Piccole prove

Per la rete iniziano a spuntare prove sparse che testimoniamo dell’incontro fortuito, accidentale, dell’incauto incrociarsi del concreto e di quello che, avevo il dubbio, fosse solo uno straniato ricordo che galleggiava fra litri di vino.

Ora mi pare di ricordare che Elio mi avesse suggerito di scrivere l’Inno del paggetto sulle note di "Let it be"

Feriae Matricularum Augusta Taurinorum

Come si fa a non parlarne e come si fa a parlarne.
Di questa realtà alternativa, laterale, nel quale mi sono adagiato per qualche giorno: in luoghi sovrapposti a quelli che normalmente conosco della mia bella Torino ma popolati da una cerchia di persone particolari. Per coloro che fossero sfuggiti all’eccitato parlarne dei giorni precedenti mi riferisco alle Feriae matricolarum di Augusta taurinorum, una festa di goliardi provenienti da varie parti d’Italia e da Belgio e Spagna che si è protratta da giovedì a domenica (ecco spiegato perché non ho scritto sul blog in questi giorni).

Dormire una notte un quarto d’ora, la successiva un paio d’ore e passare le giornate a compiere compiti vari, a bere un bicchiere con un goliarda appena conosciuto, un altro con chi già si conosceva, un altro ancora con gli amici di sempre. Stupirsi dello spirito che accomuna persone delle età più disparate e le porta in una stanza o in un cortile a divertirsi assieme, conosco poche altre situazioni che permettano di saltare così i divari generazionali, eliminare ogni differenza data da un capello bianco od una ruga in più. E poi c’è gente capace di fare centinaia di chilometri, andare dall’ultimo arrivato e spendere ore ad insegnargli qualcosa offrendogli anche da bere nel mentre, e poi finire a dormire su un tavolo. Persone che sono generose con altre che non conoscono e a cui certamente non devono niente. Persone aperte e pronte ad ospitarti a casa loro. Persone particolari. Intelligenza, cultura, apertura, voglia di divertirsi. E’ un mondo diverso. Un mondo in cui è piacevole sperdersi, costituisce un’esperienza che rimarrà. Allo stesso tempo però il richiamo della realtà si leva in sottofondo, non ha bisogno di sbraitare, non è qualcosa che si possa ignorare.

Dunkel, atalassia ed alcolismo

L’alcolismo peggiora la mia atalassia. Mi toglie la volontà di fare, di preoccuparmi soprattutto e nutre il mio menefreghismo. Il fatto è che la voglia di vivere non c’entra niente con la voglia di agire. La voglia di vivere è quell’energia che si sprigiona mentre canti a squarciagola "Dead horse", ballando in camera tua o sporto fuori da un finestrino, in un costante rischio di cadere sull’asflato che sfreccia sotto.

"Sometimes I feel like I’m beatin’ a dead horse
An I don’t know why you’d be bringin’ me down"

Intanto le ore si fanno giorni, i giorni mesi e quel tarlo che ti divorava il cervello annega in una dunkel, una birra di qualità che ti sei concesso perchè ti sei finalmente convinto che la tua vita valga qualcosa. Oggi forse non ho costruito nulla ma sai, la mia atalassia mi impedisce di preoccuparmene… oggi ho vissuto, puoi dire lo stesso?

Was not just sunday’s sadness but was healed at Micca’s home

Da quando ho deciso di scrivere un libro ho smesso definitivamente di scrivere.
Ed è strano cogliersi muti, incapaci di parlare, incapaci di capire che si nasconde
dietro questa che non è la mia solita tristezza domenicale. Almeno oggi non ho la tentazione
di raccogliere i pensieri fra la voluttuosa nube che si sprigiona da una sigaretta. In questi giorni ho sempre trovato di meglio da fare che studiare, ad incominciare dall’altro ieri, un pomeriggio a chiacchierare con Claudio, quattordic’anni di amicizia stratificatisi fra turbolenze, brindisi e lunghi viaggi: a volte solo attorno ad uno stupido paese, a volte fra i sentieri dei boschi, altre per l’Europa. Ed è il non cogliere la differenza fra questi viaggi, capire che non c’è differenza uno dei primi passi da compiere. Vivere libero a volte è solo il dolore di non avere né meta, né desideri. Sto cambiando, ancora una volta, ampliando le mie possibilità, quello che sono eppure la sensazione è sempre quella di dover proseguire. Spaventandosi anche di quello che si diventa, della propria forza che diventa un’arma cui non si può mettere la sicura, stupito dalla mia istintività che si rivela incontrollabile, come se quella parte di me si fosse infine risvegliata. Eppure tutto quanto può essere curato per le vie del centro seguendo percorsi improbabili, appiccicandosi a vetrine che espongono eroi dei cartoni immobilizzati in forme di plastica. Si può curare, credimi, fra la storia di un assedio, di un eroismo ed il ritorno in metropolitana.

Cortei per le universiadi

Mi fanno notare, e lo ammetto, e lo so, che tendo ad essere mono-tematico.
Mi prende una passione e mi butto su quella.
Così in questo periodo chi mi sta intorno o chi non mi sta abbastanza lontano sorbisce i miei goliardici deliri. E ieri è stata una giornata goliardica ma mi limito a mettere qualche frame preso dal TG3 (pessima qualità…)

Per il resto ho anche incontrato una ragazza che non vedevo da quando avevo dieci anni circa. Lei mi ha riconosciuto, io barba, feluca in testa e divisa da guardia svizzera, non è che fossi uguale uguale da bimbo. La sua amica per cui ho nutrito un’inconfessabile ed inconfessata cotta in quella tenera età pare stia per andare a convivere con il ragazzo ed io qui a chiedermi da quant’è che non mi innamoro davvero, quando ho smesso di farlo. Chissà.