…mah, chissenefrega del titolo…

Mah… pensavo, penserei, tante cose, solo che poi sono qui ad ammazzarmi di programmazione: a tratti per diletto, a tratti per lavoro.
Ok, più per diletto.
Sai quella storia del gioco a distrarsi, a spostarsi la vita da sotto il naso.
Il risultato è che non penso.

Si piove, me ne sono accorto. Vorrei un bell’acquazzone, vorrei che mi sorprendesse mentre sono in giro; dovermi riparare ma poi non farlo per lasciare che secchiate d’acqua mi colpiscano, liberatorie. Certo potrei uscire apposta alla prima scrosciata ma non sarebbe decisamente la stessa cosa.

Se potessi pensare, se volessi indugiare allora sarei ancora fisso su quell’abbozzo di riflessione dell’altro giorno, a camminare attorno a quella sensazione di aver conosciuto molte persone, amato più di una volta, essere amato (sconvolgente vero? Si anch’io fatico a crederlo). Però tutta questa ricchezza che ho alle spalle non lascio che mi sommerga, mi appesantisca. Riaffiora solo, certo capita di tornare in luoghi come il Marconi, molto visitati addietro, e ritrovare quella stessa birra, Bulldog, ad attendermi. La prima rossa di cui mi sia innamorato, si scarpinava per le vecchie vie del centro di Rivoli per arrivare a gustarla. Ed ora son tornato, certo. Ma sai, non è che si potesse mettere le sensazioni di quel tempo sotto naftalina e ritirarle fuori. Sono perse, ci sono tante, tante cose che non ricordo, ma lo trovo giusto. Ho tanta, tanta ricchezza alle mie spalle, ma la lascio lì, se me la caricassi, beh, non riuscirei più a raccoglierne altra. Viaggio leggero.

Ed è proprio questa leggerezza che mi ha portata a questa varie tavolate di pub. Mi guardo attorno; bella gente attorno a questo tavolo.

Claudio. Beh, non mi va di farlo vittima dei miei sproloqui. Claudio è Claudio. E gliene siamo grati.

Il Magnifico. Oramai un Giuviello provetto.

Micol. Non scoppiata quanto la sorella, ma beh proprio normale…

Alf. Mi chiedo come facciano alcuni a non cogliere la forte somiglianza con il suo omonimo. Ma Alf, beh, è misteriosa. Ce la teniamo così. Fra buoni gusti musicali, una testa in cui abitano dei pensieri e pessime conoscenze matematiche.

Alessia. La nostra piratessa, qualcuno l’ha definita "gallina", lei si ribella. Totalmente, totalmente fuori. Ma andiamo a vederlo questo film con Johnny Depp? Quanto griderai?

E Giorgia. Nonostante non mi sopporti mi invita comunque a casa sua. Incoerenze femminili.

Per fortuna smetto di pensare e me ne torno poi a casa. Le sensazioni sono lontane, però certi sapori rimangono, inconfondibili. Torno a casa, tangenziale, caselli. I caselli di notte, l’asfalto che corre, mi rimandano a certe sere a dormire mentre qualcun altro guida. A guidare mentre qualcun’altro dorme. Sere che si fanno notti, avanzando a spintoni fra le ore. Beh. Tante, tante sere. Belle sere.

Grazie bella gente :)


Backup blog MSN

Visto che mi preparò ad aggiornare il sito Moonbiter.net e che da questo dovrò in qualche modo "dialogare" con il mio attuale blog ne ho approfittato per pacioccare un po’… ne è venuto fuori anche un programmino per fare il backup di tutti i post… se a qualcuno interessa faccia un fischio, l’aspetto è ovviamente spartano ma funziona…


Estate

29.6 gradi in casa mia.

Dormito male, dormito poco. E non attribuiamo sempre e solo la colpa all’alcol ingerito prima di coricarsi, siamo vari.

…che invece di stare qui io una soluzione ce l’avrai. Macchina e lunghe strade sgombre, paesini e bettole sconosciute. Auto, strada, tanta strada. Alcol, più alcol. E "Take it easy" degli Eagles. E scusate se è poco…


P.E.

