogliamo chiamarla) ed un nuovo lavoro (e domani forse saprò di più su quello che si aspetta da me) qui mi fermo al mio crocicchio. Guardo, penso, chiudo gli occhi e piano m’incammino. A guardare il paesaggio, a ricavare il tempo di perdermi in qualche bettola e recuperare nuove storie. E a dimenticarmi quanto mi manchi ognuna di quelle che ho con me, ed ogni sguardo incrociato, ogni bicchiere con cui ho brindato.