Cascando nella sera, pensare che è quel genere di ore in cui toreri sono stati trafitti a morte e poi coperti da lenzuoli portati da bambini… da tutto una prospettiva diversa

Quando fa leggermente più freddo, il sole appena un po’ meno sicuro. Il pomeriggio è lì, restio a farsi sera, si gode ancora il proprio momento. E’ il genere di istante in cui le papille si fanno più sensibili all’amaro, retrogusti impercettibili sfiorano piano. E’ la natura umana immagino. Sai non lo so spiegare cos’è, forse lo strascico di vecchi dolori. Che rimangono lì ad insegnare, che rimangono lì ad invecchiare, farsi eco che ti gridano dietro l’abbandono cui li hai destinati. E sei lì, fra montagne che spariscono dentro a tunnel, che riaffiorano, vecchi CD dei Litfiba.
Sei lì.
Che lo sai dove vuoi essere.
Ci sono momenti in cui fa paura la propria ombra. Sono momenti adattissimi per sentirsi inadeguati. Magari quello che si vuole è troppo ancorato per tremare, quello rimane stabile. E allora è più facile siamo noi a tremare. Il cor mi si spaura, delle mie debolezze, i tagli brillano di più con questa luce e mi ricordano il mio essere stato un idiota in un milione di occasioni. Sai, momenti singoli illuminati, non il percorso che li ha uniti, non il contesto. L’espressione che avevo verso me stesso, estrapolata e sputatami in faccia… Però sai cos’è… qui ci sono arrivato, pur essendo stato mille volte un idiota. Magari ho pensato di non farcela, di mollare ma… sono arrivato a questo parcheggio, a questa bottiglia di San Simone, a chi sono oggi. Spaventato a volte, certo. Ma è solo perchè ho qualcosa di cui spaventarmi, qualcosa da perdere.

Io di solito mi perdevo e basta.
O mi perdevo le cose.
O mi perdevo il contenuto dello stomaco sul pavimento; guardalì lì i miei acquisti accurati al reparto alcolici.

Massi, è anche questo il senso di equilibri dinamici.

Varie concrete scempiaggini

Invece di parlare di risvegli e… si avevo qualcosa in mente stamattina ma poi.
Si, comunque, da un lato certe immagini, selezionate, parole e sensazioni, vorrei poterle fotografare, mettere sotto carta velina e preservarle dal flusso unto e potenzialmente pericoloso degli eventi.
Invece il senso di risvegliarsi forse è proprio mescolare a quell’istinto quello dell’alba, del moto a continuare. Che è poi un moto come quello ad aver dato il fiato ai percorsi che si son fatti momenti da conservare. Ma vabbè. In realtà una quantità di fagioli Bud-Spenceriana, piccanti ma non abbastanza, birra al fianco sono il punto e virgola ad una giornata di… studio? O qualcosa di simile. Il punto verrà dopo una visita. Mi piace l’idea.
Sono stanco, tanto eh.
Però… insomma, ce l’ho certe immagini sotto agli occhi. Spuntano da dietro la cortina di sonnolenza, la birra da finire.
Si ce le ho, ma quel che importa è che… sono un pezzo di un puzzle più grande.
Ed io quel puzzle lo…
Ecco, no, per dire.

Stasera mi sento pieno dei miei limiti, Just like a human.. one more human being, ma felice, c’ho i miei motivi.

Parole a vanvera dette a casaccio con una lattina di nastro azzurro in mano e cinque ore da quando ci si becca con Giorgì al Queen

Si, sei arrivata come la pioggia.

Come la pioggia mi hai sorpreso mani in tasca. Un diluvio a lavare via polvere e sciocchezze.

Lo sguardo al sole gli occhi chiusi, le prime gocce e dirsi che no, non sta piovendo. Eppure sorridi, neghi quando già sai. Lasci che le gocce continuino a baciarti.

Sai proprio di pioggia. Mi piace come sai venirmi a trovare, avvolgere i pensieri ed i momenti. Sei il primo sorso di birra, il primo respiro dopo uno spavento.

Sei la pioggia che ti viene a trovare nel bosco, il profumo di terra.

E proprio della pioggia è anche il modo in cui mi sei entrata dentro. Mi sento tanto la terra che se ne sta lì inutile, a sprecarsi d’aridezza. E poi arrivi tu. Senza appuntamento. Ti fai largo sottile, neanche il tempo di dire "oh" e sei già così in profondità.

Mi piace la pioggia, mi ricorda te.

Ti aspettavo

Ti aspettavo con un bicchiere di vino in mano, la bottiglia rimasta aperta, la bottiglia rimasta troppo a lungo nel bagagliaio e non più buona.