Quasi avrei voglia di un poco d’ordine, guardo i sacchi d’immondizia accumulati in ogni dove, ormai materiale per ricerche archeologiche. Le cose da fare, che sarebbe bene fare e che io non faccio, non farò. Però poi penso che quell’ordine mi porterebbe poi a vivere in maniera prefissata, a fare ciò che si deve, a perdere in flessibilità. Voglio alzarmi e non sapere. Chi è flessibile in natura sopravvive, chi è flessibile secondo me vive, gli altri si limitano ad eseguire il compitino. Che poi oggi avrei voluto bermi una birra con un vecchiaccio, che so un vecchiaccio contadino od un vecchiaccio impiegato o che altro. Sentirlo raccontare fra i fumi dell’alcol della sua giovinezza, della sua voglia di sbattersi la vicina di casa, dei suoi sogni e dei suoi desideri. Così, per convincermi del fatto che un sogno, un desiderio, si ferma negli occhi e ci rimane: al di là. Di tutto intendo, eh, soprattutto del tempo e delle rughe.

Ottimamente.


The things I do just make me laugh and make me wanna drink

Si appanna, si appanna, la vista intendo.
Trema e scompare, trema e finge, è la realtà ma sembra vapore.
Sembrano minuti, sembrano niente, se guardi bene sono ore.
E’ che me ne sto fra la sedia che vacilla, fra il pavimento che si scansa, fra l’armadio e la finestra qui come se questo avesse senso di per sè, come se fosse vero ciò che accade qui solo con me. Come se potesse servire a qualcosa, a qualcuno, lasciare il segno, essere vero. E’ che non è vero. Non esiste il vero. E’ solo un fottuto gioco (si, se scrivo fottuto sembro molto più figo, lo so). Vabbè fanculo, la birra è finita.


Big Calm

Riascolto quell’album che ho stretto, originale, in uno dei miei pomeriggi da liceale. Saranno passati 7 anni?

Big Calm, Morcheeba

Ora sul tavolo ho il mio bel volante per PC e la bolletta. Ho pagato tutto io. Eh già CIO’ISORDDDIIIII. Ok, lavoro. Ma la prossima settimana nessun corso, riposo. Studierò qualche nuovo argomento, qualcosa che mi interessi, qualche colloquio. Magari mi autoinvito a cena da mio zio. E’ che vorrei andarmene da qualche parte ma chi può venire fra scuola, lavori ed impegni?

Vitaccia.

Ah dimenticavo, accanto al volante ed alla bolletta c’è anche una birra…

Waking to these sounds again

I wonder how I’ll sleep


Passing out is taking off into the stubborn deep


I’d like to meet a human who makes it all seem clear


To work out all these cycles and why I’m standing here


I’m falling




Over and over and over and over again now


Calling and over and over and over and over again now




Running through my life right now


I don’t regret a thing


The things I do just make me laugh and make me wanna drink


I’d like to meet a mad man who makes it all seem sane


To work out all these troubles and what there is to gain


I’m falling




Over and over and over and over again now


Calling and over and over and over and over again now




Projecting what I want is always hard to know


But when it comes between my sights I’ll let the damage show




I’d like to meet a space man, who’s got it going on


Sailing through
the stars at night ’til our world is gone

I’m falling




Over and over and over and over again now


Calling and over and over and over and over again now




Over and over and over and over again now


Calling and over and over and over and over again now


Moncuni

E ieri, su proposta di Paolone ce ne siamo andati al Moncuni, amena collina che se ne sta quieta in questo angolo di mondo, adagiata, secondo le mie scarse conoscenze della geografia locale, fra Avigliana, Buttigliera e Reano. Ci si incontra al comune, si rivede il Boss. Mi commenta alcuni interventi di questo blog. Mi fa piacere che mi legga.
 
