Riassumendo

Oggi ho scritto cose come

bla bla bla

@Override
public boolean process(Set<? extends TypeElement> typeElements,
        RoundEnvironment roundEnv) {
    RulesChecker<Element, TypeElement, VariableElement, ExecutableElement, VariableElement> checker = new RulesChecker<Element, TypeElement, VariableElement, ExecutableElement, VariableElement>(
            new ProcMessageEmitter(this.processingEnv.getMessager()),new AnnoCheckerProcFactory());
    RulesManager<Element, TypeElement, VariableElement, ExecutableElement, VariableElement> rules = RulesManager.createInstance();
    for (Class<? extends Annotation> annotationType : rules.getKnownAnnotationTypes()){
        Set<? extends Element> elements = roundEnv.getElementsAnnotatedWith(annotationType);

bla bla bla

Oggi ho preso il tram. Facevo caldo mentro camminavo verso la fermata del 10. E mi piaceva il tempo, mi piaceva pensare di fare una copia delle chiavi e darla a Claudio. Mi piaceva immaginare due bambini in classe alle medie ed uno che dice all’altro "un giorno ti darò da tenere una copia delle mie chiavi di casa perchè mi fido di te" e l’altro rispondere serio che mi avrebbe invitato a casa sua e della sua ragazza. Voglio dire, le cose hanno inizi. Ci sono quelle a cui tieni e sei lì ad assistere le guerre quotidiane di quel crescere, di semi che diventano germogli e sfidano impudenti intemperie ed insidie di ogni specie. Lì sdraiato al suolo, il naso che quasi sfiora la terra assisti a quel trionfare, emergere alla luce, spuntare. E poi ingrandirsi a poco a poco. E ti inventi pericoli quando non ce ne sono, nutri d’ansia la visione di quel lento crescere, una formichina che passeggia su una foglia ed è subito un groppo in gola mentre cerchi di cacciarla via col dito badendo bena al contempo a non procurare danni con la tua goffaggine. E così. Lei se ne frega e continua il suo mestiere. Ci si potrebbe fare qualche risata in più magari, ma un po’ di preoccupazione eccessiva a volte ci sta.


Sonno

Ho sonno e non so scrivere. Ma non cerco scuse, solo tasti da pigiare: son certo sian qui a breve distanza e questo s’accorda alla mia pigrizia. Vorrei un libro da leggere. Ma sai, più che un libro, una storia che abbia voglia di raccontarsi. Ascolterei. Ripenso agli alberi. Partecipi nella loro quasi immobilità, un frusciare appena, lieve, un mantenersi vivi e brulicanti. E li diresti immobili al primo sguardo, ci credi? Guarda bene. Il fango sul torace, il fango sulla guancia. Le persone, come carezze ricevute queste persone qua, le persone nel fango, giocano. Corrono. Le persone sdraiate. Le persone che mangiano, che girano una sigaretta. Che rovesciano l’acqua sulle ferite. Le parole. Il chiedere, riservato. Rimane quel pensiero, dietro gli occhi, a quella distanza breve cui sa che l’attenzione cosciente non andrà a recuperarlo, quel pensiero che la Vita m’abbia fatto l’occhiolino. Si.

Insomma, per dire, ragazzi che culo.