Un desiderio e poi il lago

Anch’io ce l’ho un desiderio: vorrei capire per cosa piangi e per cosa sorridi, l’origine di un tuo sospiro. Vorrei fare a metà, essere ciò che tiri fuori dal cassetto quando fa freddo o qualcosa ti fa paura. Così infinitamente vicino che possa confondere ciò che so con ciò che so senza saperlo. Smettere infine di flagellare col mio metro, battere ogni spazio e fruscio di giudizi e pensieri. Vorrei arrichirmi dei vostri di pensieri, diventarne tanto ricco da potermi spogliare di me. Me ne andrei nel bosco, seguirei una diramazione che rifugge il sentiero principale, continuerei fiutando la terra per capire dove sia più sconsolata. Raggiunto quel punto mi immergerei nella pozzanghera più profonda dei dintorni mentre la pioggia ticchetta paziente. Come dondolando fra il fango, le ore, gli odori. Te lo immagini che pace? Non riusciresti neanche a credere che possa smettere di piovere, non capiresti come possa esistere una volontà a desiderarlo.

Poi me ne sono andato al lago piccolo di Avigliana. Ho guidato con le frecce che non funzionano più. Ho trovato la strada e la sua rude novità, parcheggiato e proseguito a piedi. Pioveva, con coerenza, anche sul lago ed io l’ho trovata una cosa buona, un’idea semplice e geniale. Lungo la costa c’era la pace ed il perdono a riposare fra la ghiaia. Guardavo l’acqua senza che questa reagisse; rispettosa di quel silenzio che avevo dentro; m’accoglieva quella riva senza blandirmi, senza volermi ghernire. Eppure trascorsi alcuni minuti ho voltato le spalle e sono tornato al cammino. Capisci? Desideravo il sapore di altri passi, di paesaggi che mutano faticosamente poco a poco. Sentivo che alcune seti necessitano di sorsi brevi, così contro la mia natura. Ma di fronte al lago non mi sentivo di contraddirlo e quello mi sembrava il modo giusto.

Il Poeta nel frattempo dopo Dublino e Trieste ora è a Madrid.

Strati

Stasera Clancy’s. Tornare a Rivoli, affrontare le curve che conosci, il solito fare stratificato e confermato dal tempo. Incontrare Daniela, starsi a contare le vite dandogli i nomi delle persone con cui le hai conosciute. Quel bacio saffico sotto a quell’albero, nella Clio parcheggiata malamente ad invadere spazi non suoi. Io c’ero. E in quel rifugio, e nel rifugiarsi in parchi. E tutti quei nomi. E Giulia, e le sue amiche. E Carmine dentro a quel Clancy’s, un pub vecchio a restaurarsi, a darsi quell’immagine di luogo capace di scivolare sopra al tempo. C’ero e c’ero troppe volte. Altra Bass, vorrei, a scorrermi nelle vene, a ricucire fili. C’ero sulle panchine, c’ero al parco di via Capra, c’ero sul Reno, c’ero alla Pellerina, c’ero mentre Daniela pattinava e noi tintinnavamo di lattine a poco prezzo. C’ero mentre scambiavate grammi contati con cura. C’ero in tante, tante occasioni e nel dimenticarle divento me stesso, mi approprio di me. Ricco del mio dimenticare, del mio inventarmi. Bentornata Giulia, da quanto tempo non si inciampavamo sullo stesso ramo? Bah. Vado ad interrogare l’oracolo travestito da bottiglia di Genepy.

E a tutti gli amici, i nodi di mesi alle spalle, a Giorgì che torna:

May the road rise to meet you,
may the wind be always at your back,
may the sun shine warm upon your face,
and the rains fall soft upon your fields and,
until we meet again,
may God hold you in the palm of His hand.