Radunatici al comune si parte. Si ripercorrono quei sentieri su cui già s’era sudato, sempre in notturna, anni orsono. Ma io dimentico, dimentico con forza, vigore e metodica per cui quelle strade io proprio non le ricordo. Si arriva a quella cima, una croce, un tavolo, un lampione alimentato ad energia solare. Ci si sperde in gruppetti, separati da pochi metri: uno, due? Eppure così irraggiungibili. Gruppetti, frammentazione, la solita storia di quando si riuniscono persone che non si conoscono. La pigrizia di quella notte tranquilla impedisce di provare a rompere quest’inerzia e poi preferisco approfittarne per scambiare qualche parola con i soliti vecchi, che si vedon di raro: dal citato Boss al politicamente impegnato Stefano. Si stappano birre e’ ovvio. Volgarità, alcol, un briciolo di cellular tamarria. Il ritratto sputato della superficialità. E ripenso alle parole di Giorgia, a come sembri diverso dal vivo rispetto a quando scrivo. E’ che non ci si mostra. Perchè? Forse ci sono tanti motivi, forse nessuno. Ma io di motivi non ne ho mica bisogno. L’importante è che Ciube in questo momento mi ha mandato un messaggio: stasera si va a bere. Presente.
 
Epperò, giunti in quella che imperterrito continuo a chiamare cima, ma lo faccio, badate, solo perchè c’è bisogno di associare parole ad oggetti e luoghi, ad entità. Ci vogliono definizioni, e quale parola meglio di "cima" può elevare l’orgoglio di quel luogo che elevato non è e stuzzicarne la prosopopea, carico della quale si bullerà con altri luoghi: "Io sono una cima". E’ che sono scemo, certo anche voi che mi leggete… cioè senza offesa. Essere scemi secondo me è anche un complimento e sicuramente è un ottimo modo di vivere. Quello che volevo dire nel mio sproloquiare e’ che giunti a quella cosa che chiamo cima così si capisce cos’è o cosa finge di essere, beh allora può capitare di essere assaliti dalla violenza dei ricordi, luogo e gesto ti azzannano, cercando di inculcarti una qualche sensazione, vogliamo chiamarla emozione? Un motivo tellurico dell’animo. Eh, si. Che ne son passati di anni e le cose sono cambiate, giustamente e con la mia approvazione. Mi ritrovo ad essere scalfito, io, uomo senza ricordi, da ciò che era, che è, che se. Ed è tutto quanto assieme che quasi riesce a raggiungermi, fra i soliti sorsi, sgolate selvagge e oscenità incartate nella banalità, in uno sghignazzo che non so, forse non ha nulla di me o forse mi descrive alla perfezione. Non lo so, importa? Ma si scende, si va a quel luogo che è centro inesauribile di vita, del tutto. Un luogo accogliente cui fare ritorno. Si corre, si corre diamine. Ubriaco certo, come da contratto. Sorpassi, a destra possibilmente. Se poi il limite è un terzo della velocità cui vado è lui ad essere in difetto, non io che ho da portare questo manipolo di manigoldi al luogo dove sazieranno la nostra fame di birra e lo faranno per un giusto prezzo. Ok, cazzo, dovevo arrivare al Bierkeller prima che finisse l’happy hour. E lì Alessia ed un di lei amico, Giorgio, Francesca e Giorgia. Ma non Micol ed Alf. Che io ho già avuto la mia alcolica dose di sopravvivenza e mi stendo su un tavolo, cazzeggio, fra il collasso ed il diletto. Che si sa, poi arriva il sonno ed a casa si torna.
 
A casa mi aspettano. Mi aspettano quattro camicie appoggiate sul letto. Che ho bisogno di camicie, che vado a lavorare e devo essere vestito. Conta, conta quasi quanto quello che dici. Perchè è più facile ascoltare un vestito che una persona. E poi sarei io quello superficiale… quattro camicie sono un gesto violento, che sa di giornate chiuso in un’aula, lontano da campi di calcetto, casse di birra e di quelli infiniti pomeriggi in cui mi sono sempre perso, ad inseguire i miei pensieri, le mie malinconie, straniero e lontano da quel superficiale sghignazzare che sono solito dividere. Perchè, si sa, siamo soli, lontani a volte anche da noi stessi.

Piena o vuota o altro?

