Dialogo di amanti infelici

…ma si potrebbe anche chiamare "dialogo fra parti di me", quel che conta è aggiungere la nota dell’autore che apre l’ultima fatica di Claudio, "Notti fatali" e che riporto integralmente adattandosi perfettamente alla bisogna: "Eh, ho fatto un’altra cazzata…". L’ho scritto di ritorno da una passeggiata con Paolone, su una panchina poco illuminata su un taccuino che malauguratamente da ieri mi trascino dietro. Dieci minuti di orrore vissuti da quelle pagine però era anche per scrivere qualcosa di più descrittivo e DEI DIALOGHI. Non scrivo mai dei dialoghi ed ora capirete perché."Facciamo l’amore, qui ed ora, all’ombra del castagno" le dissi ma ella ritraendosi rispose "mio...

Caso

Uscendo dal bagno mi accorgo che manca quel continuo ronzio che ha accompagnato l’estate, le vespe che ogni mattina mi convincevano a spicciarmi pare se ne siano tornate da dove vengono ogni primavera. Il campionato riinizia, un pallonetto deliziai nostri palati granata. Mi piace questa sensazione che provo, il lento riprendersi del mio organismo dagli eccessi del giorno prima, questo suo rallentare ogni cosa, anche i miei sbadigli, dilatati a più non posso. Un porto franco di torpore e velati mal di testa, un rifugio. Qui non importa avere una meta. Non devo sapere in che direzione voglio correre. Forse dovrebbe essere sempre così, quando sto meglio è quando vivo a caso. All day long I think of things but nothing seems to satisfy(e questa l’ho rubata...

Bar

Correvo lungo la statale che taglia la valle superando nomi di paese improbabili, affrontando sorpassi in curve strette di vecchie automobili che borbottavano incerte. Insegne di bar si affacciavano sulla strada ma senza troppa convinzione e me li lasciavo alla spalle senza l’ombra d’un rimpianto fino a quando pur di non affogare nel nulla di quel pomeriggio mi fermai, senza motivo, al successivo. Fu una decisione presa d’impulso, non appena quell’ennessima insegna scolorita mi piombò addosso da dietro una curva. Parcheggiai, male, di sbieco, ed entrai. Tu te ne stavi appoggiata ad un tavolino, nella penombra con una maglietta leggera, un verde pastello. Indifferente al fatto che concedeva uno scorcio appena di teatro per i miei desideri,...

Neve

Ho pianto, ho pianto di neve e tetti imbiancati, il selciato già scomparso sotto il manto bianco. Ho pianto lontano dalle vostre stufe e quel letto dove facevi l’amore perché non c’era la televisione, perché non c’era neanche tua madre e un po’ perché ti andava. Fuori con il vento che mi correva tutt’attorno ed io a gridargli dietro per distrarlo da quel suo sordo soffiare. Avrei voluti girare le spalle a quel vostro borgo, tornare forse in primavera, fuggire, fuggire lontano da quei vostri letti, smettere di restare lì a consumarsi di pensieri. Ma ero lì immobile e solo quando una lacrima ghiacciata mi punse mi accorsi di non essere un’idea e provai a camminare non so in che direzione ma di certo lontano quanto va chi in fondo...

Ticchettii

Questa mattina mi sono svegliato presto. E’ la pioggia che è venuta a cercarmi sotto la coperta leggera, ha bussato con insistenza alla grande finestra della mia camera, su in mansarda. Poi mi ha lasciato lì in quello strano territorio silenzioso di luce scarsa a fissare oggetti immobili. Sveglio ma non ancora parte integrante, attiva della vita là fuori. Mi sembrava di essere confinato o rintanato in uno spazio comune, unico. Lo stesso dei miei risvegli silenziosi fin da bambino, lo stesso starmene a pensare con gli occhi sbarrati nel tepore delle coperte e di attimi solo miei. Un filo che univa il me di adesso al me bambino che pensava alla compagna di classe ed i suoi capelli biondo cenere, alla cartella nuova e poi alle vacanze, agli esami. Come se...

Commenti

Ho messo su la homepage di Moonbiter.net visitate e datemi dei commenti please (si so che fa i "quadratini" al posto delle lettere accentate… ci sto lavorando).

Case

La grande casa bianca di mia nonna dove spendevo le estati rimane lontana ma ieri al tavolo di ferragosto mia nonna c’era ed allo  stesso tavolo ci sono rimasto, di ritorno da ferragosti di grigliate con gli amici quest’anno ho sentito il desiderio di far parte di un rito antico, me seduta alla destra di mia nonna che canticchia sottovoce. Si alza dice la preghiera. Dopo novantreanni di lotta centimetro a centimetro il bianco sembra essere passato in vantaggio sulla chioma corvina. Le sorrido, lei mi tiene forte la mano. Protagoniste del dopo pranzo sono le duemila foto che mio fratello ha scannerizzato con un’ostinata noiosità che gli è proprio propria. Entusiasmo sui volti ai primi battesimi, ai matrimoni. M’immagino la sensazione di...

Del tempo e della forte inimicizia fra me e lui

Un’altra estate oltre il cancello bianco di Caneto e la casa di mia nonna. Un anno ancora fra il correre sulle giostre di San Germano con il mio nuovo maglione verde. Ed un altro minuto arriva a frapporsi fra me ed il sorriso intrappolato nella fotografia i cui colori sembrano diventare meno vivi. Poi incontri Dano al bierkeller. Tornato da poco dalla Spagna dove continuerà a vivere. Un abbraccio. E’ un po’ un lento addio. All’amico e a parte di me stesso. A quelle mattine passate non proprio in aula o i pomeriggi passati non esattamente a studiare. Forse avremo ancora qualche birra, in una estate che si trascina verso Settembre, magari l’anno prossimo. Poi incontri Sabatina o Federica. Ti sembrano ti abbiano restituito un po’...

La violenza dei colori

Ci voleva un certo coraggio a fermarsi in quel parcheggio ed accendersi una sigaretta. Significava accettare di spendere alcuni minuti fra sè ed i propri demoni, là in quel buio tranquillo d’un paese serenamente adagiato in una prospera esistenza. Dovevi essere pronto ad affrontare i pensieri che il giorno e i vari eventi t’avevano con solerzia sparecchiato da sotto al naso. Ora con la servitù a dormire dovervi fartele da te certe faccende. E non era facile ripensare a quel brillante maledetto verde che t’aggrediva tutto intorno a te, ferendoti gli occhi mentre veloce scivolavi alla scrivania, ai tuoi doveri, macinando con fredda determinazione tutti quei chilometri. La giornata era trascorsa e lì, sotto un lampione vivace, in un parcheggio di...

The House of the Rising Sun

…che poi odio l’americanismo di usare maiuscole come se piovesse. Ma magari non è così, a me pare il titolo stia meglio scritto in questo modo. House of the rising sun. E’ una canzone popolare, poi suonata dagli Animals e magistralmente ripresa dai Led Zeppelin. Parlava di un bordello ed in versioni più pudiche di una sala da gioco. Ma suona bene ed è una splendida canzone. Ed è il nome che darei alla comune che sogno. Un sogno che mi sembra ad un palmo dal naso, incombente, mi attrae con forza. Io voglio vivere questo progetto. Dare un sogno concreto a me ed al mio modo di vivere… rifuggere il facile ma come dire poca soddisfazione tanto per citare una canzone di un gruppo politicamente da me lontano (ma che non per questo evito di...