Ahi, cos’è stato? Era Ahi Maria. Ahi, cos’è stato? Era la Vita, così bella che fa un po’ male.

Strade I

E siamo ai deliri. Mi andava di parlucchiare.

E camminando ho visto delle cose. Mi fa piacere vedere le cose, provo ad impararci qualcosa. Mi sforzo di capirle, provo a smontarle e non so rimontarle. Nello smontarle a volte perdo il loro senso, il funzionamento. Un orologio ad esempio ho capito che è meglio se ci leggo l’ora, che se lo apro e prendo i pezzi e sono piccoli e sono tanti e tutti a far l’amore a modo loro poi non funziona più tanto bene, finisce che arrivo tardi dal barbiere e vagli a spiegare che mi si sono sparigliate le ore, che c’ho i minuti sotto al cuscino, i secondi caduti nel lavello a giocare fra i piatti sporchi. Che poi penso che io per intanto cammino, più avanti potrei incontrare a quel crocicchio che mi han detto stare più avanti un vecchio orologiaio che ha lì appuntamento con la figlia. Allora potrei chiedergli non tanto della figlia quanto di come funzionino questi benedetti orologi, della magia dentro che io da me non l’ho capita. Ci vuole anche umiltà. E allora magari gli chiedo se lo incontro, se poi sta lì lui, lui dico l’orologiaio, lì dico al crocicchio. Sempre che stia poi lì: il crocicchio intendo. Vedremo. Io per intanto cammino che se no sto qui col dubbio sul crocicchio, l’orologiaio, gli orologi e non risolvo nulla. E poi diranno abbia buttato la giornata. Dicevo al principio che mi piace camminare. Che ho visto che ti si consuma tutto anche a star fermo: le borracce le svuoti ugualmente, il pane lo spezzi a mezzogiorno ed anche prima ad ingannar l’attesa dell’edera che risale la tua gamba. Allora mi son detto: io vado. Mi sembrava la risposta giusta, e poi debbo dire, provando ancora ad essere umile, che m’è parso di non aver sbagliato affatto. Mi piace camminare. Ho sentito una volta un tale, vecchio non lo direi ma credo neanche più poi così giovane, la barba nervosa, le mani ruvide e consumate; e dicevo di questo tale, che un nome poi l’avrà anche avuto ma non lo conosco. Non mi stare a chiedere perchè non gliel’ho chiesto che mi perdo il filo. Quel che intendevo è che questo tale stava lì a lamentarsi del paesaggio sempre uguale, della figlia dell’orologiaio che non passava mai da lì che poi diceva ad alta voce, che lo sentivi anche non volendo, che era una noia ed i giorni sempre uguali e soluzioni niente per tutto l’orizzonte, che c’aveva cercato nello spazio attorno a lui. Non mi osavo di dirgli che comunque quel suo orizzonte si schiantava senza rallentare sul bosco di larici alla sua destra, che per quanto provasse la vista non sapeva scavalcare la vecchia roccia piovuta lì da chissà dove, che il sentiero vecchio non moriva lì, vicino all’ansa del fiume, è che poi scendeva e se ne andava al paese anche se a vedere da lì non si sarebbe detto. Io dal paese ci arrivavo e avevo preso proprio il sentiero vecchio nel suo ultimo tratto, per poco dico, che poi avevo incontrato questo tale e fra me e me pensavo a queste cose e non sapevo se dirgli che magari poco più in là c’erano anche altre soluzioni. Di quelle con l’odore di muschio, che a me, a dirla tutta, piace anche tanto. Comunque poi chi ero io, che m’avrebbe detto, me l’immagino, che noi che veniamo dal paese pensiamo di sapere. Allora io sono stato zitto e ho proseguito, il tale è rimasto lì. Che poi il crocicchio c’era alla fine, sapete?

Ci sono altre cose da raccontare ma lo faccio poi. Io di mio se vedo l’orologiaio gli dico del tale che chiede della figlia. Che poi sia lei a valutare se fare il giro largo, proprio da lì, fra il boschetto di larici e l’ansa del fiume o firmarne la condanna per pigrizia. Io ce lo dico, poi sta mica a me. Magari poi continuo a dirvi del perchè, non so che farci, mi piacciono le strade. Non credo in fondo di volerci fare niente, percorrerle magari. E la buona compagnia è per strada, lo sento.

Banalità

La birra va finita. Se l’avanzi, anche se ritieni di avere ottimi motivi, incorri nel rischio che diventi vecchia. Se la lasci in sospeso per settimane… pare proprio lo diventi, si inacidisce in attesa di un bacio che non arriva.
Ecco, puoi non pentirtene. Ma devi comunque affrontare questo fatto; fatti che ti piombano dritti in testa.
 
…ditemi voi che dovrei fare
 
idiota…