Settimana impegnativa. Lunedì a festeggiare Carmine, fra "ad fundum" comandatimi ed eseguiti. Fra bicchieri ingollati di mia sponte, malefica e meschina carnefice di me stesso. Tornare a casa, sudato nel letto. Alzarsi. Vomitare. Andare a tenere lezione, otto ore. E così Il mercoledì uscire da lavoro ed andare ad un colloquio che finisce alle venti. Passare a casa. Cinque minuti. E poi sono in giro. Goliardi, la  sera. Tornare alle tre. Alzarsi ed altre otto ore di lezione. Essere mezz’ora dopo a Collegno, ad ascoltare le folli richieste di chi è stato tanto folle da commissionarmi un programma. Finire alle nove e la sera uscire, per le dieci in piazza Carducci. Quest’oggi uscire da lavoro, cenare col bestia, andare a sbirrarsi al Porkiss. E’ una vitaccia. Però ho trovato gente, pur impreparata per seguire il mio corso, che riteneva importanti le mie parole. Mi sono trovato ad essere professionale. A ridere del mio sostituto (la settimana prossima sono in un’altra azienda) che si presenta al colloquio con un amico. E’ stata una settimana in un gran bell’ambiente. Conoscere tutti i dipendenti della ditta, dare del tu a tutti. Andare a pranzo con loro. Spero di tornarci. La prossima settimana si ricomincia.


…un anno dopo

Riguardo un vecchio intervento, Federico sogna.

Penso che ora sono più felice. Forse ho solo un po’ più chiaro quale sia la mia fortuna nell’avere intorno le persone che, beh ho intorno.

Ma forse é anche che sogno meno forte… smetto prima di arrivare a sanguinare.

Un anno fa ero preoccupato che studiare sul serio potesse distrarmi dall’essere la persona che sono, oggi il lavoro.

Ok, è vero, oggi non ho nulla da dire tranne che mi hanno fatto buona impressione:
* L’azienda dove sono stato e dove domani inizio il corso
* Un mio major di cui non dico il nome per non passare da lecchino (che va bene esserlo per scherzo ma per davvero magari no)


Tagli

Ho voglia di una pausa.

Vacanza.

…ed invece mi attendono due corsi in due settimane. E quanto secca rispondere "no, lavoro" quando ti chiedono se ci sei per una partita di calcetto. E non poter andare a Bologna, al di là del fatto che forse non ci sarei andato comunque.

Ci sono tante cose seccanti. Alcune in Goliardia, e io che di seccature in questo periodo proprio non ne volevo me ne sono un po’ allontanato. Perchè non è da me accettare alcune cose. Ed ora il lavoro che chiama, questo molesto invito a crescere, ma io non so darlo un prezzo alle rinunce: da discutibili tiri in sgangherati campi di provincia alle serate spese fra la provincia ed il centro di un destino da scoprire. E’ che la Route 66 si snoda così a lungo, è che ci sono birre che ancora non ho bevuto. E’ che ho un taglio su un braccio che mi sono fatto alla fine della quarta superiore, quando l’estate dei diciott’anni era lì per concedersi, la patente in arrivo ed una cassa di birra a portata di mano. Ho voluto cristalizzare quel momento, sottrarlo al tempo. Ed è sempre lì a fissarmi quel taglio, ad impedirmi di accettare di crescere. Due settimane di corso. Forse dopo andrò a Bibione con Laura ed i suoi amici, forse no. Di sicuro sarò lì a dimenarmi per non accettare che questo lento incedere degli eventi mi porti lontano da dove io voglia andare, di qualsiasi posto si tratti. Di sicuro stasera vado a bere ma questo, perdonatemi, è scontato.

E poi tornerò in Goliardia, credo. Ed alle riunioni di Corno. Magari con qualche "Vaffanculo" e qualche risata sulla punta della lingua.

Può essere.

E’ che sono contento di chi divide una birra con me. Dei Loris che se è vero che un giorno partiranno oggi sono qui, sempre desiderosi di Guinness e asfalto da trangugiare. Dei Capi su cui non c’è più nulla da dire. Inossidabili. E che se ti dicono ho voglia di fare casino ti pigli bene, a meno che un precedente rutto dei medesimi ti abbia privato della possibilità d’udire tali parole. Delle Alessie folli che si incontrano per la strada, delle loro sorelle e delle di loro amiche, tali Alf. E’ un bel quadretto, cui manca solo una fanciulla… ma questa è un’altra storia.


