Rivelazioni esistenziali

Questa puzza, questa puzza sono io.

Cascando nella sera, pensare che è quel genere di ore in cui toreri sono stati trafitti a morte e poi coperti da lenzuoli portati da bambini… da tutto una prospettiva diversa

Quando fa leggermente più freddo, il sole appena un po’ meno sicuro. Il pomeriggio è lì, restio a farsi sera, si gode ancora il proprio momento. E’ il genere di istante in cui le papille si fanno più sensibili all’amaro, retrogusti impercettibili sfiorano piano. E’ la natura umana immagino. Sai non lo so spiegare cos’è, forse lo strascico di vecchi dolori. Che rimangono lì ad insegnare, che rimangono lì ad invecchiare, farsi eco che ti gridano dietro l’abbandono cui li hai destinati. E sei lì, fra montagne che spariscono dentro a tunnel, che riaffiorano, vecchi CD dei Litfiba.Sei lì.Che lo sai dove vuoi essere.Ci sono momenti in cui fa paura la propria ombra. Sono momenti adattissimi per sentirsi inadeguati. Magari quello che...

Varie concrete scempiaggini

Invece di parlare di risvegli e… si avevo qualcosa in mente stamattina ma poi.Si, comunque, da un lato certe immagini, selezionate, parole e sensazioni, vorrei poterle fotografare, mettere sotto carta velina e preservarle dal flusso unto e potenzialmente pericoloso degli eventi.Invece il senso di risvegliarsi forse è proprio mescolare a quell’istinto quello dell’alba, del moto a continuare. Che è poi un moto come quello ad aver dato il fiato ai percorsi che si son fatti momenti da conservare. Ma vabbè. In realtà una quantità di fagioli Bud-Spenceriana, piccanti ma non abbastanza, birra al fianco sono il punto e virgola ad una giornata di… studio? O qualcosa di simile. Il punto verrà dopo una visita. Mi piace l’idea.Sono stanco, tanto...

Parole a vanvera dette a casaccio con una lattina di nastro azzurro in mano e cinque ore da quando ci si becca con Giorgì al Queen

Si, sei arrivata come la pioggia. Come la pioggia mi hai sorpreso mani in tasca. Un diluvio a lavare via polvere e sciocchezze. Lo sguardo al sole gli occhi chiusi, le prime gocce e dirsi che no, non sta piovendo. Eppure sorridi, neghi quando già sai. Lasci che le gocce continuino a baciarti. Sai proprio di pioggia. Mi piace come sai venirmi a trovare, avvolgere i pensieri ed i momenti. Sei il primo sorso di birra, il primo respiro dopo uno spavento. Sei la pioggia che ti viene a trovare nel bosco, il profumo di terra. E proprio della pioggia è anche il modo in cui mi sei entrata dentro. Mi sento tanto la terra che se ne sta lì inutile, a sprecarsi d’aridezza. E poi arrivi tu. Senza appuntamento. Ti fai largo sottile, neanche il tempo di dire "oh"...

Ti aspettavo

Ti aspettavo con un bicchiere di vino in mano, la bottiglia rimasta aperta, la bottiglia rimasta troppo a lungo nel bagagliaio e non più buona. Ahi, cos’è stato? Era Ahi Maria. Ahi, cos’è stato? Era la Vita, così bella che fa un po’ male.

Strade I

E siamo ai deliri. Mi andava di parlucchiare. E camminando ho visto delle cose. Mi fa piacere vedere le cose, provo ad impararci qualcosa. Mi sforzo di capirle, provo a smontarle e non so rimontarle. Nello smontarle a volte perdo il loro senso, il funzionamento. Un orologio ad esempio ho capito che è meglio se ci leggo l’ora, che se lo apro e prendo i pezzi e sono piccoli e sono tanti e tutti a far l’amore a modo loro poi non funziona più tanto bene, finisce che arrivo tardi dal barbiere e vagli a spiegare che mi si sono sparigliate le ore, che c’ho i minuti sotto al cuscino, i secondi caduti nel lavello a giocare fra i piatti sporchi. Che poi penso che io per intanto cammino, più avanti potrei incontrare a quel crocicchio che mi han detto stare...

Banalità

La birra va finita. Se l’avanzi, anche se ritieni di avere ottimi motivi, incorri nel rischio che diventi vecchia. Se la lasci in sospeso per settimane… pare proprio lo diventi, si inacidisce in attesa di un bacio che non arriva. Ecco, puoi non pentirtene. Ma devi comunque affrontare questo fatto; fatti che ti piombano dritti in testa.   …ditemi voi che dovrei fare   idiota…

E…

E ci sono le notti. Ritmi circadiani confusi, delusi, non ci si raccapezzano e cercano modi di reinventarsi.E… se scappa forte il sonno ti fermi. Gli lasci un po’ di vantaggio, guardi fuori, guardi dentro. Ti fai una briscola coi fantasmi, offri un thé a pensieri vari, magari scomodi, di quelli che stringono in punta, sull’alluce. Fai così perché forse del sonno non ti importa, perché forse è l’unico modo per catturarlo. Ci sono notti. E… a volte le parole scorrono veloci, scivolano fra note blu scuro. A volte si imbrigliano in reti di lune, in silenzi sospesi, in chiacchericci della mente; allora non so districarle, rimango a guardarle, smetto quasi subito di chiamarle. E… non c’è una città da sentirsi risvegliare, un...

Verso le otto e mezza

Che vento forte che c’è là fuori, io assonnato al computer. Quante bottiglie in giro per la stanza. Il materasso che mi ha prestato Daniel è ancora per terra. Lezione, si ma ho fame. Faccio un salto al bar, la bicicletta inforcata fra quel vento freddo, lo stesso della prima riga. Se vado a trovare il Capo in questi giorni? La tentazione è forte. Bisogna fare quello che bisogna fare però. Se…? Beh si. Che poi tecnicamente parlando stasera ci sarebbe lo Stammtisch, in una birreria vera, eh. Che poi cos’era quel rumore? Un tuono venuto male? Una catasta di legno che crolla? E’ mattino, a sgranchirsi la schiena e le giunture e via, verso la bici e la giornata. E’ mattino, a sgranchirsi l’anima, raccogliere gli elementi, lustrarli...

Mi sovviene

Mi torna alla mente l’immagine di una Torino lucida, la notte che si dipana dalla Gran Madre, i riflessi sul Po, l’enormità di Piazza Vittorio che langue placida, guardata dal grande ponte. Città come Rivoli le ami per le esperienze, i ricordi; i gesti minimi sepolti sotto i castagni, abbandonati sulle panchine, nascosti dietro ai cestini. Torino invece basta a sè stesso e ne avanza pure per te. E’ semplice esistere che ti pervade. Torino è meraviglia, mi rimane dentro.