In fondo mesi fa ero ad abbozzare che (perdonerete la confusione, le parole cadute sul foglio e non corrette; noterete la costante pazienza del Genepy):

—-

Serate troppo chiare per essere confuse

Per compagnia voglio il giubbotto di
pelle e gli stivali texani. Altra telefonata, altra offerta di
lavoro, ma io ho smesso di lavorare, sono tornato uno studente. Ho
riaperto la porta della Tana e mi ci sono riaccucciato arredandola di
decine di puntate di Friends ed una bottiglia di Genepy. Sono tornato
indietro. Non guardo mai dalla finestra, al massimo fisso le pareti
gialle. Mormoro qualcosa camminando per strada, il berretto nero mi
protegge dal freddo e dai pensieri.

Alla fine di “spud” il “cowboy”
racconta a Ross di quando sua madre, quando lui era bambino, affogò
i cuccioli della sua cagna dicendo che preferiva eliminare ciò
di cui non poteva prendersi cura e poi rivolto a lui diceva “avrei
voluto saperlo fare con te”. E lui ripensandoci “magari fosse
riuscita a farlo”. Il cowboy poi entra nella roulotte, Ross è
in macchina fuori che dorme. La roulotte esplode.

Sarà che sono un sognatore che
non ha più sogni. Sarà che la bottiglia di Genepy è
rimasta chiusa perchè ci sono gli esami. Ed è
soffocante quest’idea di limite ad una libertà di cui in
fondo, stasera, non saprei che farmene.

sai
dev’essere bello dormire per sempre con le macchine sotto che vanno
avanti e indietro mentre piove. Come quando ero bambino. Oggi voglio
un riposo profondo, la pace. Fermare questa pacata insofferenza che
c’è qua sotto. Domani mi alzerò e guarderò fuori
come se ci fosse il mare o ancora meglio guarderò le montagne,
il corollario dei mei paesaggi natii e fisserò una cima. Là
la mia vita, domani inizia la ricerca della felicità. Zaino
leggero, panini al salame e preghiere. Non serve altro.

Oggi invece al Clancy’s spillavano Bass e la scambiavano con vil cartamoneta, sono certo d’averci guadagnato; invischiato in questo mio essere certo e sicuro da tanto tempo.

The Scoppiato Group Project: Dossier 4°

In questa galleria (degli onori? Degli orrori?) un nuovo "essere" si guadagna il suo posto:



Nome anagrafico:
Maria Teresa (più verosimilmente: Maria Peppa)

Nome in codice: Peppozza, l’ammaestratrice di orsi bruni
Nome GIUVIELLO: – Non assegnato – (ma ci starebbe bene Finezzamente)
Segni particolari: Oddio… volgarità sconvolgente, tracce di attività cerebrale minori di quelle di sodio in una bottiglia d’acqua di nota marca. Urticante balengaggine a nastro roteante. Umoralità, acidità, allegria in mix casuale.
Blog/sito: – non pervenuto –

Consiglio di ripassare le puntate precedenti:
La scoppiata
Alf

Giorgì

Sai che non lo so

Innanzitutto se non hai come amico Claudio, ci perdi. E’ inutile, son privilegi. Quattro chiacchiere giù a Rosta, birra e birra e birra. E’ un ottimo, vero discepolo di Gino.

Poi della cuscinata non ho più parlato ma… in attesa di qualche foto, è stata una figata. Con noi a vendere cuscini & sangria…

Da ieri poi Giulia è finita fra le grinfie dei goliardi della Sacra Vola del Toson d’Oro…

Invece sabato prossimo si pensava con il già definito ottimo Claudio di fare una notte in tenda a bere e fumare (chi ha detto fumare? Vergogna!). Ho già detto bere? Cazzeggiare da gran minchioni etc etc cosa aperta a cani e porci. Se poi vuole venire anche qualche porca… beh siamo gente che un posto lo trova…
Allora chi partecipa?

Il giorno

Che vuoi dirmi con lo sguardo acquoso che si riposa nel pomeriggio limpido, che mi vuoi dire con quello startene sdraiata sulla coperta, tempestata di fantasie e colori persi nella stoffa. Stai lì a dirmi, a sussurarmi che non ci sei, non esisti. Non m’importa, non bado a questo genere di dettagli. Io ho il giorno tutto per me. Per chi c’è e per chi non c’è.