The Scoppiato Group Project: Dossier 1°

Questa è la persona che lascia "OTTIMAMENTE" come commento…

 
Nome anagrafico: Alessia
Nome in codice: La scoppiata 
Nome GIUVIELLO: Scoppiatamente
Segni particolari: Totalmente scoppiata, innamorata follemente di Johhny Deep, è solita effettuare un segno circolare con la mano destra accompagnato dal grido di "COOOOOOOMEEE MAAIIIII". Soggetto in fase di progressivo e costante peggioramento, irrecuperabile.

Cosa mi piace I

Voglio fare anch’io una lista delle cose che mi piacciono ma credo di doverci ancora lavorare, la prima bozza è questa:
 
COSE CHE MI PIACCIONO
 
– Bere
– Bere passeggiando sotto la pioggia
– Bere al pub con gli amici
– Bere perchè so che un giorno è passato
– Bere perchè mi va
– Bere ridendo di una qualche lei o della mia stupidità
– Bere sognando il prossimo viaggio
– Bere fino a star male e pensare "Chissenefrega"
– Bere prima di guidare
– Bere mentro guido
– Bere mentre bevo (acc.. questo no)
– Bere appoggiato sul balcone
– Bere quello che ho bevuto in una certa occasione, che bere è anche ricordare
– Bere perchè è un atto sociale
– Bere quando sono troppo stanco
– Bere per festeggiare un traguardo
– Bere per rilassarmi dopo qualche stressante attività
– Bere perchè ti fa sentire più leggero, ti aiuta a fottertene (non che abbia un gran bisogno di aiuto in questo)
– Bere per quella sensazione di calore quando fa freddo
– Bere una birra ghiacciata perchè a volte fa davvero caldo
– Bere che così gira l’economia

si, si, e poi?

Oggi puntata a "Carriera & Futuro", un incontro fra aziende e studenti del poli. Fra gli altri stand mi dirigo a quello di un consorzio per la tecnologia nella pubblica amministrazione, si scambiano due parole, chiedo e parlo un po’. Si occupano anche di J2EE, "Ah, ha seguito un corso su quest’argomento, ottimo!" mi dice con occhi scintillanti. Poi guarda il CV, "Ah, l’ha TENUTO, la chiameremo, anzi la chiameremo di sicuro, fantastico". Ehi, che piacevole entusiasmo ma Take it easy.
 
Che poi uno arriva e gioca in rete a DOOM con il capo. Ma DOOM esiste ancora? Ma puoi avere il portatile della Lamborghini e giocare a DOMM ma insomma? Fa molto vintage… cmq mi telefonano gente che avevo data ormai per dispersa. "Se ve lo tengo un corso la prossima settimana?". Va bene. Teniamolo. Ma poi mi dicono che quell’avvenimento goliardico a Bologna lo si fa. Eh si ma… e c’è la festa di laura Sabato… e c’è quel programma che devo ancora finire… e avrei un altro colloquio da fare… e la settimana dopo avrei già un altro corso.
 
Take it easy.
 
Ma non è semplice.
 
Che siamo una Repubblica basata sul Lavoro.
 
Non è il lavoro non sia importante ma basarci su quello… il vino non era meglio?
 
"Repubblica basata sul vino, gli schiamazzi e il giuviellaggio… ah sembra fico, andiamoci". Ma sai quanto turismo?
 
Ma insomma dico io.
 
Che poi si inizia così, ora rinuncio a cose che vorrei fare e poi mi ritovo ad essere un grigio lavoratore doppio-petto che sogna di cerchi in lega e promozioni, con quel bighellone che era chiuso in un angolino, in quel cumulo là, quello dei sogni che si son smessi di sognare.
 
E non è una bella fine.
 
Mah.
 
E’ che la gente come me dovrebbe evitare di scrivere.
 
Comunque sia… viva le mia amicizie, semper et semper.
 
In compenso abbasso le confezioni da mezzo chilo di sgombro in scatola.